di Alessandro Bongarzone
Ritrovato un ordigno inesploso. Un clima di tensione e paura dopo le numerose minacce ai magistrati
REGGIO CALABRIA - L’ordigno è stato ritrovato dal custode - che immediatamente ha lanciato l’allarme - all’interno dell’ingresso di servizio del palazzo di viale Calabria, dove potrebbe essere stato inserito attraverso le sbarre del cancello e dove è stato disinnescato dagli artificieri di carabinieri e polizia tempestivamente intervenuti. Il congegno, definito a “basso potenziale”, è stato confezionato con un nastro isolante da pacchi ed era provvisto di una miccia, lunga non più di 20 centimetri, collegata ad una busta di plastica contenente della polvere.
Stando ai primi rilievi, l’ordigno non avrebbe potuto provocare danni anche se non viene del tutto scartata l’ipotesi del “segnale intimidatorio” che la ‘Ndrangheta avrebbe voluto lanciare proprio nel giorno in cui a Reggio Calabria sono presenti il ministro dell’Interno Maroni, il ministro della Giustizia Alfano e tutti i vertiti di carabinieri, polizia e forze dell’ordine, per fare il punto sull’attentato alla Procura generale.
Un vertice - fissato per le 16 - in cui saranno assunte le decisioni investigative e repressive per rispondere alla nuova strategia delle cosche calabresi, che si tiene sotto un regime di sicurezza rafforzato conseguente proprio al clima di tensione di cui l’allarme di questa mattina è solo l’ultimo atto. Secondo quanto riporta il sito di informazione locale “Newz.it”, infatti, ancora ieri sera, nel capoluogo calabrese, sarebbero state ritrovate alcune bottiglie incendiarie di fronte a due esercizi commerciali, con un probabile collegamento al racket delle estorsioni mentre, poche ore prima, era stata trovata - imbrattata con escrementi - la targa posta all’ingresso della segreteria politica dell’ex PM di Catanzaro, Luigi De Magistris.
Un invito alla cautela è venuto dal Procuratore nazionale Antimafia, Piero Grasso il quale, spiegando come “per capire la potenzialità e il significato dell’ordigno di questa mattina bisognerà aspettare il lavoro degli investigatori e degli artificieri”, ha di fatto risposto al Procuratore di Reggio, Giuseppe Pignatone che poco prima aveva minimizzato il ritrovamento dichiarando che, secondo lui, si tratterebbe “di un residuo dei festeggiamenti di Capodanno”, piuttosto che di “un avvertimento o di un segnale particolare”.
Proseguono, intanto, senza sosta le indagini sul fronte dell’attentato di domenica scorsa alla Procura anche se alcun elemento utile sarebbe derivato dall’esame delle telecamere di sorveglianza dell’edificio e di quelli adiacenti. Secondo quanto è dato sapere, infatti, non ci sarebbe alcuna possibilità di riconoscimento fisico delle due persone che hanno compiuto materialmente l’attentato le quali - nel momento in cui hanno depositato il rudimentale ordigno composto da un ingente quantitativo di tritolo collegato a una bombola di gas - indossavano caschi integrali da motociclista.
A questo si aggiunge, inoltre, che la targa dello scooter con cui gli attentatori sono giunti sul posto, sarebbe risultata contraffatta e, quindi, non è distinguibile.
I video in questione, comunque, ripresi dalle telecamere continuano ad essere sottoposti ad un esame meticoloso nel tentativo di ricavare il sia pur minimo spunto per le indagini che però al momento non hanno registrato novità sostanziali.
Si continuerebbe, quindi, a battere la pista - valutata come la più verosimile già nelle prime ore dopo l’attentato - dell’azione dimostrativa della ‘Ndrangheta “decisa - secondo il Procuratore generale di Reggio, Salvatore Di Landro - collegialmente dai vertici delle cosche locali”.
Secondo il magistrato si tratterebbe “di un’ipotesi assolutamente verosimile se si considera che obiettivo dell’azione è stata la più alta istituzione giudiziaria requirente del distretto”. “Una scelta criminale - - ha aggiunto Di Landro - che appare anomala rispetto agli schemi tradizionali della criminalità organizzata locale, che ha voluto lanciare un segnale forte contro l’istituzione giudiziaria". Sul terreno, quindi, di una ‘ndrangheta “colpita ma pronta a combattere” continuano a muoversi gli investigatori che ravvisano nella bomba di domenica scorsa la risposta ai sequestri di beni (oltre 800 milioni), anche lontano dalla Calabria, e all’arresto di ben 49 latitanti nel solo anno 2009.
Sul terreno delle iniziative politiche, intanto, dopo le prese di posizione di tutti i partiti; del vice presidente del CSM, Nicola Mancino e di don Ciotti, presidente dell’associazione “Libera”, oggi è la volta delle organizzazioni sindacali che si mobilitano contro la tracotanza delle cosche.
