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Home Mondo Sud America Brasile: torna l'incubo della diga Belo Monte

Brasile: torna l'incubo della diga Belo Monte

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di Raffaele Urselli

BRASILIA - Da diversi anni in Brasile, lungo lo  Xingu (imponente fiume che nasce nello stato del Mato Grosso per sboccare nella foce del Rio delle Amazzoni), che attraversa il Parco precolombiano dello Xingu (uno dei primi parchi indigeni del Brasile), la società elettrica di proprietà statale  Eletronorte, che si occupa della distribuzione di energia elettrica nella parte settentrionale del Brasile, sta tentando di costruire una diga idroelettrica.

 

Il progetto risale agli anni della dittatura militare. Già tra la fine degli anni Ottanta e gli anni Novanta, la popolazione indigena che vive lungo lo Xingu,  Kayapo, si oppose all’estrazione mineraria che danneggiava la foresta pluviale e quindi il loro modo di vivere. Organizzarono una grande manifestazione che fece clamore in tutto il mondo per opporsi al progetto di costruzione di dighe idroelettriche. Dopo diversi giorni di manifestazione la Banca  Mondiale,sotto pressione, dovette negare il finanziamento per l’opera. Oggi questo progetto, congelato per anni, torna alle cronache. La costruzione  della diga di Belo Monte sarà appaltata entro il 20 Aprile, ha annunciato il Presidente Lula, che solamente qualche mese fa aveva promesso, in un vertice con le rappresentanze indigene, che nessuna decisione sarebbe stata presa senza il consenso delle popolazioni autoctone dello Xingu.

La potenza prevista  è di più di 11.000 Megawatt: si tratta del secondo complesso idroelettrico più grande del Brasile ed il terzo al mondo. I costi sono stellari: dovrebbe costare 16 miliardi di dollari, più quasi 3 miliardi per le linee di trasmissione. Ora! dopo la tragedia dell’alluvione!? Ma da dove arrivano tutti questi soldi allora? La gran parte provengono dalla banca di Sviluppo brasiliana, ma quote decisive sono finanziate da investitori privati, soprattutto statunitensi, come Alcoa, ma anche sudamericani (come la Vale, che è una delle più grandi società minerarie al mondo).

Questo progetto coinvolge lo sradicamento di più di 20000 persone , soprattutto dai comuni di Altamira e Vitoria do Xingu. Saranno scavati due canali larghi 500 metri e lunghi 75 chilometri per deviare l’acqua dalla diga alla centrale idroelettrica (una violenza geologica più invadente di quella del Canale di Panama). Saranno invasi 450 chilometri quadrati di foresta. Il punto principale della questione è anche un altro però: due esperti dell’IBAMA (istituto brasiliano che si occupa della politica ambientale),Leozildo Tabajara da Silva Benjamin e Sebastiao Custodio Pires hanno fatto presente l’anno scorso, che l’approvazione del progetto della diga di Belo Monte era soggetta a forti pressioni politiche .  Tuttavia, nonostante le denunce dei due esperti e le successive dimissioni, nel Febbraio di quest’anno l’IBAMA ha concesso la licenza ambientale per la costruzione della diga, incurante delle  forti divisioni al suo interno circa le incompletezze della valutazione ambientale. Inoltre il Brasile ha anche votato a favore della Dichiarazione ONU sui  diritti delle popolazioni indigene (UNDRIP),  che sancisce il diritto di autodeterminazione, dalla libertà tous-court al diritto di consultazione al consenso informato, tutti principi considerati appartenenti alle norme internazionali sui diritti umani. Ancora, il Brasile fa anche parte della Convenzione 169 dell’organizzazione Internazionale del Lavoro (OIL) che sancisce il diritto di essere informati e consultati circa la costruzione di progetti di infrastrutture che hanno un impatto rilevante sulle vite degli autoctoni. Infine, Belo Monte sarà, secondo le stime, una delle dighe più inefficienti dell’intero pianeta: infatti nella stagione di secca, quando le  attività idriche naturali dello Xingu  sono al minimo di resa, la diga produrrà soltanto il 10% dei suoi 11.000 Megawatt di produzione prevista, e in totale soltanto il 39% della resa annua. Questo significa che il governo dovrà alzare la media di produzione costruendo delle dighe a monte per garantire un flusso medio di acqua più alto, inondando aree immense della foresta, abitate da più di 25.000 indigeni. Tutto ciò trova applicazione  nelle politiche per accelerare la “crescita economica” e per finanziare i programmi nazionali di investimento.

Tuttavia lo sdegno dalla società civile si è fatto sentire: da una parte  140 organizzazioni, movimenti, tecnici ed esperti , brasiliani e da tutto il mondo, hanno redatto un documento indirizzato al Presidente Lula  in cui si rivendica la non-necessità per il Brasile di spendere così tanti soldi in un’attività così poco proficua e così invadente(soprattutto in vista dei costi previsti per far fronte all’alluvione), dall’altra James Cameron, in visita sullo Xingu, ha affermato : “questo è come il mondo civilizzato si spinge lentamente nella foresta portando via ciò che era”. Parole sante  dette dall’uomo degli incassi.
 

 


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