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Ken Saro–Wiwa 'Foresta di fiori'

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di Paolo Brama

Hanno ammazzato Ken Saro–Wiwa, uno scrittore, non un politico, non un guerrigliero, perché le sue idee mettono paura, sono pericolose e una multinazionale e un paese hanno paura di uno scrittore. Ken usava un’arma potente della letteratura africana, i racconti, che sapeva fondamentali nella vita di un africano perché i racconti possono salvare la terra.”

Con queste parole, che vibrano e colpiscono, durante la trasmissione “Chetempochefa” Roberto Saviano ha ricordato la figura del grande scrittore nigeriano Ken Saro–Wiwa, combattente per la libertà e “scrittore di parole giuste”, impiccato dal regime militare del suo paese il 10 novembre del ’95. La casa editrice Socrates pubblica ora la nuova edizione di “Foresta di fiori” (prima ed.ne settembre 2004, per lo stesso editore), una sua raccolta di racconti tradotta in molti paesi e molte lingue.

 

Scrittore, drammaturgo, autore televisivo e teatrale, Ken Saro–Wiwa è da considerarsi fra le personalità più illustri del mondo della cultura nigeriana. In aggiunta a tutto ciò, la sua vivacissima tensione politica lo ha portato a diventare un attivista e a battersi in una zona di mondo, il delta del Niger, dove il vivere quotidiano è fatica ardua, se non estrema addirittura.

Dopo aver assunto ruoli istituzionali nel governo del suo paese – in particolare nel settore della pubblica istruzione – si accorge presto che nel suo paese c’è del marcio, e decide quindi di osteggiare quelle stesse istituzioni di cui prima si era fatto servitore. E decide di farsi portavoce dei più poveri, degli ultimi, di uomini e donne che si trovano inermi a vivere destini tracciati da altri. Destini proiettati verso la sofferenza e decisi da menti diaboliche e senza scrupoli, dietro le quali aleggia lo spettro potente delle multinazionali petrolifere. Ken Saro–Wiwa fonda allora il Mosop (Movement for the Survival of the Ogoni People) per difendere la sua gente Ogoni e non solo. Tramite il movimento denuncia lo sfruttamento del territorio e della sua gente da parte della multinazionale Shell; ottiene un’incredibile risonanza internazionale ed un primo arresto, dal quale viene rilasciato senza processo. Dopo altri due arresti, assieme a sei attivisti del Mosop, viene giustiziato dai militari – nonostante la ferma condanna e le mobilitazioni delle organizzazioni internazionali dei diritti umani – con l’accusa di aver tramato per l’uccisione di alcuni oppositori del Mosop. A fronte delle numerose pressioni internazionali e di precise denunce, la Shell evitò il processo grazie ad un patteggiamento, pagando ai suoi eredi una somma di 15,5 milioni di dollari, ammettendo implicitamente le proprie responsabilità.
Questa raccolta di racconti, uscita proprio nel ’95, è uno spaccato senza veli su un pezzetto d’Africa. Una sorta di telecamera lasciata sempre accesa su un piccolo villaggio, Dukana, in cui la vita scorre sempre uguale a se stessa, senza grosse sorprese e con poche speranze, in un farsi e disfarsi dei giorni naturale quanto impossibile da mutare.

Vita che scorre nel caldo appiccicoso, lungo le strade sterrate e limacciose, in un territorio ostile, non del tutto plasmato dall’uomo, eppure già corrotto dalle scorie della modernità.
Modernità che non ha un dove ed è sempre un altrove: ad altri sono concesse fortune e ricchezze di quel petrolio che scorre sotto le loro terre. Agli abitanti di Dukana, come a tutti gli uomini che albergano lungo il delta del Niger, non restano che i fumi inquinanti, le grandi fiammate di gas che si vedono in lontananza, stimmate di un destino ineluttabile compreso da pochi e ignorato dai più.

Eppure, nonostante il baratro visibile ma impossibile da decifrare, la vita a Dukana prosegue nelle sue contraddizioni; nelle piccole comicità di tutti i giorni, nella corruzione di alcuni e nelle privazioni di tutti, negli interminabili momenti in cui si aspetta che qualcosa accada perché poi non accada nulla, perché tutto è già stato scritto. Ecco che nell’immutabilità di questo abisso, l’unico gesto propositivo e salvifico è quello di raccontare. Con l’ironia, con la forza della parola nuda e cruda che riesce a descrivere la vita per quello che è, dai piccoli ai grandi gesti che fanno il giorno passando per gli escrementi lasciati nelle strade e i pomeriggi trascorsi a parlare del nulla e a ingurgitare birra.
Perché leggerlo? Per il gusto della verità, di una grande scrittura, delle parole di un “giusto” che per la giustizia della sua gente ha donato il suo bene supremo. E per permettere a Dukana di sopravvivere, di continuare ad esistere. Come ha sottolineato Saviano, in alcune zone del mondo in cui in confini fra l’esserci e il non esserci più sono tanto, troppo labili da poterci trarre alcuna certezza, l’unica ancora per restare al mondo è l’esercizio di raccontare.
Raccontare per esserci, per ricordarsi di essere vivo. I bellissimi racconti di Ken Saro–Wiwa sono l’arma potente, forse l’unica, con cui salvare la sua terra.

Titolo: Foresta di fiori
Autore: Ken Saro-Wiwa
Collana: Paesi, parole
Pagine: 176
Formato: cm 13,5 x 24
Legatura: Brossura
Prezzo: 10,00€ 
Pubblicazione: Settembre 2004
Nuova edizione: Novembre 2009
ISBN: 88-7202-020-4


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