di Carlo Sandri
Epifani: peggio che nel 2009. Bersani: governo inerte
ROMA - Naturalmente Berlusconi, Tremonti e il coro dei ministri osannanti il capo, da Cicchitto a Bonaiuti, ancora una volta se la prenderanno con il governatore di Bankitalia, ma i numeri parlano più delle chiacchiere. E alle affermazioni di Draghi guardano con attenzione il segretario generale della Cgil, Gufgliemo Epifani e il leader del Pd, Pier Luigi Bersani.
Il quadro dell’economia italiana che il governatore ha tratteggiato, intervenendo al Forex tenuto a Napoli, fa giustizia delle spacconate del presidente del Consiglio secondo cui il governo italiano, cioè lui, avrebbe risposto molto bene alla crisi, meglio di tutti gli alti governi europei e del mondo intero. Per quanto riguarda l’occupazione dice che “tarda a riprendersi”.
“Alla fine dello scorso anno - afferma - vi erano in Italia oltre 600 mila occupati in meno rispetto al massimo del luglio 2008. La quota di popolazione potenzialmente attiva che é al momento forzatamente inoperosa é elevata e crescente”. Finché la flessione dell’occupazione non s’inverte i riflessi sui consumi e sul Pil saranno pesanti. Rileva che l’Italia ha “un tasso di crescita basso, ai minimi europei”, ricorda che “una crescita sostenuta è base di benessere ed è presupposto della stabilità finanziaria per un Paese ad alto debito pubblico come l’Italia”. Tre colpi assestati alla politica del governo tali da mandarlo ko. Poi i problemi del credito che ci offrono una visione estremamente preoccupante dell’economia italiana non solo per l’oggi ma, soprattutto, per il futuro. Siamo in presenza di una contrazione del credito alle imprese del 3% rispetto alla fine del 2008. Sempre nei dodici mesi è invece aumentato del 3% il credito alle famiglie che fanno debiti per tirare avanti.
Prestiti bancari: famiglie a rischio
“I nuovi prestiti per l’acquisto di abitazioni - rende noto Draghi - vengono concessi prevalentemente a tasso variabile: occorre che i contraenti siano avvertiti del rischio che corrono in caso di aumenti di tasso”. Quello che è avvenuto negli Stati Uniti dovrebbe riflettere sui pericoli che ncmbono sulla nostra economia a partire da centinaia di miglia di famiglie.
Preoccupante è anche la situazione della banche la cui redditività “è nettamente peggiorata di pari passo con il deterioramento della qualità dei loro prestiti”. Lo scorso anno gli utili dei principali gruppi bancari si sono dimezzati rispetto al 2008. Le previsioni non sono rosee dando per certo che
“il peggioramento della qualità del credito sarebbe proseguito, con probabili effetti sui risultati economici del quarto trimestre dell’anno. L’aumento di incagli e rate non pagate prefigura un ulteriore peggioramento nei mesi avvenire.
Unione europea: serve una volontà comune
In questa situazione “occorre che nell’Unione Europea - ha detto - si formi la volontà comune di estendere alle strutture economiche e alle riforme di cui necessitano, la stessa attenta verifica, lo stesso energico impulso, che sono stati esercitati negli anni sui bilanci pubblici. Chiaramente una crisi che produce instabilità finanziaria mondiale colpisce le economie dell’area con intensità diversa a seconda delle strutture su cui poggiano”. Se ne deduce che l’Italia è fra i paesi più colpiti avendo una struttura debole, un deficit pubblico pesante, un Pil che è crollato.
Prendono spunto dalle analisi di Draghi fra i numerosi commenti, Guglielmo Epifani e Pier Luigi Bersani. Il segretario generale della Cgil dice: “Siamo ancora dentro la crisi, e purtroppo il 2010 sarà ancora peggiore del 2009 dal punto di vista dell’occupazione. Ci aspettano altri 10-12 mesi di grande sofferenza. Il governo poteva sostenere di più l’economia, gli investimenti e i consumi. Occorreva ed occorre una politica industriale complessiva per il Paese. Da questa crisi uscirà un’Italia diversa, ma su questo bisogna avere una qualche idea chiara”.
“I nuovi prestiti per l’acquisto di abitazioni - rende noto Draghi - vengono concessi prevalentemente a tasso variabile: occorre che i contraenti siano avvertiti del rischio che corrono in caso di aumenti di tasso”. Quello che è avvenuto negli Stati Uniti dovrebbe riflettere sui pericoli che ncmbono sulla nostra economia a partire da centinaia di miglia di famiglie.
