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Home Italia Le Opinioni Brunetta azzanna la Cgil. Rischia di rompersi i denti

Brunetta azzanna la Cgil. Rischia di rompersi i denti

Editoriale di Alessandro Cardulli

Avete presente un  cane, quell'animale a quatro zampe che si diceva, una volta, essere l'amico più fidato dell'uomo? La scienza moderna sembra aver accertato che è invece un grande sfruttatore. Mangia, beve, dorme, non fa più neppure la guardia perché ci sono tanti marchingegni elettronici che lo sostituiscono. Quelli di taglia grande abbaiano poco, hanno l'aria sorniona,  indolenti, anche quando vedono un gatto non fanno grandi storie, lo inseguono e se lo prendono sono guai amari.

 

Sanno di essere forti e non hanno bisogno di gridare. Invece i cani piccoli come li guardi abbaiano, fanno la voce grossa o meglio ci provano perchè la voce è proprozionata alle dimensioni. Sanno di essere piccoli, diventano ringhiosi. Lo fanno per farsi notare, altrimenti a volte, tanto sono minuscoli, non si vedrebbero neppure e si rischierebbe di calpestargli il codino. Bene, chissà perché, il botolo ringhioso ci richiama all' immagine di Renatino Brunetta, il ministro sempre incazzato con tutto il mondo.  Forse perché come i cagnolini è uno cui piace far dispetti. Ti guarda torvo e i ti fa capire che lui è di quelli che non dimentica, se le lega al dito.
 
Tiene il broncio e alla prima occasione te la farà pagare. Come i cagnolini o, ora che ci viene in mente, anche come i bambini abituati male che se la prendono per un niente e e si mettono a strillare, voltano le spalle, ti giurano che non sarete più amici  vanno a piangere dalla mamma. Così é Renatino. Accadde qualche tempo fa che la Cgil, che conta circa quasi sei milioni di iscritti non abbia sottoscritto quello che il ministro chiama "il nuovo modello contrattuale", in realtà un bidone firmato da Cisl e Uil. Ci rimase male, prese questo atto come un affronto personale. Ora che fa questo personaggio: convoca i sindacati che hanno chiesto un incontro per discutere il rinnovo contrattuale dei pubblici dipendenti.
 
Come il nostro botolo ringhioso di cui sopra, Renatino si prende l'agognata  rivincita. Al tavolo suo,  perché per lui il ministero è cosa sua, non vuole il sindacato pù rappresentativo, la Fp Cgil che conta circa quattrocentomila iscritti  ma ha due gravi colpe che costituiscono insieme uno "sgarbo" per citare un termine mafioso. Non ha sottoscritto il famoso nuovo modello contrattuale, il bidone, e ora osa scioperare, organizzare presidi, manifestazioni. Addirittura una sciopero generale dei dipendenti pubblici per l'11 dicembre. Anche Cisl e Uil non possono star ferme a far la guardia al bidone. Non faranno sciopero, per carità. Ignorano perfino che questa parola esista ma qualche manifestazione la faranno e Brunetta addebita anche questo alla Cgil. Nella Finanziaria non ci sono soldi per il nuovo contratto. Il ministro pensa ad un aumento salariale pari a venti euro al mese, non si capisce ancora se lordi o netti. Intanto mena il can per l'aia e straparla di dipedenti pubblici che devono sempre sorridere, devono prestare giuramento, lancia la campagna di "gentilezza" ma si guarda bene dal  mettere in cantiere quelle misure di vera riforma che servono per migliorare i servizi di cui i cittadini e il paese hanno bisogno. No, lui ringhia, abbaia alla luna. Prova ad azzannare la Cgil e ignora, il poveretto, che rischia di rompersi i denti.



Carlo Podda, seretario generale della Fp-Cgil, ha risposto a muso duro che  "la misura è colma". " E'un autogol e una prova di scortesia", ha dichiarato il segretario generale della Cgil quando si parla di contratti, Brunetta ha il dovere di convocare tutti. In tutti i tavoli contrattuali, sia dove abbiamo firmato, sia dove no, è sempre stata convocata la Cgil, che rappresenta tante persone. Mi pare - ha proseguito Epifani - una scelta sbagliata, potrei dire molto scortese per un ministro che chiede ai dipendenti pubblici di essere cortesi. Ma è una scortesia sociale, istituzionale e politica. Quindi, mi pare di capire, anche un gravissimo autogol del ministro". In realtà un giocatore così, un buon allenatore non lo porterebbe neppure in panchina. Tanto meno lo manderebbe  in tribuna  con il rischio  che finisca, rasoterra, sotto qualche poltroncina. Lo terrebbe al guinzaglio. Chissà perché è sempre l'immagine del cagnolino quella che ci viene alla mente. Il padrone, il noto cavaliere di Arcore, e il cagnolino. Che bella accoppiata.

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Ultimo aggiornamento ( Giovedì 03 Dicembre 2009 18:11 )  

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