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Home Italia Le Opinioni Alfano gioca con i numeri, devasta la giustizia. Se ne dovrebbe andare

Alfano gioca con i numeri, devasta la giustizia. Se ne dovrebbe andare


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Editoriale di Alessandro Cardulli

Un ministro come Angelino Alfano che incappa in un infortunio dopo l’altro si dovrebbe essere già dimesso. E se non lo avesse fatto lui spontaneamente sarebbe dovuto intervenire il capo del governo di cui fa parte. Ma questo capo è Berlusconi, il quale  gli ha dato l’ordine di eliminare i processi a suo carico. Quindi non lo dimissionerà mai. 

 

Lui, Alfano, è uno che con i numeri non ha molta dimestichezza, ma pretende di essere un novello Archimede. Attacca i magistrati che esprimono forti preoccupazioni per i devastanti riflessi che avrà il disegno di legge sul cosiddetto processo breve, meglio noto come legge “ salva berlusca”. In particolare se l’è presa con Armando Spataro, Procuratore aggiunto di Milano reo di aver esposto con grande chiarezza qual è la situazione della nostra giustizia, quali danni può procurare il disegno di legge in discussione al Senato, ha criticato il ministro Alfano secondo il quale solo l’1% dei processi salterà. Tutto questo ha detto alla televisione pubblica conversando con Lucia Annunziata.

I giudici sono degli eversori
Il Procuratore milanese è stato perfino accusato di essere un eversore. La  frase più graziosa detta nei confronti dei magistrati è che  i numeri forniti da loro sono frutto di un “cortocircuito”. L’uno per cento di cui parlava Alfano significa che su  tre milioni di processi, tanto per fare un esempio, ne saltano 34 mila. Insomma un’ inezia, qualche bruscolino. Se così fosse non esisterebbe un problema “ processo breve”. Allora perché una legge sui “processi brevi”. Chiaro che si riferisce ai processi di Berlusconi. Poi cominciano ad arrivare numeri veri dalla Procure di tutta Italia. Ci sono molti magistrati che, proprio partendo dai dati reali scrivono una lettera al Presidente della Repubblica per denunciare i disastri che la legge Alfano provocherebbe. Non basta. Il Guardasigilli, con il conforto del capo del gruppo Pdl al Senato, Gasparri e dell’immancabile vice, Quagliariello, le  continua ad inveire contro le toghe che sarebbero agenti comunisti travestita da giudici il cui compito è far fuori Berlusconi.

Il guardasigilli smentisce sé stesso
Arriva il Consiglio superiore della magistratura. I capi delle Procure e i presidenti dei tribunali vengono ascoltati per tre ore dalla commissione per le riforme presieduta da Ezia Maccora, da parecchi anni impegnata nelle associazioni anti racket della  Sicilia. Difficile dire che tutti costoro siano dei perfidi comunisti. Forniscono dati più che allarmanti. Siamo alla frutta, come si dice. Il 60% dei processi civili sono da considerarsi morti, defunti, seppelliti. E lo Stato sarà chiamato in causa per risarcire i danni. Per quanto riguarda i processi penali in media sono destinati a scomparire nel nulla circa  il 35% dei procedimenti, con punte del 48% a Roma , fra il 40 e 60 a Venezia,Napoli il 45%, Molano fra il 34 e il 40%. Il ministro Alfano invece di prendere atto e confessare che le cifre da lui diffuse erano un falso e incolpando magari  qualche oscuro funzionario, cambia versione: possono saltare  l’otto, nove per cento dei processi. Un bel  salto. Sui tre milioni che abbiamo preso come esempio il nove per cento significa ben 270mila, uno scherzetto da niente rispetto a 34 mila indicati dal Guardasigilli.  

Concorso esterno in reati di mafia

Ma Alfano non si dimetterà perché a lui spetta ancora un compito,insieme alla avvocato Ghedini: oggi diversi giornali, anche quelli  della corte berlusconiana, ipotizzano che non solo  “papi” venga indagato per concorso esterno in reati di mafia. Andrebbe a far compagnia a dell’Utri già condannato in primo grado. Provvedimenti potrebbero interessare automaticamente il patrimonio del premier che potrebbe essere affidato a un curatore o sequestrato. Insomma per capire in primo luogo come sia stato messo insieme tanto ben di dio.In questa situazione arriva una nuova presa di posizione dell’Associazione nazionale magistrati, quella che Feltri e Belpietro, per conto del cavaliere di Arcore, ogni giorno attaccano, quasi un covo di pericolosi eversori comunisti. Un nuovo grido di allarme.





 


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Ultimo aggiornamento ( Giovedì 26 Novembre 2009 17:14 )  

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