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Non solo Lampedusa. Crotone scoppia e si militarizza

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di Giulia Fresca

Nei giorni drammatici degli sbarchi a Lampedusa, il Centro di prima accoglienza di Crotone, il più grande d’Europa, vive un’emergenza forse mai sperimentata nei suoi primi 10 anni di vita. L’emergenza ha un nome: sovraffollamento; e finora non s’è tradotto in allarme solo perché da queste parti non ci sono sbarchi, sebbene dopo ogni nuovo arrivo si smisti qui qualche rifugiato.

Del Cpa calabrese dicono tutto i numeri: i migranti ospitati attualmente al Sant’Anna sono 1800, la capienza massima è di 1200. Stesso tetto che il Viminale prevede per Lampedusa, centro nato per 804 posti ma dove giovedì scorso, anche se per una sola “unitàâ€, si è superata quota 1700. Da oggi al Sant’Anna qualcosa cambierà, ma per “domare†il sovraffollamento più che per fronteggiarlo. E di fatto sarà come militarizzare un’azienda: forse non tutti i 100 soldati che presidieranno Crotone sanno che in questo ex aeroporto militare sono stati chiamati a vigilare anche su uno degli “indotti†più importanti di una zona non proprio fiorente dal punto di vista occupazionale. Sì perché il Cpa (da poco Cara: Centro accoglienza per richiedenti asilo) è una vera e propria industria dell’accoglienza che dà lavoro a cooperative di catering, pulizie e simili. E poi ci sono Misericordia e Caritas, gli infermieri e i medici dell’Azienda sanitaria numero 5 che garantiscono assistenza 24 ore su 24, la Croce Rossa e i dipendenti di questura, prefettura e Comune di Isola Capo Rizzuto, la Prociv e i tanti volontari che da anni s’interfacciano con le microstorie dei “richiedenti asiloâ€, rifugiati politici che spesso arrivano in Calabria smistati proprio da Lampedusa. In fuga da scenari di guerre e distruzione.
 


E’ un’attesa snervante quella che si consuma nel purgatorio dei 160 container (vi vivono in 1202) e, da qualche giorno, delle 40 tende provvisorie che nell’assolatissimo campo ospitano circa 350 persone alcune delle quali, mancando i materassi, preferiscono dormire all’aperto; la struttura in muratura (il Cara vero e proprio) ospita i restanti 250. Per arginare il boom di presenze – che in estate esplode – si spera da tempo nella creazione di bungalows che non arrivano.
Una panoramica sui volti degli ospiti, tra quelli che consumano il pasto preparato con cura dai volontari e passato dalla finestra del refettorio – non esiste una mensa al “Sant’Annaâ€, ma neppure un frigorifero: il litro d’acqua di dotazione giornaliera viene servito in bottiglie di plastica a temperatura ambiente – e i “pendolari senza lavoro†come si potrebbero amaramente chiamare i migranti in “libera uscita†ti fa capire che il problema del Cpa è anche politico, se con le storie d’amore che fioriscono, da sempre in centri come questo si registrano i tentativi di fuga e di suicidio. E infatti, da Heidi Giuliani e Francesco Caruso, coi governi si avvicendano i parlamentari che fanno visita a Crotone come a Lamezia: se la ex Udc oggi Pd Dorina Bianchi ha promesso che ogni lunedì sarà al Sant’Anna, la neoeletta (anche lei nei Democratici) senatrice Daniela Mazzuconi sta preparando un’interrogazione da presentare dopo la pausa estiva: il coordinamento di associazioni “Baobabâ€, che si occupa della cosiddetta «seconda accoglienza», dopo una lunga visita le ha consegnato, due settimane fa, un report da cui emerge una realtà fatta di «diversi casi di scabbia accertati all’interno e all’esterno del Centro», visite mediche d’ingresso «sommarie» e «difficoltà di comunicazione». La Mazzuconi – che il 18 luglio scorso ha definito «preoccupanti» le condizioni di vita all’interno di tende e container dove a suo avviso «non vengono rispettati i basilari standard igienico sanitari » – vuole che il caso Crotone serva a disegnare una nuova linea d’indirizzo nella gestione degli altri centri italiani dove con il nome si spera cambi anche la qualità della vita dei migranti, tanto più che alle paure di crotonesi e lametini il governo ha già pensato inviando le 130 divise. Oltre a sovraffollamento e disservizi (non ultimo i pochi bagni e la mancanza di copertura per chi fa la fila), l’interrogazione della Mazzuconi si concentrerà sulla «condizione di donne e minori e sulla possibilità di trovare soluzioni di accoglienza alternative, sull’assistenza sanitaria e sulla necessità di garantire screening approfonditi e sui tempi di permanenza». E per abbattere i tempi di permanenza la senatrice di minoranza sollecita «l’adozione di misure volte a snellire le procedure» si presume anche alla luce dei decreti ministeriali dell’altro ieri sugli immigrati, uno dei quali riferito proprio al riconoscimento dei rifugiati. E poi c’è il problema dei costi: alla Mazzuconi, quelli di Baobab hanno chiesto di fare chiarezza sulla differenza tra quelli delle strutture di prima accoglienza (al Cara, arrotondando per difetto, ogni ospite costa allo Stato 30 euro al giorno, che moltiplicato per 1800 fa 19.710.000 euro l’anno) e quelli di seconda accoglienza, che in Calabria sono 7 (Cosenza e Crotone per 25 migranti ciascuno, Badolato, Isola Capo Rizzuto, Riace, Carfizzi e Acri con 15: in tutto tra 100 e 150 ospiti) e formano lo “Sprarâ€: Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati. Una rete – aggiunge Baobab – da potenziare e che si regge con i 22 euro a disposizione per ciascun richiedente asilo ma senza le agevolazioni dei Centri (su tutti: locali e medicine forniti dallo Stato).


I numeri della Misericordia
Quest’anno il numero dei richiedenti è arrivato a 2852, dei quali in 1562 sono riusciti ad ottenerlo.
Nel 2007, gli ospiti transitati al Sant’Anna, sono stati 6.943 (i dati sono forniti dall’ufficio stampa della “Misericordia†di Isola Capo Rizzuto) di cui 6.361 uomini, 551 donne e 289 bambini. Numeri che danno l’idea del Meltin Pot realizzato sul lembo di Calabria che guarda a Levante: nel centro convivono 56 nazionalità diverse, tra le quali domina quella irachena (le cui presenze si attestano attorno al migliaio), seguita da quella marocchina (912), eritrea (683) e palestinese (607). Non mancano ospiti arrivati da Ciad, Ghana e Nigeria, mentre gli afgani vivono nella condizione sospesa di chi non sa ancora quale dovrà essere lo Stato competente a ricevere la loro istanza di asilo  e per questo motivo a giugno un centinaio di loro ha protestato con uno sciopero della fame davanti al tribunale di Catanzaro.

 


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Ultimo aggiornamento ( Martedì 05 Agosto 2008 11:52 )  
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