di Amerigo Rivieccio
GENOVA - Lo so, lo so, penserete che chi scrive si sia sbagliato, ma la questione di cui si discute già da qualche giorno è relativa non alla eredità morale, storica od intellettuale di Gianni Baget Bozzo, ma molto più prosaicamente alla sua eredità materiale.
Don Baget ha infatti lasciato il suo fardello materiale di umile viaggiatore su questa terra ad una sfilza di amici e conoscenti, elenco che brilla per le sue assenze più che per le sue presenze.
Dunque nulla alla chiesa ed un appartamento ed un po’ di soldini alla cugina Francesca.
Un sesto del denaro alla veggente Angela Volpini di Casanova Staffora, nell’Oltrepò pavese ma niente al partito politico da lui cofondato, Forza Italia.
Nulla alla Chiesa genovese e neppure alla parrocchia del Sacro Cuore, della quale era cappellano, ma un sesto del denaro a Saverio Soldani, ex seminarista, ora attore di teatro ed un appartamento ad un docente di Scienze sociali amico di vecchia data.
Il grosso dell’eredità invece va al geriatra genovese Patrizio Odetti. E di grosso si tratterebbe: sette appartamenti, diritti e oggetti. Non esattamente un pensierino insomma.
La cosetta infatti che stupisce di tutta la discussione che si è aperta dopo la letture delle ultime volontà del defunto è l’inventario, una decina di appartamenti, negozi, circa una milionata di euro in contanti, diritti ed oggetti, tutta ‘roba’ che la famiglia Bozzo avrebbe visto molto volentieri rientrare nelle sue disponibilità, se non tutta almeno in grossa parte, ha dichiarato infatti la cugina Francesca Tedeschi alla stampa «Appartamenti e negozi erano di famiglia, tutti meno uno. Dovevano restare in famiglia».
Don Baget Bozzo quindi continua a creare dibattito anche a quasi un anno dalla morte, lui che fu quasi tutto, partigiano, democristiano, sacerdote a 42 anni, che disse di aver provato «casti sentimenti omoerotici» ed aggiunse «credo che l'omosessualità possa essere un fatto cristiano», lui che fu socialista, fondatore di Forza Italia, europarlamentare e stretto consigliere di Berlusconi, ma che certamente non fu un appassionato della dottrina francescana.
Il poverello d’Assisi, che si spogliò di tutti i suoi averi non pare sia mai rientrato tra i modelli da imitare per Don Baget Bozzo.
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