di Ferdinando Pelliccia
BAGHDAD - L'appuntamento per le elezioni parlamentari irachene di domenica 7 marzo,dal punto di vista dell’affluenza alle urne ha registrato un significativa parteciopazione. La commissione elettorale indipendente, Ihec, ha stabilito che in media, l'affluenza alle urne è stata del 62 per cento in leggero calo rispetto al 2005 quando fu del 75 per cento.
Però, tutto sommato il risultato è buopno dato che sul voto incombeva la minaccia di al Qaeda di uccidere chiunque si fosse recato ai seggi per votare. I dati diffusi in queste ore da varie fonti, più o meno attendibili, e che riguardano solo il 30 per cento delle schede scrutinate, sembrano indicare il premier uscente Nuri al-Maliki, leader sciita, essere in testa nelle preferenze degli elettori.
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Un consenso che potrebbe farlo arrivare a conquistare almeno 100 dei 325 seggi disponibili in Parlamento. La Costituzione irachena prevede che la lista più votata riceva poi, il mandato di formare il governo e nominare il nuovo premier. Però, anche se è così, per al Maliki potrebbe rivelarsi dura la 'battaglia' per ottenere un secondo mandato. E' infatti, necessario riuscire a conquistare minimo 163 seggi, dei 325 disponibili, per poter ottenere il mandato a formare il nuovo governo. In molti nel Paese credono che il premier uscente comunque dovrà cedere la guida del governo a un altro leader.
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I suoi rapporti tesi con i sunniti e, soprattutto con i curdi, potrebbero infatti, precludergli ogni alleanza e la strada verso l'agogniato secondo mandato. Comunque l'elevata frammentazione della politica irachena porta a credere che l'ipotesi più possibile sia che alla fine il nuovo Esecutivo avrà la forma di un governo di coalizione. Motivo questo che spinge molti a temere che la formazione della compagine govefrnativa possa richiedere anche mesi. L'attuale legislatura termina il 16 marzo prossimo.
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Da quel momento l'esecutivo uscente non potrà che dedicarsi al disbrigo degli affari correnti. Uno dei funzionari della commissione elettorale indipendente, Ihec, Karim al-Tamini, ha comunque invitato i partiti ad evitare celebrazioni per la vittoria prima dei risultati completi, previsti per il 18 marzo prossimo. Nel frattempo però, in attesa dei primi risultati ufficiali che la Ihec potrebbe anche annunciare già da questo giovedì, la guerra delle cifre è in pieno svolgimento. Secondo gli 'exit poll' non ufficiali sembra profilarsi un testa a testa tra le lista guidate dal primo ministro uscente, al Maliki e quella dall'ex premier Iyad Allawi. Il primo sarebbe però, sarebbe in vantaggio sul rivale. Un portavoce del governo ha infatti, reso noto dei dati secondo cui la Coalizione per lo 'Stato di diritto' di al-Maliki sarebbe in testa in 9 delle 18 province irachene. Nello specifico è in testa nelle regioni sciite e a Bagdad. I risultati di Baghdad, con i suoi 68 seggi, saranno decisivi per assegnare la vittoria. Mentre la coalizione 'al-Iraqiya' di Alawi è in vantaggio nelle aree a maggioranza sunnita.
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Ci sono 119 seggi da assegnare nelle 9 province sciite contro i 70 nelle regioni a maggioranza sunnita. Ad inseguire i due, al terzo posto sarebbe, secondo sempre gli 'exit poll', l''Alleanza nazionale irachena' che riunisce due partiti religiosi sciiti tra i quali quello di Moqtada al Sadr. L'altra coalizione sciita, guidata dall'ex premier Ibrahim Jaafari, indicato alla vigilia come diretto rivale di al Maliki, per il momento sembra essersi aggiudicato solo una delle 15 province irachene. Anche l'esito del voto nel Kurdistan iracheno è incerto. I due tradizionali partiti: quello Democratico di Massud Barzani e l'Unione patriottica del presidente Jalal Talabani, devono infatti, respingere la sfida del 'Goran', movimento d'opposizione già forte nel Parlamento regionale
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