di Alessandro Bongarzone
Svolta nel giallo dell’omicidio di Carla Molinari la tipografa 82 enne uccisa, il 5 novembre, nella sua villetta di Cocquio Trevisago e mutilata delle mani dal suo assassino: un italiano di 55 anni, vicino di casa della vittima, di professione imbianchino
VARESE - Un uomo di mezza età , con i capelli mossi, grigi e una leggera barba vicino di casa della vittima. Sarebbe lui - secondo la Procura di Varese - l’autore di quello che per la stampa, ormai, è diventato l’omicidio della “donna con le mani mozzateâ€.
La conferma della svolta nelle indagini è arrivata, poco dopo le 19, nella conferenza stampa che il Procuratore Capo di Varese, Maurizio Grigo accompagnato dal Questore della città , Marcello Cardona, hanno tenuto subito dopo la traduzione in carcere del presunto assassino dell’ex tipografa in pensione Carla Molinari. Il magistrato, pur mantenendo il riserbo sia sui particolari che hanno condotto all’arresto (“ci sono ancora indagini in corsoâ€) sia sulle generalità dell’inquisito,  ha confermato - comunque - che l’uomo con il giubbotto arancione, uscito ammanettato e coprendosi il volto con un foglio di carta dalla questura di Varese sarebbe l’autore dell’omicidio posto in stato di fermo con l’accusa di omicidio premeditato aggravato da sevizie e crudeltà .
Sull’uomo, un artigiano (probabilmente di professione imbianchino) che nei prossimi giorni dovrà comparire davanti al Giudice per le Indagini Preliminari per la convalida del fermo, sarebbero state raccolte - dagli agenti della Squadra Mobile e del Servizio Centrale Operativo - prove che la Procura ha definito “inequivocabiliâ€.
Sarebbero stati dimostrati, infatti, contatti diretti tra il fermato e la vittima nell’ora indicata dai periti come quella della morte che, secondo gli esiti dell’autopsia, sarebbe avvenuta per soffocamento confermando, quindi, che le 15 coltellate alla schiena e all’addome e le resezioni di mani e capo sarebbero avvenute, solo in un secondo momento, a decesso ormai avvenuto.
A tradire il presunto assassino sarebbero state le impronte delle sue scarpe da ginnastica disseminate in tutte le stanze della villetta, tranne che in bagno, lasciate a bella posta dall’uomo nel tentativo di depistare le indagini. Si tratterebbe di calzature piccole, 38 o 39, lo stesso numero di quelle abitualmente indossate dalla vittima, le cui impronte - in alcuni punti della casa - figurano appaiate come fosse la conseguenza di un salto. Inoltre, gli inquirenti - dopo aver verificato che dalla casa manca nulla - avrebbero appurato che il disordine, trovato in casa al momento del ritrovamento del cadavere, sarebbe frutto dell’ennesima messa in scena dell’assassino nel tentativo di far credere ad una rapina finita male.
Sull’uomo, un artigiano (probabilmente di professione imbianchino) che nei prossimi giorni dovrà comparire davanti al Giudice per le Indagini Preliminari per la convalida del fermo, sarebbero state raccolte - dagli agenti della Squadra Mobile e del Servizio Centrale Operativo - prove che la Procura ha definito “inequivocabiliâ€.
Sarebbero stati dimostrati, infatti, contatti diretti tra il fermato e la vittima nell’ora indicata dai periti come quella della morte che, secondo gli esiti dell’autopsia, sarebbe avvenuta per soffocamento confermando, quindi, che le 15 coltellate alla schiena e all’addome e le resezioni di mani e capo sarebbero avvenute, solo in un secondo momento, a decesso ormai avvenuto.
A tradire il presunto assassino sarebbero state le impronte delle sue scarpe da ginnastica disseminate in tutte le stanze della villetta, tranne che in bagno, lasciate a bella posta dall’uomo nel tentativo di depistare le indagini. Si tratterebbe di calzature piccole, 38 o 39, lo stesso numero di quelle abitualmente indossate dalla vittima, le cui impronte - in alcuni punti della casa - figurano appaiate come fosse la conseguenza di un salto. Inoltre, gli inquirenti - dopo aver verificato che dalla casa manca nulla - avrebbero appurato che il disordine, trovato in casa al momento del ritrovamento del cadavere, sarebbe frutto dell’ennesima messa in scena dell’assassino nel tentativo di far credere ad una rapina finita male.
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