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Home Economia Lavoro Fiat, sciopero. Alcoa, ancora incertezze

Fiat, sciopero. Alcoa, ancora incertezze

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di Francesco Sellari

ROMA - Alcoa e Fiat tengono banco anche oggi nel racconto dell’agonia dell’industria italiana. L’incontro di ieri sera, prolungatosi fino a tarda notte, tra il governo e i rappresentanti della multinazionale dell’alluminio non ha portato a nulla di certo, tranne la convocazione di un nuovo tavolo per l’8 febbraio.

Resta un presidio fino a quella data mentre il grosso  torna nelle proprie sedi, come è stato deciso   dagli stessi  lavoratori.

Gli operai del gruppo torinese,  invece, hanno scioperato per 4 ore in tutta Italia. Venerdì ci sarà un nuovo confronto al ministero dello Sviluppo economico. In ballo non c’è solo la salvaguardia di Termini Imerese, ma tutto il piano industriale del Lingotto per il paese.

“Il Governo ribadisce la richiesta all’Alcoa affinché nessuna azione unilaterale venga assunta prima dell’incontro riconvocato per lunedì 8 febbraio” si legge in una nota ufficiale  diramata oggi da Palazzo Chigi. Si teme che l’azienda statunitense continui nel suo progetto iniziale: chiudere “temporaneamente” gli impianti di Portovesme in Sardegna e di Fusina nel Veneto e richiedere la cassa integrazione. Domani, l’amministratore delegato della divisione italiana, Giuseppe Toia, volerà a Pittsburgh. Il nodo da sciogliere è sempre lo stesso: servono garanzie scritte nel più breve tempo possibile (entro la settimana) di un parere positivo della Commissione europea sul decreto legge sull’energia. A novembre dell’anno scorso, Alcoa si è vista arrivare una multa di quasi 300 milioni di euro per 10 anni di agevolazioni sul costo della fornitura elettrica. Aiuti di stato, secondo Bruxelles. Ora per continuare a produrre in Italia, vuole la certezza di non incorrere in altre sanzioni. Con un decreto, il governo ha esteso le agevolazioni tariffarie a tutte le aziende dei settori metallurgico e cementiero operanti in Sicilia e Sardegna. Un’agevolazione per tutti, dunque, che potrebbe non essere interpretata come meccanismo di alterazione della concorrenza, secondo i dettami dell’UE. A quel punto Alcoa potrebbe star sicura per i prossimi 3 anni, pagando un costo inferiore ai 30 megawatt/ora. Barroso in persona avrebbe assicurato a Berlusconi che l’esame del decreto avrà priorità assoluta non appena cominceranno i lavori della neo-eletta commissione, a partire dal 9 febbraio. Di fatto però, a meno che non arrivino novità dagli Stati Uniti, la chiusura non è stata ancora scongiurata. Il lavoratori sardi e veneti hanno presidiato per tutta la notte piazza di Montecitorio, ma poi sono ripartiti stanchi e delusi, lasciando a Roma un presidio, simbolop di una dura lotta.

I compagni della Fiat hanno idealmente raccolto il testimone della loro mobilitazione con lo sciopero di 4 ore, dalle 10 alle 14 e dalle 18 alle 22 in tutti gli stabilimenti, nelle fabbriche degli altri marchi del gruppo e in alcune aziende dell’indotto. Sciopero contro la decisione di fermare la produzione di auto nello stabilimento siciliano di Termini Imerese e per avere garanzie sul futuro dell’azienda in Italia. Adesione totale, secondo la Fiom, a Termini, dal 50 al 70 % a Mirafiori. A Milano, manifestazione davanti la regione Lombardia dei lavoratori dell’Alfa di Arese. Hanno aderito anche gli operai impiegati alla Ferrari, alla Maserati e alla Cnh in Emilia Romagna. I lavoratori che in questa settimana sono in cassa integrazione – come ad esempio quelli di Pomigliano - hanno posticipato lo sciopero alla prima giornata di lavoro.

Davanti i cancelli della fabbrica in provincia di Palermo, anche Gianni Rinaldini, segretario generale della Fiom: “Lo stabilimento Fiat di Termini Imerese non può chiudere”, ha dichiarato. “L'Italia e' l'unico paese europeo industrializzato che importa ogni anno milioni di auto perché ne costruisce meno di quante ne richieda il mercato. Quindi, e' falso che ci sia una sovracapacità produttiva. Così come sono un'invenzione i costi aggiuntivi a Termini Imerese. Lo dimostra il fatto che l'amministratore delegato, fino a pochi mesi fa, ne prevedeva il rilancio. Adesso, invece, sostiene che sia improduttiva. La verità è che dopo l'accordo con la Chrysler ha deciso di chiuderla perché ha in mente un'operazione che permetta di sganciare il settore auto dal gruppo e spostare il business negli Stati Uniti”. Secondo il leader dei metalmeccanici Cgil, il governo, finora, “ha dimostrato un'assoluta sudditanza alla casa automobilistica e ha garantito, come i governi precedenti, il monopolio del settore alla Fiat. Adesso, deve concedere eco-incentivi solo se ci saranno garanzie sull'occupazione”.

Per il ministro dello Sviluppo economico, Claudio Scajola, c’è ancora uno spazio di manovra per continuare a fare automobili a Termini, “ma se Fiat insisterà e deciderà di chiudere abbiamo individuato un tavolo anche con il contributo positivo dell’azienda per valutare le soluzioni per un diverso destino del polo industriale che non deve essere chiuso perché è fondamentale per la Sicilia e per l’Italia”. Ha ribadito poi che gli eco-incentivi ci saranno ma in entità minore, per armonizzarsi progressivamente con l’Europa. Bisogna capire inoltre se sono veramente utili o meramente “distorsivi del mercato”.

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Commenti (1)Add Comment
aiuti di stato
scritto da mago H. , febbraio 08, 2010
sia in un caso ke nell'altro basterebbero gli aiuti statali a risolvere il prob(ecoincentivi x fiat e e problemi dei costi energetici x alcoa)?non si corre ilo riskio tra qualke anno o forse meno di ritorvarci di nuovo con lo stesso problema??sia governo ke sindacati dovrebbero trovare una soluzione seria e nn il solito pagliativo momentaneo
http://www.loccidentale.it/art...i.0085933
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