CGIL-CISL e UIL hanno dato appuntamento, infatti, a “tutti i reggini onesti e operosi che vogliono il riscatto del nostro territorio” alle 17,30, per una fiaccolata che si terrà in piazza Castello, di fronte agli uffici della Procura di Reggio Calabria. “L’iniziativa, si legge nel comunicato, è presa per manifestare il disgusto dei lavoratori “nei confronti della 'ndrangheta colpevole di tenere il territorio sotto scacco, senza possibilità di sviluppo e costringendo i nostri giovani ad emigrare in cerca di lavoro”. “La collettività reggina - scrivono i segretari generali di CGIL, CISL e UIL del capoluogo calabrese, Francesco Alì, Cosimo Piscioneri e Pino Zito - è ancora sotto shock a seguito degli efferati delitti che hanno avuto come vittime due giovanissimi ed oggi è costretta a meditare su un grave attentato dinamitardo che prende di mira la maggiore Istituzione giudiziaria che ha il compito di tutelare e garantire la legalità su tutto il territorio provinciale. Di fronte a questa escalation - concludono i segretari - i reggini non possono e non devono restare inerti”.
Un vertice - fissato per le 16 - in cui saranno assunte le decisioni investigative e repressive per rispondere alla nuova strategia delle cosche calabresi, che si tiene sotto un regime di sicurezza rafforzato conseguente proprio al clima di tensione di cui l’allarme di questa mattina è solo l’ultimo atto. Secondo quanto riporta il sito di informazione locale “Newz.it”, infatti, ancora ieri sera, nel capoluogo calabrese, sarebbero state ritrovate alcune bottiglie incendiarie di fronte a due esercizi commerciali, con un probabile collegamento al racket delle estorsioni mentre, poche ore prima, era stata trovata - imbrattata con escrementi - la targa posta all’ingresso della segreteria politica dell’ex PM di Catanzaro, Luigi De Magistris.
Un invito alla cautela è venuto dal Procuratore nazionale Antimafia, Piero Grasso il quale, spiegando come “per capire la potenzialità e il significato dell’ordigno di questa mattina bisognerà aspettare il lavoro degli investigatori e degli artificieri”, ha di fatto risposto al Procuratore di Reggio, Giuseppe Pignatone che poco prima aveva minimizzato il ritrovamento dichiarando che, secondo lui, si tratterebbe “di un residuo dei festeggiamenti di Capodanno”, piuttosto che di “un avvertimento o di un segnale particolare”.
Proseguono, intanto, senza sosta le indagini sul fronte dell’attentato di domenica scorsa alla Procura anche se alcun elemento utile sarebbe derivato dall’esame delle telecamere di sorveglianza dell’edificio e di quelli adiacenti. Secondo quanto è dato sapere, infatti, non ci sarebbe alcuna possibilità di riconoscimento fisico delle due persone che hanno compiuto materialmente l’attentato le quali - nel momento in cui hanno depositato il rudimentale ordigno composto da un ingente quantitativo di tritolo collegato a una bombola di gas - indossavano caschi integrali da motociclista.
A questo si aggiunge, inoltre, che la targa dello scooter con cui gli attentatori sono giunti sul posto, sarebbe risultata contraffatta e, quindi, non è distinguibile.
I video in questione, comunque, ripresi dalle telecamere continuano ad essere sottoposti ad un esame meticoloso nel tentativo di ricavare il sia pur minimo spunto per le indagini che però al momento non hanno registrato novità sostanziali.
Si continuerebbe, quindi, a battere la pista - valutata come la più verosimile già nelle prime ore dopo l’attentato - dell’azione dimostrativa della ‘Ndrangheta “decisa - secondo il Procuratore generale di Reggio, Salvatore Di Landro - collegialmente dai vertici delle cosche locali”.
Secondo il magistrato si tratterebbe “di un’ipotesi assolutamente verosimile se si considera che obiettivo dell’azione è stata la più alta istituzione giudiziaria requirente del distretto”. “Una scelta criminale - - ha aggiunto Di Landro - che appare anomala rispetto agli schemi tradizionali della criminalità organizzata locale, che ha voluto lanciare un segnale forte contro l’istituzione giudiziaria". Sul terreno, quindi, di una ‘ndrangheta “colpita ma pronta a combattere” continuano a muoversi gli investigatori che ravvisano nella bomba di domenica scorsa la risposta ai sequestri di beni (oltre 800 milioni), anche lontano dalla Calabria, e all’arresto di ben 49 latitanti nel solo anno 2009.
Sul terreno delle iniziative politiche, intanto, dopo le prese di posizione di tutti i partiti; del vice presidente del CSM, Nicola Mancino e di don Ciotti, presidente dell’associazione “Libera”, oggi è la volta delle organizzazioni sindacali che si mobilitano contro la tracotanza delle cosche.
CGIL-CISL e UIL hanno dato appuntamento, infatti, a “tutti i reggini onesti e operosi che vogliono il riscatto del nostro territorio” alle 17,30, per una fiaccolata che si terrà in piazza Castello, di fronte agli uffici della Procura di Reggio Calabria. “L’iniziativa, si legge nel comunicato, è presa per manifestare il disgusto dei lavoratori “nei confronti della 'ndrangheta colpevole di tenere il territorio sotto scacco, senza possibilità di sviluppo e costringendo i nostri giovani ad emigrare in cerca di lavoro”. “La collettività reggina - scrivono i segretari generali di CGIL, CISL e UIL del capoluogo calabrese, Francesco Alì, Cosimo Piscioneri e Pino Zito - è ancora sotto shock a seguito degli efferati delitti che hanno avuto come vittime due giovanissimi ed oggi è costretta a meditare su un grave attentato dinamitardo che prende di mira la maggiore Istituzione giudiziaria che ha il compito di tutelare e garantire la legalità su tutto il territorio provinciale. Di fronte a questa escalation - concludono i segretari - i reggini non possono e non devono restare inerti”.
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