
di Alessandro Bongarzone Â
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MILANO - Con una sentenza storica, il Giudice per lâUdienza Preliminare del tribunale di Milano, Simone Luerti - accogliendo la richiesta del Pubblico Ministero, Alfredo Robledo - ha rinviato a giudizio 4 banche:
Deutsche Bank, Ubs, JP Morgan e Depfa Bank e 13 persone fisiche, con lâaccusa di truffa aggravata ai danni del Comune di Milano. Al processo, che inizierĂ il prossimo 6 maggio, gli imputati - tra cui figurano Gaetano Bassolino, manager di Ubs a Londra e figlio del governatore della Campania; Giorgio Porta, ex numero due di Montedison e, allâepoca dei fatti contestati, direttore generale del Comune e Mauro Mauri, in qualitĂ di esperto della commissione tecnica comunale con il compito di valutare le condizioni della ristrutturazione del debito dellâEnte - dovranno difendersi dallâaccusa di aver arrecato un danno al Comune quantificabile in 101 milioni di euro.Â
Secondo la ricostruzione degli inquirenti, infatti, le banche avrebbero avuto un guadagno illecito ai danni dellâamministrazione comunale in relazione ai contratti derivati - stipulati a partire dal 2005 dalla giunta del sindaco Gabriele Albertini - con le banche in questione.Â
Il tutto sarebbe scaturito dalla necessitĂ di âristrutturareâ il debito da 1.682 milioni che lâamministrazione aveva in scadenza per diversi mutui contratti con la Cassa depositi e prestiti. Nel giugno 2005, cosĂŹ, il Comune converte i mutui in un âbullet bondâ trentennale (obbligazione con scadenza fissa non disdicibile dallâemittente e non rimborsabile anticipatamente) con i soldi prestati dalle quattro banche a cui si era impegnato a restituirli, con gli interessi, in unâunica soluzione (bullet, proiettile in inglese) nel 2035.
Insieme al âbullet bondâ il Comune aveva anche stipulato uno âswapâ, ovvero la trasformazione del tasso di interesse da fisso a variabile: una sorta di scommessa sullâandamento economico  per la quale il Comune avrebbe pagato un tasso variabile alle banche mentre le banche avrebbero corrisposto un tasso fisso al Comune.Â
Da qui, secondo Robledo, nasce la necessitĂ del dibattimento per decidere, in quanto la scelta del Comune sarebbe stata impropria sotto almeno due profili: da un lato perchĂŠ assunta senza lâausilio di un consulente esterno, affidandosi interamente alle banche con cui stipulava gli stessi contratti e che, dunque, hanno svolto anche la funzione di âadvisorâ; dallâaltro perchĂŠ la trasformazione del tasso - da fisso a variabile - è stata realizzata in un momento in cui le stime dei maggiori economisti dicevano che i tassi non avrebbero potuto far altro che salire visto che erano al minimo storico. Si aggiunga, inoltre, che secondo la ricostruzione degli inquirenti, sarebbe anche emerso che, successivamente, per far fronte alle perdite accumulate ogni anno, il Comune avrebbe continuato ad avviare ulteriori operazioni finanziarie complesse.
Un papocchio, insomma, che ha convinto il GUP di Milano a processare, a vario titolo, gli imputati contestando loro: alle persone fisiche, il reato di truffa âin relazione - si legge nella motivazione di rinvio a giudizio - alla falsa certificazione della sussistenza della convenienza economica per lâente territoriale ai fini di unâemissione obbligazionaria per la ristrutturazione del debitoâ; alle banche lâillecito amministrativo previsto dal decreto legislativo 231 del 2001 perchĂŠ non avrebbero âadottato ed efficacemente attuato modelli di organizzazione di gestione idonei a prevenire i reatiâ commessi dai propri dipendenti, âi quali hanno agito per conto dellâinteresse dellâenteâ e traendo âun profitto di rilevante entitĂ â.
Il processo, che si aprirĂ i prossimo 6 maggio, è il primo del genere in Italia e, anche nel resto del mondo, sembra non ci siano molti altri precedenti. Per la procura di Milano questo rinvio a giudizio, hanno affermato fonti del tribunale, ârappresenta una tappa di un percorso, un passaggio delicato, ma comunque un passaggio, di un processo piĂš lungoâ.
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