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Home Economia Lavoro Termini Imerese. Scajola tiri fuori dal cassetto le dieci proposte. Se non sono patacche

Termini Imerese. Scajola tiri fuori dal cassetto le dieci proposte. Se non sono patacche

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di Alessandro Cardulli

ROMA – Si aggirano per le strade d’Italia, forse d’Europa e, chissà, magari della Cina o del Giappone o della Corea, per giungere a Termini Imerese. Otto, nove, dieci proposte per lo stabilimento che la Fiat ha deciso di chiudere.

 

Lo annuncia il ministro Scajola che ormai dà per scontato la scelta di Marchionne. “Prende attoâ€, dice Scajola, della decisione Fiat di ridurre la produzione su quattro stabilimenti però “abbiamo chiesto che aumentasse la produzione di auto in Italia e aumenterà da 650mila a 900mila pezziâ€. Così si chiude il battibecco, la finta lite fra Berlusconi, i suoi baldi ministri, l’Ad della casa torinese, Montezemolo, con l’intervento della presidente di Confindustria che aveva spiegato come si devono chiudere le aziende. Certo c’è il problema dei lavoratori, Ma la ineffabile signora con un cinismo degno di miglior causa ci spiega che “Termini Imerese é uno stabilimento che per motivi logistici e di efficienza non riesce a stare in piediâ€. Il vero tema è, invece, “reimpiegare le persone, non perdere posti di lavoro in un momento delicato come questoâ€. Insomma, si possono perdere posti di lavoro, si possono chiudere le aziende, qualcuno si accolli chi resta senza lavoro. Davvero un bell’esempio di politica industriale, una uscita dalla crisi inedita come affermano nei convegni governo e padroni.

La Fiat ha deciso i lavoratori deve “accollarseli†la cassa integrazione, cioè noi, i contribuenti italiani. Poi si vedrà, qualche santo provvederà. Anche la presidente di Confindustria è a conoscenza delle  “otto, dieci proposte†di cui parla il ministro Scajola. Alcune,dice, “sono degne di attenzioneâ€. Ora noi siamo curiosi: il ministro rende noto che farà i nomi al tavolo dell’auto previsto per il 5 marzo. Che ci sia, fino a quella data una specie di segreto di Stato? Forse l’avvocato Ghedini sta studiando una legge per secretare tutto quanto sta avvenendo nel nostro paese? C’è il timore che qualcuno si ritiri al solo fare pubblicamente il suo nome? Se così fosse, saremmo davvero nel pieno di una farsa. Intanto ci sono i lavoratori che hanno il diritto di conoscere il loro futuro. Il posto di lavoro, magari, potrebbe essere dietro un bancone di un centro commerciale, di un supermercato, di un parco di divertimenti, di un immenso call center. Non si sa mai con questi ministri e questi industriali. Anche in questi giorni, dopo scioperi, manifestazioni, arrampicate su per i tetti, si stanno svolgendo  assemblee sia a Termini Imerese, la fabbrica “incriminata†da  Marchionne e dalla Marcegaglia, con il sigillo apposto dal ministro Scajola, sia in altre aziende piemontesi dell’indotto. Sarebbe il caso che potessero discutere delle “otto, nove, dieci proposteâ€, senza attendere il cinque marzo.

Intanto dal letargo si svegliano i segretari generali della Cisl e della Uil, Bonanni e Angeletti. Con il volto corrucciato e la bocca schiumante rabbia si domandano perché la  Fiat non parli, non renda noto il suo piano industriale. Ma su quale montagna i due si erano ritirati per un periodo di contemplazione? In quale eremo hanno trascorso questi mesi? La Fiat ha parlato, eccome. Ha detto di chiudere uno stabilimento come degno coronamento di una politica tutta finanziaria e per niente industriale. Tutte le operazioni, gli acquisti, i tentativi di apporre il marchio Fiat su più case automobilistiche, dall’Europa agli Stati Uniti, rispondevano non ad una logica industriale, ad un reale aumento della produzione, alla conquista di nuovi mercati, ma al tentativo di ridurre il numero dei concorrenti che ormai accerchiavano la casa piemontese. Ma il diavolo fa le pentole e mai i coperchi. Altre case automobilistiche, a partire dall’Asia, vanno all’assalto dei mercati mondiali, compreso quello italiano. La raffinata operazione finanziaria di Marchionne si sgonfia come un palloncino. Per questo Termini Imerese deve essere cancellata.

Nel gioco finanziario gli altri quattro stabilimenti possono pesare ancora di più se si tratta solo di capire quando dovranno scendere in campo. Forse il tempo che Scajola conti fino a dieci, quante sono le proposte che dice di tenere nel cassetto.


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Ultimo aggiornamento ( Martedì 09 Febbraio 2010 18:15 )  

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