di Alessandro Cardulli
Vincenzo Vita: una buona scelta quella di Emma anche per rilanciare le primarie come momento di grande coinvolgimento e partecipazione
ROMA - Il Pd s’incarta, mentre Di Pietro e Casini, ognuno per proprio conto e per i propri interessi che niente hanno a che fare con programmi di cose da fare,
lo accerchiano con dichiarazioni a getto continuo. Davvero singolare, per esempio, il leader dell’Udc che dà l’ultimatum a ufficializzato, Bersani per quanto riguarda la candidatura a presidente della Puglia mentre ha già sottoscritto,da tempo e ora l’accordo con il Pdl per il Lazio. Neppure la politica dei “due forni” di democristiana memoria aveva raggiunto vette così alte di sfacciataggine. Altro ultimatum viene da Di Pietro che ingaggia battaglia perché Zingaretti non avrebbe mai discusso delle candidature con l’Idv.
Zingaretti replica indicando le date dei suoi incontri con il senatore e segretario regionale dell’Idv, Pedica. Sottolinea che non ha mai dichiarato “di aver trovato accordi su questa o quella candidatura. Anzi – dice – il senso delle mie dichiarazioni esattamente l’opposto”. Replica Di Pietro il quale annuncia di aver parlato “questa mattina” con Zingaretti. Risposta di Zingaretti: “Non ho mai avuto occasione di parlarci da diverse settimane. Un copione buono per una farsa, una commedia degli equivoci classica, si sfiora il grottesco con un Pd che non è ancora in grado di scegliere, tante sono le anime e le contraddizioni che stanno esplodendo al suo interno.
La “burocrazia istituzionale”, il partito che vive nelle istituzioni e ne fa centri di potere, a partire dai municipi per salire verso l’alto,non vuole essere disturbato. Vede queste elezioni come il fumo negli occhi perché possono turbare equilibri consolidati che con la politica niente hanno a che fare. Le candidature sono un’occasione per mettere a fuoco chi conta, chi comanda nel partito, proprio a partire dai territori, le realtà locali sia che si tratti di governare che di stare all’opposizione. C’è insomma un Pd prigioniero di sé stesso, un Pd che vuol far prigioniero, come nel vecchio gioco di ruba bandiera,proprio il segretario, Pierluigi Bersani. Lui rientra prende in mano la partita candidature, convoca una conferenza stampa per annunciare che c’è ancora da discutere, che Zingaretti ha avanzato due ipotesi, saranno esaminate insieme al segretario regionale che fino ad oggi non ha cavato un ragno dal buco, al presidente dell’Assemblea del Pd del Lazio, idem come sopra che hanno avuto bisogno di uno scout per andare in esplorazione. Bersani affonda le parole nella vecchia teoria veltroniana del “ ma anche”. Può esserci una candidatura del Pd ma non escludiamo una esterna. Con i radicali ci possono essere dialogo e convergenze e non escludiamo di poter appoggiare Emma Bonino. "Da soli o con un solo interlocutore prendiamo tre Regioni - ha sottolineato Bersani - Io non intendo consegnare alla Destra questo risultato e non sarà. Non è vero che siamo in balia degli eventi, il nostro filo logico è rendere più competitivo il Pd".
Poi ha tracciato un quadro della situazione nazionale. "Per le regionali ci sono lavori in corso con passi significativi in alcune regioni, problemi aperti in due o tre". La data di presentazione delle candidature è il 20 febbraio e il risultato si vede alla fine". Poi è passato al richiamo al confronto con la maggioranza sulle riforme che tanto piace ai media.“ Siamo disponibili alle riforme purché siano di sistema - ha ripetuto ancora una volta - se la destra turba le condizioni politiche invadendo il parlamento con uno tsunami di norme che sotto la veste di carattere generale hanno il solo scopo di risolvere i problemi del premier allora si prende la responsabilità di far fallire il confronto".
Rivolgendosi al presidente del Consiglio dice: "Berlusconi dimostri adesso, davanti alla nostra disponibilità a fare le riforme, se mette avanti se stesso o i problemi del Paese". Nessuno nulla riforme non la si nega Berlusconi ha ampiamente dimostrato. Chi vuole intendere ha ampio materiale per capire. Ma una battuta sulle riforme non la si nega nessuno. Quello che ha stupito è quel richiamo che c’è ancora molto tempo per la presentazione delle candidature. Davvero Bersani pensa che prendere tempo attutisca i problemi. Vista la mole di dichiarazioni che ogni giorno esponenti del Pd rilasciano,ognuno con una propria linea, proprie proposte, ognuno contro l’altro, a noi sembra proprio il contrario.
Molti consensi per la Bonino
La scesa in campo di Emma Bonino che si è sentita con Zingaretti, ha sollevato molti consensi nel Pd, ma anche annunci di abbandono del partito da parte dei clericosanpietrodipendenti come la Binetti Non il caso di prendere il coraggio a due mani e chiudere la partita? Dice Vincenzo Vita esponente della sinistra del Pd: “ Buona la candidatura della Bonino, autorevole, seria, una candidatura che motiva la speranza che si passi per le primarie, per coinvolgere elettori, simpatizzanti, mettere in campo da subito energie. Fare delle primarie il primo passo di una grande campagna elettorale. Per come è fatto oggi il Pd, un partito post ideologico - prosegue il senatore dei Democratici- la scelta delle primarie è una necessità. Come si può impedire a Nicolini o ad altri che hanno dato la disponibilità a candidarsi di rinunciare? Davvero in questo caso il tempo è denaro, o meglio voti. Bisogna fare presto e bene”.
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