di Pietro Anastasio
MESSINA – Sette manifestazioni in sette regioni del Sud per porre all’attenzione del Paese la grave situazione in cui versa il Mezzogiorno e per chiedere, avanzando precise proposte, al Governo di cambiare radicalmente passo. Sette manifestazioni organizzate dalla Cgil in questa giornata di mobilitazione per “il lavoro, lo sviluppo e la legalità”.
La città di Messina è il cuore di questo sabato per il Meridione. Città dello stretto come luogo simbolo del disinteresse del governo che si manifesta nell’abbandono delle popolazioni colpite dall’alluvione di ottobre. Ed è a questo corteo che ha scelto di partecipare il segretario nazionale della Cgil, Guglielmo Epifani.
Ai 30mila giunti a Messina per portare le vertenze aperte in tutta l’Isola, Epifani dice: “bisogna avere in mente che il Mezzogiorno non è un problema per il Paese ma è la soluzione dei problemi del Paese”.
Si avanzano proposte e vengono chiesti interventi che aiutino il Mezzogiorno a uscire dalla crisi anche dalle altre manifestazioni odierne delle Cgil. A Chieti, a Napoli, a Campobasso, a Potenza, a Bari e a Cosenza, migliaia di lavoratori scesi in piazza mostrano i volti di questa crisi che è ben lontana dall’essere terminata e che attanaglia il Meridione d’Italia nella morsa sempre più stretta della disoccupazione.
Messina. In 30mila alla manifestazione per il rilancio del Sud
Lavoratori in corteo questa mattina a Messina, luogo scelto dal leader sindacale Guglielmo Epifani in segno di solidarietà alla popolazione colpita lo scorso 1 ottobre dall'alluvione e “come simbolo del disimpegno del governo nei confronti del Sud”. Per il Mezzogiorno viene chiesto “lavoro, sviluppo, legalità”, slogan di questa giornata di lotta delle regioni del Sud. “Messina è stata scelta come simbolo di tante cose: del sud che non ha lavoro, del sud che arretra nella crisi, del sud che ha bisogno di investimenti nella sistemazione ambientale e nella difesa del territorio, del sud che deve legare lo sviluppo del territorio agli investimenti per lo sviluppo” spiega il segretario Epifani. Per questo, ha poi aggiunto il numero uno della Cgil, “bisogna avere in mente che il Mezzogiorno non è un problema per il Paese ma è la soluzione dei problemi del Paese, c'è invece l'idea che sia la zavorra per il resto del Paese ma non è così”. “Il governo – ha aggiunto Epifani – deve cambiare rotta con politiche credibili, per il bene non solo del Sud, ma di tutto il Paese”. Sempre sul Mezzogiorno, il segretario Cgil ha sottolineato come in questa parte del paese esista “un problema nelle classi dirigenti” che “inutile far finta di niente, non sono mediamente all'altezza anche se esistono delle eccezioni”. “Questo - prosegue il segretario Cgil - è un problema grande: il Mezzogiorno deve esprimere delle classi dirigenti in grado di rinnovarsi, di rinnovare le scelte e rispondere a quella parte del Paese che considera il Sud un problema”.
E in migliaia si sono ritrovati in piazza Antonello da dove è partito il serpentone che, attraversando le vie Cannizzaro, San Martino, Geraci, Battisti, si è diretto verso piazza Lo Sardo, dove Epifani pronuncia il suo comizio, preceduto da Lillo Oceano, segretario della Cgil di Messina, Nino Baseotto, segretario della Cgil Lombardia, Mariella Maggio, segretaria generale della Cgil Sicilia.
Parecchie migliaia i lavoratori in strada, circa 30mila secondo gli organizzatori, giunti nella città dello Stretto per portare in piazza le tante vertenze aperte. Ci sono gli operai Fiat di Termini Imerese come i dipendenti della camiceria Castello, fino ai lavoratori dell'Ente sviluppo agricolo.
E della emergenza Fiat parla Roberto Mastrosimone, della Fiom Cgil dello stabilimento di Termini Imerese. “Siamo anche qui – ha detto – perché il nostro obiettivo è quello di far cambiare idea alla Fiat e di continuare a produrre le auto a Termini Imerese. Noi avevamo un accordo – ricorda poi Mastrosimone – che prevedeva la produzione della nuova Lancia Y pari a un investimento di 550 milioni di euro e l'assunzione di 250 dipendenti e chiediamo che venga rispettato”.
