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Home Italia Cronaca Asinara - “L'isola dei cassintegrati” un reality molto reale...

Asinara - “L'isola dei cassintegrati” un reality molto reale...

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di Paola Frongia

“L'isola dei cassintegrati” è un'isola dove “nessuno è famoso, ma tutti sono senza lavoro” - come spiega la descrizione del gruppo creato su Facebook - “Nessuno yacht, billionaire e soubrette, solo la cruda verità di un gruppo di operai coraggiosi che lotta per i propri diritti”. Infatti, non si tratta dell'ennesimo reality, ma dell'auto-esilio di alcuni operai della Vinyls (ex Enichem) di Porto Torres, in cassa integrazione da quattro mesi.

 

Il nome viene scelto per provocazione, dopo averle tentate tutte per richiamare l'attenzione sul destino di una fabbrica in cui sono a rischio centinaia di posti di lavoro. Si sono incatenati ai cancelli dello stabilimento petrolchimico, hanno bloccato la stazione dei pullman ARST di Sassari, occupato per due mesi la torre aragonese all'ingresso del porto della città turritana, ma niente. Così, undici giorni fa decidono di prendere possesso della diramazione centrale del vecchio carcere di massima sicurezza sull'isola dell'Asinara, che un tempo ospitò anche Totò Riina.

Il blitz avviene il 24 febbraio. Quindici operai, tra loro anche ex dipendenti dell'Eurocoop (impresa di manutenzione, anch'essa coinvolta nella crisi che attanaglia il polo industriale di Porto Torres), sbarcano a Cala d'Oliva. Portano con loro sacchi a pelo, coperte per scaldarsi, le immancabili bandiere del sindacato e scorte di cibo regalate per solidarietà da altri lavoratori sardi in lotta come loro. Grazie alla collaborazione degli operatori del parco, con furgoncini e fuoristrada, raggiungono le mura dell'ex carcere, che dista circa dodici chilometri da Cala Reale. Per molti è la prima volta che mettono piede sull'isola. In compagnia di una capra con un solo corno, diventata la loro mascotte, si stabiliscono nelle sette celle del carcere di Fornelli.

L'idea iniziale è quella di vivere nell'isola come dei veri carcerati - spiega Quirico Desole, durante una visita fatta ai naufraghi al nono giorno di permanenza - “ma nelle celle non c'è un posto letto per tutti, non c'è luce e non c'è spazio per preparare i pasti”. Occupano così anche l'ostello, situato a pochi metri di distanza. Lì qualcuno di loro dorme la notte e durante il giorno stanno tutti insieme per mangiare e per collegarsi a Internet, l'unico contatto con il mondo esterno.

Michele Azzu, figlio di uno dei cassintegrati e studente di musica in Gran Bretagna, decide di aiutarli da lontano creando su Facebook il gruppo “L'isola dei cassintegrati”, che in soli due giorni raggiunge mille iscritti e dopo undici giorni supera la soglia dei 21mila sostenitori. “C'è da vergognarsi di dover fare il verso all'Isola dei famosi e di affidarsi a Facebook  perché qualcuno si accorga  che cosa sta succedendo in Italia e in Sardegna” afferma con molta amarezza Argentino Tellini, ideatore dell'iniziativa. Nella bacheca del gruppo sono tanti i messaggi di solidarietà che arrivano da tutta Italia, ma non mancano i commenti di chi critica questa forma di mobilitazione o di chi provoca. Pietro Marongiu, che condivide con Tellini la palma del naufrago più anziano, dice: “Non possiamo chiedere a questi ragazzi di beccarsi una denuncia per un blocco stradale, per adesso è meglio non tirare troppo la corda. Per ora cerchiamo di fare “rumore” senza creare disagi” (La Nuova Sardegna, 26 febbraio 2010, ndr).

Gli operai auto-esiliati portano avanti così una battaglia civile e non violenta con estrema dignità e con la consapevolezza che, dopo anni di balletti politici, incertezze e mancanza di una vera politica industriale, se l'Eni deciderà di chiudere i battenti, per il Nord Sardegna sarà un disastro senza precedenti.

Intanto i giorni trascorrono tra visite di qualche politico locale, amici, curiosi e dei dipendenti dell'Alcoa (altra azienda diventata ormai il simbolo della lotta per il posto di lavoro in Sardegna) che trascorrono con loro la giornata del 4 marzo; tra momenti di convivenza con chi sta nell'isola per ragioni di lavoro (operatori del parco, guardie forestali, pastori barbaricini e lo scultore Enrico Mereu) e momenti di solitudine in cui la bellezza dell'isola riesce persino a rasserenarli.

I lavoratori sono decisi a rimanere in quell'angolo di paradiso sino a quando non otterranno delle risposte rassicuranti e sino a quando gli impianti, per ora dismessi, non riprenderanno a funzionare.

 


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Commenti (1)Add Comment
Meglio il reality della realtà?
scritto da Omar Onnis , marzo 10, 2010
"I lavoratori sono decisi a rimanere in quell'angolo di paradiso sino a quando non otterranno delle risposte rassicuranti e sino a quando gli impianti, per ora dismessi, non riprenderanno a funzionare."

Conclusione decisamente amara.

Se questo è lo scopo, i lavoratori hanno perso in partenza. Trasformarsi nei protagonisti di un reality (Debord si starà sganasciando dalle risate, ovunque si trovi) non cambierà in niente la loro situazione, né quella dell'assurdo, mortifero e demente comparto industriale sardo, né quello della Sardegna in generale.

Con tutta la solidarietà per loro, se aprissero gli occhi e pensassero a un futuro diverso per sé e per i loro figli, senza delegare sempre al potente di turno, secondo consolidate logiche clientelari para-feudali, forse otterrebbero qualcosa di più di una disoccupazione certa e dell'avelenamento di sé, dei propri cari e dell'ambiente in cui vivono.

http://www.irs.sr
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Ultimo aggiornamento ( Mercoledì 10 Marzo 2010 12:54 )  
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