di Mariafrancesca Ricciardulli
La Francia ha detto no al burqa e al niqab nei luoghi pubblici. Alcuni giorni fa la commissione ad hoc istituita dal Parlamento per studiare il fenomeno ha consegnato il suo rapporto, raccomandando di vietare il velo islamico che copre interamente il volto delle donne, negli ospedali, nei trasporti, negli uffici statali e nei dintorni delle scuole.
Non una legge di “divieto generale e assoluto del velo integrale negli spazi pubbliciâ€, bensì solo una raccomandazione ad adottare una risoluzione parlamentare senza potere coercitivo il cui spirito dovrebbe esprimere il rigetto di “tutta la Francia al velo integraleâ€. In Francia sono circa 2000 le donne che indossano il velo integrale. Un numero insignificante se si pensa che i musulmani che vi vivono sono circa sei milioni. Nonostante questo, il burqa (indumento che copre completamente il volto, tipicamente afghano, non islamico, ndr) ed il niqab (il velo che lascia scoperti solo gli occhi  ndr), vengono percepiti come una sfida nel confronti di due dei pilastri della Repubblica francese: l’integrazione e la laicità , senza distinzioni tra sinistra e destra. Da ciò la riflessione che da anni ormai attanaglia i cugini d’oltralpe. Tuttavia, una legge che proibisca in assoluto di indossare il velo rischia in effetti di essere contestata dalla Corte costituzionale o dalla Corte europea per i diritti dell’uomo per attentato alla libertà individuale e a quella di manifestare le proprie opinioni.
Limitazioni all’uso del velo nei luoghi pubblici
In realtà sono diversi gli Stati dell'Unione Europea alle prese con la questione del velo per le donne islamiche. Molti si stanno muovendo nella stessa direzione, prevedendo cioè leggi che ne limitino l'uso in luoghi pubblici a causa dell'impossibilità di riconoscere il volto della persona. Ma molti sono anche i Paesi di tradizione musulmana che stanno andando nella stessa direzione. Dopo Turchia e Tunisia, l'ultimo in ordine di tempo a emanare questo genere di divieto, che per ora riguarda solo gli atenei e gli istituti legati ad al-Azhar, è stato l'Egitto dove ha fatto scalpore l'intervento dello sceicco Muhammad Tantawi, che si è esposto in prima persona contro quello che lui stesso ha definito una tradizione lontana dall'Islam.
Le posizioni nella maggioranza
In Italia, a fronte del dibattito suscitato dal pronunciamento francese, varie sono state le reazioni, anche all’interno della maggioranza di governo. Da quella cauta del ministro degli Esteri, Frattini, secondo il quale la questione del burqa non andrebbe risolta per legge, bensì attraverso un percorso più ampio di integrazione, a quella più decisa del ministro per le pari opportunità , Mara Carfagna,che invece pensa di mutuare i suggerimenti francesi. Se, poi, da una parte il presidente della Regione Lombardia,Formigoni, dichiara che la proposta francese di proibire il burqa nei servizi pubblici “non è un progetto ripetibile in Italiaâ€, dall’altra la Lega vota sì al divieto del burqa “senza se e senza maâ€.
D’altronde aveva già presentato una proposta di legge in tal senso, prevedendo fino a 2000 euro di multa per coloro che “in ragione della propria fede religiosa rendono difficile o impossibile la propria identificazioneâ€. Il problema, insomma, sarebbe di ordine pubblico. Ma non doveva arrivare la Lega per risolverlo.
La legge che c’è in Italia dal 1975
La legge che se ne occupa già c’è, ed anche da parecchio. È del 1975 e vieta di coprirsi il volto con fazzoletti e caschi quando ci si trova in luoghi pubblici. Allora forse la preoccupazione della Lega, e non solo, è un’altra e si chiama Islam. Le donne che indossano il niqab sicuramente non avrebbero alcun problema ad alzare il velo per passare alla dogana o in un qualsiasi ufficio amministrativo per farsi identificare.
Parlare, poi, di burqa non ha neanche senso, è un falso problema. Quante donne in Italia vediamo camminare per strada col burqa? Su un eventuale divieto di portare il burqa non avrebbero problemi neanche i rappresentanti delle comunità islamiche, semplicemente perché non è un simbolo islamico ma un abito etnico, legato dunque a una particolare zona geografica e soprattutto ad una deriva integralista della religione stessa.
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