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Home Italia Manifestazioni Sciopero generale. Corteo a Roma: “Abbattiamo il muro della crisi!”

Sciopero generale. Corteo a Roma: “Abbattiamo il muro della crisi!”

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di Tommaso Vaccaro

ROMA - Fuori dalla solita guerra di cifre sul numero effettivo di manifestati scesi stamani in piazza a Roma, non si possono che contare in diverse migliaia i lavoratori, gli studenti, i migranti, del corteo capitolino organizzato dalla Cgil. Tante le categorie sindacali, le vertenze, le realtà aziendali che portano in strada la loro testimonianza di lotta in questa giornata di sciopero generale. Tutti con un solo slogan: “Abbattiamo il muro della crisi!”.

 

Una crisi che continua a divorare posti di lavoro, potere d’acquisto dei salari e soprattutto gli spazi democratici del Paese. “Il governo – gridano infatti dal camion che fa da testa al lungo serpentone rosso – anziché difendere le categorie deboli, coloro che peggio sopportano gli effetti della recessione economica, continua a non dare risposte concrete e addirittura a cancellare quei diritti acquisiti in anni di lotte sindacali”. Il riferimento è a quell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori che l’Esecutivo vorrebbe cancellare o aggirare con le disastrose “controriforme” messe recentemente sul tavolo. Ma i temi della giornata di sciopero sono tanti: la richiesta di una riduzione del peso fiscale sui lavoratori dipendenti, interventi radicali per evitare “a monte” la chiusura delle aziende. E poi la tutela dei lavoratori in difficoltà, con adeguati ammortizzatori sociali, una attenzione particolare per le fasce più deboli, quali gli anziani, le donne e i migranti, questi ultimi diventato bersaglio delle politiche razziste del centrodestra di governo. Ma in primo luogo un investimento vero sui giovani che entrano oggi nel mondo del lavoro. Quei giovani che “vivono una condizione di precarietà permanente, per cui è difficile vedere una luce infondo al tunnel”.

Richieste concrete, insomma, per rispondere ad una vera e propria emergenza che rischia di seppellire l’intero paese. Un allarme gridato a gran voce da tutte le categorie di lavoratori oggi scesi in piazza.

Il mondo del lavoro, compatto, in corteo

In testa alla manifestazione sventolano le bandiere dei metalmeccanici Fiom, seguiti a ruota dai pensionati dello SPI e dalla Funzione Pubblica. Qualche metro prima, si intravedono i caschetti degli edili FILLEA, che manifestano a fianco dei lavoratori del comparto assicurativo e bancario. In mezzo a questi grandi spezzoni di corteo, tanti piccoli striscioni e cartelli che testimoniano la presenza in piazza di innumerevoli vertenze aperte in tutta la penisola. Dipendenti di quelle aziende che non hanno retto al colpo della crisi o che sull’onda di quest’ultima, speculano a danno dei lavoratori. Non possono mancare gli ex Eutelia, i dipendenti McDonald’s e quelli della sanità privata del Lazio. C’è la compagnia portuale di Civitavecchia e c’è anche il gruppo ISPRA.

“Il tempo è scaduto, giustizia e lavoro subito!” scandiscono con una sola voce. Una mobilitazione che raccoglie tutti, perché, denunciano dai megafoni: “E’ l’intero mondo del lavoro ad essere messo sotto scacco dall’immobilismo del governo e da una crisi le cui responsabilità vanno ricercate ai piani alti del capitalismo nazionale ed internazionale”.

Un operaio della Fiat di Termini Imerese accusa “il governo di aver costruito, su indicazione della Confindustria, un ‘grande Colosseo’ in cui farci scannare vicendevolmente. Ci mettono l’uno contro l’altro: aziende piccole contro aziende grandi, lavoratori contro lavoratrici, italiani contro migranti. Tutto questo – spiega – solo per distrarre la nostra attenzione dai veri ideatori di questa crisi”. Un “grande Colosseo” in cui, per esempio, “noi della Fiat veniamo messi in concorrenza con i nostri colleghi della ex Jugoslavia, mentre Marchionne si aumenta i bonus”.

Intanto la testa del corteo, a cui partecipano in gran numero gli studenti, i partiti dell’opposizione (Pd, Idv, Sinistra Ecologia e Libertà, Federazione della Sinistra), i partigiani dell’Anpi e molte altre realtà del mondo associativo e della società civile italiana, arriva a viale Mazzini, di fronte il palazzo Rai.

L’informazione della Rai distante dai lavoratori

Una scelta simbolica, quella di tenere i comizi di fronte al Cavallo della radiotelevisione pubblica, che il segretario dell'organizzazione della Cgil, Enrico Panini, sintetizza così: La Rai "dovrebbe essere la fonte principale di informazione", invece si registra "un pesante muro di indifferenza sulle vertenze, con lavoratori costretti a gesti eclatanti e pericolosi per attirare l'attenzione". Lavoratori che prendono la parola dal palchetto improvvisato e che si uniscono alla  denuncia di Panini circa l’oscuramento delle proprie condizioni da parte della tivù di Stato.
“Se il Parlamento si occupasse dei problemi del paese con la stessa attenzione che dedica nell'occuparsi ai processi personali di Berlusconi, a questo punto saremmo dei signori. Invece -sostiene il segretario Confederale - siamo dentro una crisi sociale ed economica enorme, con segnali negativi che lasciano capire che, sul versante dell'occupazione, la crisi nel 2010 sara' piu' pesante di quella passata".
"Straordinarie", secondo il rappresentante sindacale, le dichiarazioni del premier Silvio Berlusconi che cerca di diffondere l'ottimismo "spronando a cavalcarne l'onda. Peccato che con l'ottimismo non si paghino le rate del mutuo", rileva provocatoriamente. Panini conclude poi sulla dichiarazione di intenti sull'arbitrato, siglata ieri da governo e sindacati. Uno scatto in avanti che l’esponente sindacale bolla come un “giochetto inaccettabile e incostituzionale" il cui obiettivo e' "isolare la Cgil e fermare l'adesione allo sciopero".

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Ultimo aggiornamento ( Sabato 13 Marzo 2010 12:21 )  
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