Una manifestazione largamente partecipata, la più grande mai organizzata dalla Cgil a Messina, a cui ha aderito non solo il mondo del lavoro, ma anche da quello della politica, degli studenti, dell’associazionismo e dei movimenti. Partecipano, infatti, alla giornata di mobilitazione della Cgil, il Pd, il Prc, Sinistra e Libertà, ma anche il Wwf, il Movimento degli Universitari, l'Arci, la Cia, L'Osservatorio minori "Lucia Natoli", il "Comitato la nostra città", l'associazione "Messinasenzaponte" e tanti altri ancora.
Le altre manifestazioni. A Cosenza sfilano 40mila calabresi. In 150mila nelle sette città del Sud
In 40 mila si sono riversati questa mattina da tutta la regione per la manifestazione della Cgil a Cosenza. Il lungo corteo giunge a piazza Zumbini fino alla fine di corso Mazzini, nei pressi della fontana di Giugno dove i dirigenti del sindacato tengono il comizio finale. Sono presenti il segretario provinciale di Cosenza, Giovanni Donato, il segretario regionale Sergio Genco e Fulvio Fiammoni della Cgil nazionale. “È una grande manifestazione di popolo che evidenzia la crisi che c'è in Calabria - ha affermato Giovanni Donato - abbiamo voluto portare i volti e le facce delle persone in piazza perché per noi la crisi non è finita, anzi in Calabria avrà ripercussioni in tutto il 2010. La crisi è finita per le banche, gli speculatori e altri soggetti ma non per i lavoratori, i pensionati e i cittadini. Per questo occorre una svolta della politica radicale”. Migliaia anche a Potenza dove la testa del corteo viene affidata alle donne. Una scelta, questa, che assume un significato importante, quale è quello del rilancio della mobilitazione popolare nel Sud ed in Basilicata e con essa il protagonismo delle categorie, tra le quali le donne, esposte non solo alla crisi e ai licenziamenti, ma anche a continui attacchi dei diritti civili e sociali.
La giornata di lotta attraversa anche le strade di Napoli, dove i lavoratori si sono concentrati alle 9.30 nella zona di piazza Mancini per poi raggiungere il palco di piazza del Gesù e ascoltare i comizi finali. Malgrado la pioggia battente i manifestanti hanno aderito numerosi allo sciopero e migliaia di lavoratori partenopei, e non solo, hanno sfilato per le vie della citta. Si sono aggiunti anche i lavoratori giunti in delegazione da aziende piemontesi, precari, pensionati, cassintegrati e studenti. Molto ricca la partecipazione anche dei lavoratori immigrati provenienti da San Nicola Varco, Sant’Antimo, Villa Literno e Castelvolturno. Il lungo serpentone è arrivato verso le 11 in piazza del Gesù dove si è tenuto un comizio aperto dal segretario generale campano Michele Gravano. Alla manifestazione di oggi ha partecipato anche l’associazione Libera, rappresentata dal suo referente campano Don Tonino Palmese. Si è registrata una significativa partecipazione alla manifestazioni di Chieti, dove, anche qui, nonostante la pioggia battente, in 2500 sono scesi in piazza sotto le bandiere dellla Cgil e delle altre organizzazioni aderenti alla giornata di mobilitazione. Qui, per la segretaria confederale nazionale, è intervenuta Paola Agnello Modica, che ha spiegato la scelta di Chieti soprattutto perchè, la Val di Sangro, sta vivendo una grande difficoltà insieme alle altre province abruzzesi. "Avremmo dovuto farla a L'Aquila la manifestazione - ha detto - ma L'Aquila e' una citta' che rischia di diventare fantasma e non vorremmo che l'Abruzzo diventasse una regione fantasma nel panorama nazionale sul piano economico e sociale. Pretendiamo lavoro, dignita', legalita', sviluppo, tutte cose possibili se il governo sceglie di dare un'indicazione precisa anche agli imprenditori e di metterci risorse che ci sono e possono essere recuperate ad esempio con la lotta all'evasione fiscale, dando diverse priorita' alle spese".
Grande successo anche per le manifestazioni di Campobasso e Bari, dove in 40mila con la segretaria confederale, Vera Lamonica, hanno ricordato il giovane Benedetto Petrone ucciso il 28 novembre 1977 da una aggressione di militanti di destra.
Le immagini del corteo della Cgil a Napoli
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