di Ferdinando Pelliccia
LAGOS - Una nuova ondata di violenze è scoppiata contro i cristiani in Nigeria. Sono almeno 500 le persone che, nella notte tra sabato e domenica, sono state massacrate da uomini appartenenti all'etnia dei Fulani, una tribù nomade musulmana dedita alla pastorizia. Molte delle vittime sono donne e bambini.
Il presidente della repubblica federale di Nigeria ad interim, Goodluck Jonathan ha posto in stato d'allarme l'esercito del Plateau e degli altri stati confederati confinanti, è ha dato l'ordine di catturare i responsabili delle violenze e contrastarne il propagarsi oltre il confine dello stato. Le forze di sicurezza hanno già effettuato 95 arresti, secondo quanto riferito dal ministro delle Comunicazioni del Palteau, Dan Majang. I nomadi, sarebbero scesi dalle montagne assalendo nella notte i villaggi di Zot e Dogo-nahawa nella regione del Plateau nei pressi del capoluogo Jos.
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La regione è il crocevia obbligato tra il nord a maggioranza musulmano e il sud a maggioranza cristiana. I villaggi attaccati erano popolati dalla maggioranza cristiana dei Berom per lo più contadini. Dopo aver costretto gli abitanti ad uscire dalle loro case gli aggressori li hanno tutti massacrati a colpi di machete. Molto probabilmente l'episodio è un atto di rappresaglia dovuto al precedente scontro scoppiato tra musulmani e cristiani, lo scorso gennaio. Allora nella tormentata regione nigeriana del Plateau si registrarono violenti e sanguinsoi scontri interetnici e interreligiosi. Scontri che durarono alcuni giorni e che provocarono oltre 400 morti, in gran parte musulmani, e 4mila feriti. Le cause scatenanti furono, secondo la polizia locale, l'attacco dei musulmani contro i cristiani in una chiesa.
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Questa volta però, sembra che i musulmani siano stati incoraggiati da gruppi integralisti islamici infiltratisi nella regione. Nel frattempo l'episodio ha generato anche l'esodo volontarito di decine di famiglie musulmane che stanno lasciando le città della regione per timore di rappresaglie da parte dei cristiani. E' l'incrociarsi di vendette e rappresaglie, tra le due comunità , infatti, la causa maggiore degli scontri. Violenze, interetniche e interreligiose, che hanno di fatto, provocato dal 2000 ad oggi migliaia di vittime e altrettanti profughi. Nel Paese africano si vive un clima molto tesa. Lo scontro tra le due comunità , cristiana e musulmano si è ancor di più accentuato da quando, lo scorso 9 febbraio, il vicepresidente Goodluck, di etnia cristiana, è stato nominato presidente ad interim. Questo in vista delle prossime elezioni presidenziali che si terranno nel Paese entro l'estate del 2011. Un clima che si è ulteriormente surriscaldato dopo il rientro, dall'Arabia Saudita nel Paese, del presidente Umaru Yar'adua, di etnia musulmana che malato aveva lasciato il posto al suo vice ed ora invece, ha dichiarato di non voler più lasciare la carica. Un 'ripensamento' che seppure tardivo di certo innesca un nuovo scontro che potrebbe essere combattuto anche a colpi di kalashnikov.
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