Editoriale di Alessandro Cardulli
Orecchini di smeraldo per Letizia Moratti, sindaco di Milano. Collana di diamanti, regalata da papà , per Marina Berlusconi, insignita anche dell'Ambrogino d'oro, non si sa per quali meriti. E con queste "capoflila", un lusso sfrontato, esibito, pacchiano anche, delle tante signore equipaggiate di gioielli, di haute couture, fa da cornice alla "prima" della Scala, una splendida edizione, dicono le cronache, della Carmen di Bizet.
C'era anche un numero speciale di " Chi" della famiglia berlusconiana a far bella mostra di sé con i suoi ridicoli paragoni fra personaggi dell'opera bizetiana e figuri come Fabrizio Corona. Disertano ministri e uomini politici. C'è solo la Brambilla. Avevano fiutato l'aria, erano stati avvertiti che c'era un clima di contestazione. Sarebbe stato meglio evitare. Berlusconi ha tanti problemi, non si potevano aggiungere anche i fischi agli uomini di di governo. E la contestazione c'è stata.
Davanti al Teatro manganellate ai contestatori
E' durata più di due ore. Qualcuno ha richiamato una data "storica", il 7 dicembre del 1968. No, non solo non c'era un leader come Capanna, fa notare notare Natalia Aspesi, raccontando su Repubblica la "prima" della Scala. Ma è il quadro politico, sociale, istituzionale profondamente mutato. Allora c'era la protesta degli studenti che era andata nel profondo della società , c'erano gli operai che lanciavano una grande offensiva, c'erano i consigli di fabbrica. In una parola era l'autunno caldo. Oggi, ci sono ancora gli studenti, ci sono ancora gli operai, c'è ancora chi torna a manifestare nelle strade e nelle piazze. Sono lotte essenziali, di grande significato, ma di difesa, di diritti conquistati proprio in quegli anni, della scuola publica, tartassata dalla Gelmini, dei posti di lavoro travolti dalla crisi che colpisce ogni settore, dai tagli del governo che colpiscono il mondo della spettacolo, della cultura, dell'arte. A gridare " vergogna, vergogna" mentre arrivavano i vip, banchieri, imprenditori, mondo della finanza era in tanti, proprio tanti: c'erano gli operai dell'Alfa di Arese e di Pomigliano, della Dalmine, di altre fabbriche che licenziano, i cassa integrati dei teatri, i musicisti, i lavoratori della Scala.
La gente a Napolitano : " Vai, prendili tutti a sberle"
Il presidente della Repubblica, Giorgio Napoplitano, l'unico a non essere fischiato mentre metteva piede nel magnifico teatro dice : " Non ho la bacchetta magica, né i cordoni della borsa ma quello che posso fare per la Scala e la cultura lo farò". La gente che protesta, mentre volano i lacromogeni della polizia e piovono manganellate da parte degli agenti in tenuta anti-sommossa, quando vede Napolitano scendere dall'auto lo accoglie come uno di famiglia. Non ha bisogno di essere scortato fino all'ingresso come i vip, si fa per dire." Vai presidente- lo incitano-prendili tutti a sberle". Raccontano le cronache di un operaio della Dalmine che ha gridato. "Con il prezzo del biglietto ci pago tre mesi di affitto". La Scala: immagini di due mondi che si guardano da lontano. L'unica cosa che unifica l'avvenimento sono le manganellate della polizia date ai poveri per proteggere i ricchi, i potenti che dalla crisi traggono benefici con le loro speculazioni, i vari incentivi di cui il governo è prodigo mentre manda a picco le piccole imprese. Manganellate contro chi protesta, contro chi paga la crisi, chi non arriva alla fine del mese e quando finisce la cassa integrazione non ha un futuro su cui fare affidamento, chi come i giovani dei centri sociali non può che rivolgersi a San Precario. Il governo tutela i primi, i ricchi e gli arricchiti, gli speculatori, gli evasori addirittiura li premia con lo scudo fiscale.