Preoccupante è anche la situazione della banche la cui redditività “è nettamente peggiorata di pari passo con il deterioramento della qualità dei loro prestiti”. Lo scorso anno gli utili dei principali gruppi bancari si sono dimezzati rispetto al 2008. Le previsioni non sono rosee dando per certo che
“il peggioramento della qualità del credito sarebbe proseguito, con probabili effetti sui risultati economici del quarto trimestre dell’anno. L’aumento di incagli e rate non pagate prefigura un ulteriore peggioramento nei mesi avvenire.
“Alla fine dello scorso anno - afferma - vi erano in Italia oltre 600 mila occupati in meno rispetto al massimo del luglio 2008. La quota di popolazione potenzialmente attiva che é al momento forzatamente inoperosa é elevata e crescente”. Finché la flessione dell’occupazione non s’inverte i riflessi sui consumi e sul Pil saranno pesanti. Rileva che l’Italia ha “un tasso di crescita basso, ai minimi europei”, ricorda che “una crescita sostenuta è base di benessere ed è presupposto della stabilità finanziaria per un Paese ad alto debito pubblico come l’Italia”. Tre colpi assestati alla politica del governo tali da mandarlo ko. Poi i problemi del credito che ci offrono una visione estremamente preoccupante dell’economia italiana non solo per l’oggi ma, soprattutto, per il futuro. Siamo in presenza di una contrazione del credito alle imprese del 3% rispetto alla fine del 2008. Sempre nei dodici mesi è invece aumentato del 3% il credito alle famiglie che fanno debiti per tirare avanti.
Prestiti bancari: famiglie a rischio
“I nuovi prestiti per l’acquisto di abitazioni - rende noto Draghi - vengono concessi prevalentemente a tasso variabile: occorre che i contraenti siano avvertiti del rischio che corrono in caso di aumenti di tasso”. Quello che è avvenuto negli Stati Uniti dovrebbe riflettere sui pericoli che ncmbono sulla nostra economia a partire da centinaia di miglia di famiglie.
Preoccupante è anche la situazione della banche la cui redditività “è nettamente peggiorata di pari passo con il deterioramento della qualità dei loro prestiti”. Lo scorso anno gli utili dei principali gruppi bancari si sono dimezzati rispetto al 2008. Le previsioni non sono rosee dando per certo che
“il peggioramento della qualità del credito sarebbe proseguito, con probabili effetti sui risultati economici del quarto trimestre dell’anno. L’aumento di incagli e rate non pagate prefigura un ulteriore peggioramento nei mesi avvenire.
Unione europea: serve una volontà comune
In questa situazione “occorre che nell’Unione Europea - ha detto - si formi la volontà comune di estendere alle strutture economiche e alle riforme di cui necessitano, la stessa attenta verifica, lo stesso energico impulso, che sono stati esercitati negli anni sui bilanci pubblici. Chiaramente una crisi che produce instabilità finanziaria mondiale colpisce le economie dell’area con intensità diversa a seconda delle strutture su cui poggiano”. Se ne deduce che l’Italia è fra i paesi più colpiti avendo una struttura debole, un deficit pubblico pesante, un Pil che è crollato.
Prendono spunto dalle analisi di Draghi fra i numerosi commenti, Guglielmo Epifani e Pier Luigi Bersani. Il segretario generale della Cgil dice: “Siamo ancora dentro la crisi, e purtroppo il 2010 sarà ancora peggiore del 2009 dal punto di vista dell’occupazione. Ci aspettano altri 10-12 mesi di grande sofferenza. Il governo poteva sostenere di più l’economia, gli investimenti e i consumi. Occorreva ed occorre una politica industriale complessiva per il Paese. Da questa crisi uscirà un’Italia diversa, ma su questo bisogna avere una qualche idea chiara”.
“I nuovi prestiti per l’acquisto di abitazioni - rende noto Draghi - vengono concessi prevalentemente a tasso variabile: occorre che i contraenti siano avvertiti del rischio che corrono in caso di aumenti di tasso”. Quello che è avvenuto negli Stati Uniti dovrebbe riflettere sui pericoli che ncmbono sulla nostra economia a partire da centinaia di miglia di famiglie.
Preoccupante è anche la situazione della banche la cui redditività “è nettamente peggiorata di pari passo con il deterioramento della qualità dei loro prestiti”. Lo scorso anno gli utili dei principali gruppi bancari si sono dimezzati rispetto al 2008. Le previsioni non sono rosee dando per certo che
“il peggioramento della qualità del credito sarebbe proseguito, con probabili effetti sui risultati economici del quarto trimestre dell’anno. L’aumento di incagli e rate non pagate prefigura un ulteriore peggioramento nei mesi avvenire.
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