di Fabrizio Prosperi ROMA – Ci sarebbero i nuovi vertici di Cosa nostra palermitana tra le 27 persone arrestate in contemporanea tra il capoluogo siciliano, New York e Miami. Tutto è iniziato dalla collaborazione tra le autorità italiane e l’FBI che, nei mesi scorsi, hanno intercettato e controllato gli spostamenti di Roberto Settineri, 41 anni, di professione imprenditore nel settore vinicolo ma in realtà , secondo gli inquirenti, anello di congiunzione tra le famiglie palermitane di Santa Maria di Gesù, Guadagna, Villagrazia e Brancaccio, e le famiglie americane dei Gambino e dei Colombo.
Il Settineri, secondo la ricostruzione della Dda di Palermo, avrebbe accompagnato più volte boss siciliani in viaggio d’affari negli Stati Uniti, proprio perché tra gli esponenti più accreditati presso la famiglia mafiosa Newyorkese dei Gambino. L’uomo avrebbe anche riciclato i soldi dei boss palermitani in operazioni immobiliari a New York e Miami, con transazioni economiche che arrivavano fino in Medio Oriente. Nelle oltre 400 pagine di fascicolo dei sostituti procuratori della Dda di Palermo Francesca Mazzocco e Roberta Buzzolani, e del procuratore aggiunto Ignazio De Francisci, si ricostruisce la storia recente della mafia siciliana, in ristrutturazione dopo la cattura di Totò Riina e Bernardo Provenzano.
Dagli anni ottanta il “nuovo corso†mafioso
Dagli anni ottanta, insanguinati dalla guerra di mafia per il controllo di Palermo, parte il nuovo corso che si trovano a fronteggiare oggi gli investigatori. Erano gli anni dell’omicidio Bontade, capo reggente del mandamento mafioso di Santa Maria del Gesù, clan rimasto ai margini di Cosa nostra fino alla cattura dei due super boss Riina e Provenzano. Da questa ultima indagine emerge però con particolare interesse la posizione di Gioacchino Corso, padrino che opera proprio in quella zona e che anni fa finì in carcere con l’accusa di aver favorito la latitanza di Pietro Aglieri, figlioccio di Provenzano. Sarebbe proprio il coinvolgimento di Corso a far pensare agli investigatori in un ritorno dei “vecchi reggenti†di Palermo. Finiscono così in manette per associazione mafiosa, traffico di droga ed estorsioni Leonardo Algeri, Giovanni Burgarello, Andrea Casamento, Gaetano e Massimiliano Castelluccio, Massimiliano Modiglione, Gianpaolo e Gioacchino Corso, Gaetano Di Giulio, Giuseppe Di Maio, Umberto Di Cara, Claudio Faldetta, Francesco Guercio, Giuseppe Lo Bocchiaro, Salvatore Luisi, Massimo Mancino, Pietro Pilo, Girolamo Rao, Giovanni Lo Verde e Pietro Gandolfo. Altre 7 persone tra New York e Miami sono invece accusate di riciclaggio, per aver ripulito capitali provenienti dal traffico di droga. Tra questi anche Roberto Settineri che è accusato di associazione mafiosa in Italia e di riciclaggio, appunto, negli Stati Uniti.
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