di Ferdinando Pelliccia
BAGHDAD - Si sono chiuse le urne in Iraq dove si è votato per le elezioni legislative, la seconda volta dopo la cacciata di Saddam, la volta precedente era stato nel 2005. I seggi si sono chiusi alle 17 ora locale, le 15 italiane. In tutto erano 74 i partiti uniti in 12 coalizioni, a contendersi il voto di oltre 18 milioni di iracheni chiamati a esprimere le loro preferenze, in 18 province, su 6.218 candidati di cui 1.801 donne.
Per conquistate la maggioranza dei 325 seggi in Parlamento erano 2 le liste favorite: quella a forte connotazione religiosa sciita, l''Alleanza per lo Stato di diritto' del premier uscente Nur al Maliki e un'altra laica , il 'Blocco iracheno', il cui leader è l'ex premier, Iyad Allawi. Fin dalle prime ore del voto però, sono stati numerosi gli attacchi terroristici registrati contro il voto. Nella sola capitale irachena sono stati almeno 50 i colpi di mortaio che hanno centrato diverse aree della città . Colpita da almeno 3 proiettili di mortaio anche la cosiddetta 'Zona Verde', il blindatissimo quartiere della capitale dove sono ubicati edifici governativi e le sede di molte ambasciate. Proiettili di mortaio sono caduti anche sul quartiere sunnita di Azamiyah, a nord di Baghdad e sul quartiere Arasat nel centro della capitale irachena. Anche a Yatreb, 3 persone ferite da una bomba esplosa nei pressi di un seggio elettorale, mentre 5 ordigni sono esplosi contemporaneamente in 5 seggi a Baquba. Due ordigni sono invece, esplosi a Mossul, nel nord del Paese. Uno nei pressi di un checkpoint dove un esponente del consiglio provinciale di Ninive è rimasto ferito insieme ad altre 9 persone.
Lunghe code davanti ai seggi
Malgrado di attentati, il clima di violenza, il tasso di partecipazione alle elezioni è stato molto buono. Del resto questa era una violenza annunciata da tempo e che non ha comunque intimorito gli iracheni e non è riuscita a tenerli lontani dai seggi. Lunghe code si sono formate davanti ai seggi elettorali di tutto il Paese. Addirittura in alcune città , per permettere di votare a chi era in fila, i seggi sono restati aperti anche dopo le 17. L'affluenza è stato buona anche nelle regioni a maggioranza sunnita che avevano invece, boicottato le elezioni del 2005. Secondo un bilancio delle vittime, reso noto dal ministero dell'interno, nel corso di questa giornata elettorale, nella capitale Baghdad e in altre città del Paese hanno perso la vita almeno 40 persone e altre 110 sono rimaste ferite. Fra le vittime anche 4 bambini.
Lunghe code davanti ai seggi
Malgrado di attentati, il clima di violenza, il tasso di partecipazione alle elezioni è stato molto buono. Del resto questa era una violenza annunciata da tempo e che non ha comunque intimorito gli iracheni e non è riuscita a tenerli lontani dai seggi. Lunghe code si sono formate davanti ai seggi elettorali di tutto il Paese. Addirittura in alcune città , per permettere di votare a chi era in fila, i seggi sono restati aperti anche dopo le 17. L'affluenza è stato buona anche nelle regioni a maggioranza sunnita che avevano invece, boicottato le elezioni del 2005. Secondo un bilancio delle vittime, reso noto dal ministero dell'interno, nel corso di questa giornata elettorale, nella capitale Baghdad e in altre città del Paese hanno perso la vita almeno 40 persone e altre 110 sono rimaste ferite. Fra le vittime anche 4 bambini.
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Questo nonostante le eccezionali misure di sicurezza predisposte dalle autorità irachene per impedire attentati da parte della guerriglia filo al Qaeda. Nessuno si era illuso che lo schieramento di 200mila uomini, tra poliziotti e soldati esclusivamente iracheni, sarebbe bastato ad impedire ai ribelli di compiere gli attacchi promessi. Al Qaeda infatti, aveva minacciato di uccidere chiunque si fosse recato alle urne. La giornata è stata anche un banco di prova per le forze di sicurezza irachene in quanto i militari statunitensi non hanno partecipato alle operazioni di vigilanza durante il voto. Il risultato è stato soddisfacente per quanto riguarda la partecipazione al voto, mon non si è riusciti ad evitare un nuovo bagno di sangue
I risultati definitivi non saranno noti prima della fine marzo. Il nuovo parlamento dovrà poi, eleggere il presidente della Repubblica e il premier. L'attuale legislatura termina il 16 marzo. Di certo però, la formazione del nuovo esecutivo richiederà mesi di paziente lavoro. Nel frattempo l'esecutivo uscente si dedicherà solo al disbrigo degli affari correnti.
I risultati definitivi non saranno noti prima della fine marzo. Il nuovo parlamento dovrà poi, eleggere il presidente della Repubblica e il premier. L'attuale legislatura termina il 16 marzo. Di certo però, la formazione del nuovo esecutivo richiederà mesi di paziente lavoro. Nel frattempo l'esecutivo uscente si dedicherà solo al disbrigo degli affari correnti.
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