Editoriale di Nicola Tranfaglia
Oggi inizia nella commissione Giustizia del Senato il dibattito sul disegno di legge Alfano che vuole portare tutti i processi a sei anni complessivi,prescrivendo altrimenti i processi e i reati. Un'operazione che tocca vari articoli della Costituzione e di cui le opposizioni parlamentari chiedono il ritiro.
Perfino Casini dell'UDC che veleggia sempre in un centro astratto e chiede la riproposizione del lodo Alfano fingendo di dimenticare che la Consulta lo ha bocciato soprattutto perché in contrasto con l'art. 3 della costituzione che sancisce l'eguaglianza di tutti i cittadini,comprese le cosiddette alte cariche dello Stato,si oppone al prodotto del ministro della Giustizia. Ma nulla ferma Berlusconi che vuole eliminare i processi contro di lui, anche se teme soprattutto le inchieste delle procure di Palermo, Caltanissetta, Firenze. L'unica novita' politica interessante viene dal presidente della Camera Gianfranco Fini e da alcuni esponenti del PDL che si rifanno a lui: vorrebbero davvero una riforma efficace della giustizia per la quale serve che il governo stanzi fondi rilevanti per migliorare l'amministrazione giudiziaria. Andranno fino in fondo? Si uniranno all'opposizione che chiede una riforma generale e non vuole prescrizioni di comodo? E'una speranza che resta agli italiani che assistono a una politica sempre più lontana dalla società italiana. Â
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Il problema della giustizia è diventato un incubo: milioni di processi civili e penali giacciono negli uffici giudiziari, per giunta male attrezzati, e si concludono dopo troppi anni, almeno sette per quelli penali, più di dieci per quelli civili. Un simile risultato è lontano da quello di tutti i paesi più avanzati dell'Europa e dell'Occidente: i tempi sono quattro o cinque volte doppi di quelli che si svolgono altrove. Di fronte alla situazione presente, il governo Berlusconi ha annunciato di voler stanziare trecento milioni di euro per l'amministrazione giudiziaria e, insieme, come si è già detto,di promuovere l'estinzione dei processi che durino più di due anni per ciascuno dei tre anni di giudizio.Â
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Il provvedimento esclude dall'estinzione il reato di clandestinità che oggi è punito con un'ammenda e include, al contrario, delitti assai gravi come la corruzione in atti giudiziari e la concussione amministrativa che provocano un indubbio allarme sociale. Non è difficile prevedere che la legge, se manterrà queste caratteristiche, non potrà sfuggire a un giudizio negativo di costituzionalità perché si fissa una diseguaglianza evidente tra gli incensurati e quelli che non lo sono, senza altra indagine sul tipo di reati e di responsabilità addossate. Questo contrasta con l'eguaglianza fissata dall'articolo 3 della Costituzione tra tutti i cittadini.E si traduce in una gigantesca amnistia che non viene neppure spiegata alla pubblica opinione. C'è da chiedersi perché governo e maggioranza non hanno invertito le tappe del processo di riforma in modo che possa essere efficace. Se avessero fatto così avrebbero dovuto intervenire a razionalizzare la distribuzione degli uffici giudiziari (tagliando almeno 40 tribunali che non funzionano), ad assumere cancellieri e impiegati, oltre a dare risorse finanziarie per il funzionamento degli uffici e solo dopo intervenire sulla prescrizione. Perché non si è fatto così?
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La risposta è inevitabile: perché il governo ha l'urgenza di salvare Silvio Berlusconi dal processo Mills e diritti Mediaset che stanno per concludersi in primo grado con la sua condanna. Ma gli effetti della riforma saranno devastanti, come hanno già  detto l'ANM e l'ex presidente della Corte Costituzionale Baldassarre, vicino ad Alleanza Nazionale: migliaia di processi importanti come quello sulla Parmalat, sulla Thissen a Torino, sulla Cirio saranno estinti e quei colpevoli eviteranno la condanna. Il dominio di Berlusconi sta regalando agli italiani nella seconda parte della sedicesima legislatura i maggiori veleni proprio ora che la maggioranza parlamentare è sempre più agitata e divisa. Era fatale che diventasse così ma constatarlo non diminuisce le preoccupazioni che hanno tutti gli italiani che vorrebbero il rispetto delle istituzioni e un minimo di decenza da chi è chiamato a governare il paese.   PAGE 3 Â
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Sarebbe ora di essere più seri, Finiamola una volta per tutte di continuare a perdere tempo a difendere un delinquente degno d'essere solamente ammanettato !