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Home Economia Economia Draghi: crisi non superata, ripresa fragile. Merkel attacca la Grecia

Draghi: crisi non superata, ripresa fragile. Merkel attacca la Grecia

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di Alessio Noè

BRUXELLES – Sono dichiarazioni molto chiare e incisive quelle che Mario Draghi, presidente del Financial stability board (Fsb) e numero uno di Bankitalia, ha pronunciato oggi presso il Parlamento Europeo di Bruxelles. La crisi economica è ancora tutt’altro cha assorbita e Draghi ha sottolineato quanto la ripresa si sia rivelata complessa e assolutamente fragile nel suo sviluppo.

 

E’ vero, le banche hanno iniziato a raccogliere nuovamente fondi, ma  l’ obiettivo di queste ultime deve rimanere quello di poter tornare a garantire stabilità, una condizione attualmente ancora lontana dall’essere attuabile soprattutto per quanto riguarda la ripresa, quindi un concreto rilancio economico. Draghi ha affermato che la ripresa dovrà essere un lento processo, regolare e che rispetti i tempi “fisiologici†che una situazione estremamente grave richiede. Ci sono fasi e passaggi che non possono essere saltati se non si vuole ricadere immediatamente negli stessi errori commessi o se non si vuole correre il rischio di non avere la forza per uscirne davvero. Le crisi economiche, di qualunque entità siano, devono sempre offrire la possibilità di migliorare, di aprire nuovi cicli storici, lasciando dunque il posto ad una fondamentale esperienza che sarà utile nel futuro.  

Il 2010, secondo Draghi, dovrà essere l’anno in cui tutti i buoni propositi e tutte le discussioni politiche in merito alle possibilità di ripresa, all’aggiustamento dei regolamenti e ad una collaborazione internazionale fruttuosa, si concretizzeranno. La condizione più importante è che in ogni caso il mercato rimanga collegato globalmente, agisca in maniera univoca e cerchi sempre di mantenere un codice di comportamento, per quanto differenziato a seconda delle situazioni, valido per tutti. Le pressioni esterne cui Draghi allude nel suo discorso, che rendono complessa l’attuazione di un sistema di controllo rigoroso, non potranno impedire ai governi mondiali di creare una rete dinamica di sorveglianza, quanto meno per le più importanti situazioni da monitorare. In questo senso il grande ostacolo da superare è quello dei cosiddetti istituti too big too fail (troppo grandi per fallire): molti di essi infatti negli ultimi anni si sono assunti dei rischi enormi, ben consci del fatto che, nel momento in cui le cose non sarebbero andare bene, i governi non avrebbero mai potuto abbandonarli completamente. Questa è stata sicuramente una delle grandi cause che ha poi trascinato l’economia mondiale alla crisi finanziaria da cui faticosamente oggi si sta cercando di riemergere. Purtroppo molti di questi istituti oggi, riassestata parzialmente la situazione, non sembrano aver imparato la lezione o comunque preferiscono continuare a servirsi di una condizione che effettivamente risulta complessa da gestire per i governi che si vedono spesso costretti a scelte dannose per tutti. E’ proprio qui che Mario Draghi vede un punto su cui insistere, per il quale quindi va cercata una soluzione, una linea guida comune, che possa aiutare a gestire anche queste difficoltà.

L’intervento di Draghi si è poi soffermato su un’altra questione molto spinosa in ambito economico, ovvero la crisi che ha colpito la Grecia. Il governatore di Bankitalia ha paragonato la situazione greca attuale a quella che l’Italia visse nei primi anni novanta, ritenuta anche più grave, e dalla quale uscì pur con grande difficoltà. Anzi, l’ingresso in Europa dell’Italia è proprio lì a testimoniare come si possa far fronte a situazioni di questo tipo. In ogni caso l’auspicio di Draghi è quello che si possa trovare un accordo immediato per aiutare la Grecia almeno in una fase iniziale, agendo quanto prima possibile e in maniera congiunta. Un parere completamente diverso da quello espresso a Berlino, presso il Bundestag, dal cancelliere tedesco Angela Merkel che invece ha sconfessato ogni possibile aiuto, aggiungendo inoltre che pensare all’espulsione dall’Unione Europea dei paesi che dimostrino un comportamento inadeguato e non che rispettino i canoni richiesti per farne parte, potrebbe essere la giusta strada per iniziare a stabilire un regolamento chiaro, severo e sicuro. In ogni caso, per ora, non condiviso da tutti.

 


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Ultimo aggiornamento ( Giovedì 18 Marzo 2010 18:44 )  

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