Alla Camera blitz del governo sulla manovra
Già i soldi che arriveranno da questo nuovo condono, da questo grazioso regalo, sono già impegnati dalla Finanziaria per rispondere ai "clienti". Già che si era commesso un vero e proprio delitto con lo scudo fiscale, appunto, si potevano investire in opere utili. Ma no, sarebbe pretendere troppo. A quel tirchio di Tremonti si è riusciti a far tirare un po' di soldi perchè bisognava rispondere ai clienti, quelli che portano i voti. Per far questo, consenziente il presidente della Camera,Gianfranco Fini, il governo ha presentato ex novo un maxi emendamento al vecchio testo. Con un blitz in Commissione Bilancio la maggioranza ha approvato una manovra che non si può discutere, non si possono presentare emendamenti. Anzi già si prospetta il voto di fiducia dove da mercoledì si discute il nuovo testo. L'opposizione ha abbandonato i lavori in Commissione e ora si prepara a dare battaglia. Così hanno annunciato Pd, Idv e Udc e di argomenti ce jne sono a iosa. Il primo:il documento di Programmazione economica e finanziaria approvato dal Parlamento parlava di una manovra in pareggio. Anche a Bruxelles questo dato era stato presentato. Con il maxi emendamento si passa dai quattro miliardi la m,anovra valeva come uscita dal Senato, agli otto miliardi, mezzo punto in più per l'aggiustamento del prodotto interno lordo come ci chiede l'Europa. Così si fanno cointenti i clienti.
Il Tesoro scippa il Tfr ai lavoratori Â
Si colpiscono le voci che riguardavano interventi per lo sviluppo per finanziare associazioni, a discrezione dei ministri, tipo la cultura italiana in Istria,la Biblioteca Regina Margherita di Monza, il museo Omero di Ancona, per carità tutte associzioni bnemerite, ma, forse in un momento di crisi si poteva pensare ad altro. Oltre a questi mille rivoli Confindustria porta a casa 400 milioin in più per il credito di imposta alla ricerca, naturalmente senza alcun controllo che ricerca si faccia e la scuola privata si aguidica la sua parte con130 milioni in più e il5 per mille altri 400. Il ponte sullo Stretto,opera virtuale, ha in appannaggio 470 milioni. Chi paga? Naturalmente i lavoratori. Il govrerno infatti ha deciso di appropriarsi dei soldi del Tfr lasciati dai dipendenti in azienda che potevano versarli a fondi a propria scelta. Ora finiranno nin un fondo di tesoreria istituito per coprire, come notaTito Boeri commentando la manovra su Repubblica, la spesa de 200 commi del maxi emendament con la speranza che " i lavoratori-afferma l'economista- un giorno potranno riavere gli stessi interessi che avrebbero maturato in azienda e che ,dunque, creano un debito per lo Stato".
Davanti al Teatro manganellate ai contestatori
E' durata più di due ore. Qualcuno ha richiamato una data "storica", il 7 dicembre del 1968. No, non solo non c'era un leader come Capanna, fa notare notare Natalia Aspesi, raccontando su Repubblica la "prima" della Scala. Ma è il quadro politico, sociale, istituzionale profondamente mutato. Allora c'era la protesta degli studenti che era andata nel profondo della società , c'erano gli operai che lanciavano una grande offensiva, c'erano i consigli di fabbrica. In una parola era l'autunno caldo. Oggi, ci sono ancora gli studenti, ci sono ancora gli operai, c'è ancora chi torna a manifestare nelle strade e nelle piazze. Sono lotte essenziali, di grande significato, ma di difesa, di diritti conquistati proprio in quegli anni, della scuola publica, tartassata dalla Gelmini, dei posti di lavoro travolti dalla crisi che colpisce ogni settore, dai tagli del governo che colpiscono il mondo della spettacolo, della cultura, dell'arte. A gridare " vergogna, vergogna" mentre arrivavano i vip, banchieri, imprenditori, mondo della finanza era in tanti, proprio tanti: c'erano gli operai dell'Alfa di Arese e di Pomigliano, della Dalmine, di altre fabbriche che licenziano, i cassa integrati dei teatri, i musicisti, i lavoratori della Scala.
