di Alessandro Cardulli
ROMA – Proviamo un senso di nausea a leggere i resoconti delle intercettazione sulle telefonate che intercorrevano fra quella bella persona di Giancarlo Innocenzi, inviato all’Autorità garante delle Comunicazioni (Agcom) da Berlusconi di cui era un fedele dipendente, il “cardinale” Gianni Letta, la mente del capo del governo, e il direttore generale della Rai, anch’egli inviato da Berlusconi per devastare il servizio pubblico.
A scrivere di questi fatti proviamo un senso di ribrezzo non solo perché si sta configurando una “cricca”, dopo quella degli appalti che mina le fondamenta di una grande azienda che produce, o meglio dovrebbe produrre, informazione, cultura, spettacolo.
Innanzitutto ci colpisce la volgarità del linguaggio di questi “figuri”. Fra Masi e Innocenzi c’è quasi un filo diretto, i telefonini bruciano, Berlusconi freme, i suoi dipendenti all’Agcom e alla Rai non riescono a cacciare tutti quelli che fanno ombra a “papi”.
Berlusconi rivolto a Innocenzi: “Che cazzo state a fare”
Racconta Innocenzi che il presidente del Consiglio quando parla con lui grida a più non posso. Gli ha detto: “Che cazzo state a fare tutti quanti”. Poi aggiunge: “Mi ha fatto un culo che non finiva più”. Poi ancora una telefonata con Berlusconi che sembra sempre più arrabbiato. “Allora ti dico, giovedì sera c’era ancora il processo Spatuzza e fanno il processo a me come appartenente alla mafia…. Allora se voi non riuscite veramente a fare questa roba qua..non lo so io”.
Innocenzi non sa più a che santo rivolgersi. Il Cavaliere è un torrente in piena. Gli indica una strategia per far fuori i giornalisti scomodi. Gli dice che è andato da Calabrò (il presidente dell’Agcom) “incazzato come una biscia”, si paragona a un “tupamaro con bombe addosso” e gli ha annunciato che “in qualsiasi momento facevo casino”. Berlusconi lo ammonisce: “Mi raccomando perché adesso entriamo una zona di guerra veramente brutta”. Lo tranquillizza per quanto più il suo “agente” all’Agcom: “Non é più possibile che questo qui [leggi Santoro ndr.] faccia quel cazzo che gli pare”. Del resto proprio Mauro Masi, noto per raccomandare i parenti della sua compagna ad amici della “cricca” degli appalti, aveva fornito qualche carta per abbonire Berlusconi. Dice a Innocenzi che metterà a punto una “strategia operativa” per risolvere il problema Santoro, “tutto particolare”. E ricorda che lui non se ne è stato con la mani in mano, “abbiamo mandato via pure Ruffini [ex direttore di Rai Tre ndr.]”.
Innocenzi gli fa presente che anche Gianni Letta è al corrente e che, come si evince dalle telefonate, ha garantito il suo interessamento anche presso Calabrò. Subito rende edotto Masi dei colloqui con Letta. “Adesso è informato anche Gianni, così abbiamo chiuso il cerchio, così nessuno può dire che non sapeva un cazzo”. La finiamo qui.
I miasmi che emanano infestano l’aria, la rendono irrespirabile. La Rai, adesso, è in piena crisi a partire dal Consiglio di amministrazione che non è più in grado neppure di riunirsi. La riunione prevista per oggi alle ore 14.30 è stata rinviata, spostata di una settimana, così non si parlerà più dei talk show soppressi.
Chieste le dimissioni di Masi, direttore generale Rai
Lo slittamento – scrivono le agenzie – è legato a condizioni ambientali e per una questione di opportunità, maturate dopo la lettura dei quotidiani, in particolare degli stralci di intercettazioni dell'inchiesta di Trani pubblicate da Repubblica.
E’ chiaro che in una situazione come quella descritta, il direttore dovrebbe sentirsi in dovere di dimettersi, di non coinvolgere il servizio pubblico in manovre torbide. Macché, ieri con arroganza, ha detto al presidente della Commissione di Vigilanza, Sergio Zavoli, che in Rai tutto va bene anche senza i programmi di approfondimento, che non verrà perso neppure un euro. Il massimo del disprezzo per chi paga l’abbonamento per il servizio pubblico che ha l’obbligo di informare. Le dimissioni di Masi le chiedono i consiglieri d'amministrazione Nino Rizzo Nervo e Giorgio Van Straten in quota Pd: “La gravità del contenuto delle intercettazioni telefoniche pubblicate oggi da alcuni quotidiani – affermano – rendono inevitabile a tutela dell'immagine e della credibilità del servizio pubblico una forte e chiara assunzione di responsabilità. L'autonomia e l'indipendenza degli amministratori sono elementi costitutivi di un servizio pubblico radiotelevisivo. Per questo riteniamo inevitabili le immediate dimissioni del direttore generale e abbiamo informato il Presidente che parteciperemo ai lavori del prossimo Consiglio, oggi giustamente rinviato, per formalizzare questa richiesta se il prof. Masi non le avrà nel frattempo rassegnate”.
Articolo 21 a Garimberti: “Ripristinare l’autonomia decisionale”
L’Associazione Articolo 21 ha intanto inviato una lettera a Paolo Garimberti in cui si annuncia che i legali della Associazione richiamano “ i doveri e le responsabilità del Presidente del Cda dell’azienda. In questo momento – scrive Articolo 21 – è urgente e necessaria una presa di distanza da quanto messo in campo dal Direttore Generale per il ripristino della autonomia decisionale dell’organo di governo dell’azienda pubblica. Per questo abbiamo deciso di iniziare la lettera con lo slogan fermateli… fermatevi”. Sul fronte giornalistico si muovono la Federazione della Stampa con il sindacato dei giornalisti Rai che sostengono le iniziative prese da Floris e Santoro. Il conduttore di Ballarò, ha iniziato una “quattro giorni” di trasmissioni, la prima a Torino con un confronto fra i candidati alla presidenza della Regione, Presso e Cota. Il programma è andato in onda in streaming sul web della Stampa. Santoro darà vita ad una puntata di Annozero il 25 marzo sempre in streaming sul web.
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Son meno d'accordo con quanto predica Art. 21, che spesso ruzzola male e censura i commenti che non digeriscono in redazione. Lo dico con rammarico a Giulietti cui predica spesso < GLI ALTRI >, anche perchè durante il governo Prodi, nessun commento " e tutto andava bene come la famosa Marchesa " al Ministro Gentiloni che non ha mosso una virgola del dcastero che presiedeva. Vedasi anche la mancata frequenza negata a EUROPA 7 e a tutta linutilità esternata del suo Ministero. Adesso fa la voce grossa, ma si ricordi la favola del Lupo al Lupo !