La gente a Napolitano : " Vai, prendili tutti a sberle"
Il presidente della Repubblica, Giorgio Napoplitano, l'unico a non essere fischiato mentre metteva piede nel magnifico teatro dice : " Non ho la bacchetta magica, né i cordoni della borsa ma quello che posso fare per la Scala e la cultura lo farò". La gente che protesta, mentre volano i lacromogeni della polizia e piovono manganellate da parte degli agenti in tenuta anti-sommossa, quando vede Napolitano scendere dall'auto lo accoglie come uno di famiglia. Non ha bisogno di essere scortato fino all'ingresso come i vip, si fa per dire." Vai presidente- lo incitano-prendili tutti a sberle". Raccontano le cronache di un operaio della Dalmine che ha gridato. "Con il prezzo del biglietto ci pago tre mesi di affitto". La Scala: immagini di due mondi che si guardano da lontano. L'unica cosa che unifica l'avvenimento sono le manganellate della polizia date ai poveri per proteggere i ricchi, i potenti che dalla crisi traggono benefici con le loro speculazioni, i vari incentivi di cui il governo è prodigo mentre manda a picco le piccole imprese. Manganellate contro chi protesta, contro chi paga la crisi, chi non arriva alla fine del mese e quando finisce la cassa integrazione non ha un futuro su cui fare affidamento, chi come i giovani dei centri sociali non può che rivolgersi a San Precario. Il governo tutela i primi, i ricchi e gli arricchiti, gli speculatori, gli evasori addirittiura li premia con lo scudo fiscale.
Alla Camera blitz del governo sulla manovra
Già i soldi che arriveranno da questo nuovo condono, da questo grazioso regalo, sono già impegnati dalla Finanziaria per rispondere ai "clienti". Già che si era commesso un vero e proprio delitto con lo scudo fiscale, appunto, si potevano investire in opere utili. Ma no, sarebbe pretendere troppo. A quel tirchio di Tremonti si è riusciti a far tirare un po' di soldi perchè bisognava rispondere ai clienti, quelli che portano i voti. Per far questo, consenziente il presidente della Camera,Gianfranco Fini, il governo ha presentato ex novo un maxi emendamento al vecchio testo. Con un blitz in Commissione Bilancio la maggioranza ha approvato una manovra che non si può discutere, non si possono presentare emendamenti. Anzi già si prospetta il voto di fiducia dove da mercoledì si discute il nuovo testo. L'opposizione ha abbandonato i lavori in Commissione e ora si prepara a dare battaglia. Così hanno annunciato Pd, Idv e Udc e di argomenti ce jne sono a iosa. Il primo:il documento di Programmazione economica e finanziaria approvato dal Parlamento parlava di una manovra in pareggio. Anche a Bruxelles questo dato era stato presentato. Con il maxi emendamento si passa dai quattro miliardi la m,anovra valeva come uscita dal Senato, agli otto miliardi, mezzo punto in più per l'aggiustamento del prodotto interno lordo come ci chiede l'Europa. Così si fanno cointenti i clienti.
Il Tesoro scippa il Tfr ai lavoratori Â
Si colpiscono le voci che riguardavano interventi per lo sviluppo per finanziare associazioni, a discrezione dei ministri, tipo la cultura italiana in Istria,la Biblioteca Regina Margherita di Monza, il museo Omero di Ancona, per carità tutte associzioni bnemerite, ma, forse in un momento di crisi si poteva pensare ad altro. Oltre a questi mille rivoli Confindustria porta a casa 400 milioin in più per il credito di imposta alla ricerca, naturalmente senza alcun controllo che ricerca si faccia e la scuola privata si aguidica la sua parte con130 milioni in più e il5 per mille altri 400. Il ponte sullo Stretto,opera virtuale, ha in appannaggio 470 milioni. Chi paga? Naturalmente i lavoratori. Il govrerno infatti ha deciso di appropriarsi dei soldi del Tfr lasciati dai dipendenti in azienda che potevano versarli a fondi a propria scelta. Ora finiranno nin un fondo di tesoreria istituito per coprire, come notaTito Boeri commentando la manovra su Repubblica, la spesa de 200 commi del maxi emendament con la speranza che " i lavoratori-afferma l'economista- un giorno potranno riavere gli stessi interessi che avrebbero maturato in azienda e che ,dunque, creano un debito per lo Stato".
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