Editoriale di Alessandro Cardulli
Sondaggi a getto continuo, stiracchiati da una parte e dall’altra che non hanno, come tutte queste elaborazioni, valore assoluto. Ma consentono una riflessione e anche qualcosa di più sullo stato politico del paese. Due dati emergono: il Pdl e la Lega insieme, nel sondaggio più favorevole ordinato da “Libero,†si attestano al 48% (Pdl 38,5%), Pd (27,5) con Idv, Sinistra e libertà , Prc-Pdci, Udc, le forze attualmente all’opposizione al 47%.
Il resto diviso fra destra, movimenti e partitini. Altri sondaggi indicano il Pd fra il 28 e il 30% quando non al 31% secco. Il partito di Berlusconi non vede erodere i suoi consensi, prende qualcosa alla Lega che ha una battuta d’arresto rispetto alle Europee. Il Pd dopo aver toccato il punto più basso, appare, in risalita. Razzola qualche percentuale dall’Idv che sembra aver perduto in parte la spinta propulsiva. Da questo quadro si ricava una prima riflessione.
L’opposizione che non riesce a mordere
L’opposizione malgrado sia praticamente alla pari con la maggioranza non riesce a mordere, non porta via voti al Pdl. Regge l’egemonia mediatica berlusconiana. Il governo viene sempre più identificato in Berlusconi e questo provoca una minore visibilità della Lega. Non c’è ovviamente alcun effetto Fini perché non incide sui sondaggi una guerra in famiglia, come si configura al momento attuale. Altra riflessione: all’opposizione numerica, quel 47%, non corrisponde una opposizione politica. Ognuno si muove per proprio conto, quasi in concorrenza con l’altro e ciò non offre agli elettori la affidabilità necessaria per erodere consensi al Pdl. Esemplare, in senso negativo, la disputa fra Pd e Idv sulla manifestazione del 5 dicembre promossa dai blogger che operano nella Rete. Invece di condurre uniti l’attacco a Berlusconi per la politica del governo, a partire dalla legge Alfano,salva processi del premier, Bersani e Di Pietro si beccano come due galli nel pollaio. Il leader dell’Idv ha facile gioco a fronte di un ostinato e incomprensibile no del Pd a partecipare ufficialmente. L’Udc si muove su altro terreno. Alle elezioni regionali sembra voler tornare alla politica dei “ due forniâ€, aperti sia al Pdl che al Pd. Insomma un’opposizione all’acqua di rose.
Il Pd nella rilettura di Bersani
La seconda considerazione riguarda la sinistra. Bersani, nei suoi interventi, ha usato questa parola che sembrava scomparsa dal vocabolario veltroniano, non chiama il partito fuori dalla storia e dai valori della sinistra. Ne fa una rilettura in chiave attuale per evitare, come dice, di giocare alla “ figurine Paniniâ€. Una sinistra , quindi,che incrocia il cattolicesimo democratico, forze di democrazia liberale, parla di pari dignità Non è poco conto che quasi un italiano su tre indichi questo partito come intenzione di voto. Ma non basta. Torna in campo la politica delle alleanze, dei programmi, tutta da costruire guardando al centro, sempre meno definibile e alla sinistra riformista. Qui casca l’asino. Bersani dice che con Rifondazione e il Pdci sono possibili battaglie comune per la difesa della democrazia, dei diritti, ma non per guardare al futuro, al governo del paese.
Sinistra e Libertà in confusione
Ora la situazione della sinistra, chiamiamola alternativa, antagonista, radicale, ma anche di quella che viene identificata in “Sinistra e Libertà †è drammatica. Non tanto perché i voti dati a queste forze non hanno rappresentanza in Parlamento quanto perché la tendenza suicida della sinistra storica, il masochismo, è giunto al massimo. Più in là si scompare e il passo è proprio breve. “Sinistra e libertà †è rimasta orfana dei Verdi del nuovo leader Bonelli che hanno fatto fagotto e minacciano di espellere gli altri esponenti rimasti nella associazione, a partire da Grazia Francescato e Paolo Cento. Se ne sono andati anche i socialisti di Nencini. Restano i fuoriusciti da Rifondazione, da Vendola e Migliore con nel proscenio Fausto Bertinotti e Sinistra democratica di Fava con nel proscenio Mussi. Proprio lui dice: “ E’ più facile dividere l’Australia che unificare la Polinesia.†Aggiunge: “Spero che da qualche parte muoveremo ma bisogna capire bene che progetto può uscirne.†Migliore : “ Forse senza di loro ( i fuoriusciti di cui sopra ndr) andremo meglio. Tanto peggio di cosìâ€. Nella seconda quindicina di dicembre decideranno che fare.
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Pegolo: la Federazione pietra tombale per il Prc
Più certo, ma in negativo, il futuro di Rifondazione e del Pdc. Hanno deciso di fare la Federazione insieme a Socialismo 2000 di Salvi e Lavoro e solidarietà di Patta. Hanno messo a punto documento e regolamento per dar vita, di fatto, a un solo partito, tutto di vertice come dice un esponente di lungo corso della segreteria nazionale, del Prc, Luigi Pegolo. Afferma infatti: “ La federazione come è stata decisa è una scelta che può determinare la dissoluzione del nostro partito ( il Prc ndr), il che a sua volta può segnare la fine della Federazione.†Parla poi di “ progetto devastante†e di “ pietra tombale del Prcâ€. Il rischio insomma è la scomparsa, di fatto, delle sinistre antagoniste al contrario di quanto avviene in altri paesi europei. Non a caso i sondaggi le considerano residuali, quasi accomunate con la voce “ altri partitiâ€. Un problema che diventa un caso nazionale perché l’opposizione ha bisogno di forze antagoniste. Sembra che,consapevolmente o meno abbiano deciso il suicidio. Per rientrare a contare nella battaglia politica che si gioca in Italia c’è ancora tempo. Ma non troppo.
L’opposizione che non riesce a mordere
L’opposizione malgrado sia praticamente alla pari con la maggioranza non riesce a mordere, non porta via voti al Pdl. Regge l’egemonia mediatica berlusconiana. Il governo viene sempre più identificato in Berlusconi e questo provoca una minore visibilità della Lega. Non c’è ovviamente alcun effetto Fini perché non incide sui sondaggi una guerra in famiglia, come si configura al momento attuale. Altra riflessione: all’opposizione numerica, quel 47%, non corrisponde una opposizione politica. Ognuno si muove per proprio conto, quasi in concorrenza con l’altro e ciò non offre agli elettori la affidabilità necessaria per erodere consensi al Pdl. Esemplare, in senso negativo, la disputa fra Pd e Idv sulla manifestazione del 5 dicembre promossa dai blogger che operano nella Rete. Invece di condurre uniti l’attacco a Berlusconi per la politica del governo, a partire dalla legge Alfano,salva processi del premier, Bersani e Di Pietro si beccano come due galli nel pollaio. Il leader dell’Idv ha facile gioco a fronte di un ostinato e incomprensibile no del Pd a partecipare ufficialmente. L’Udc si muove su altro terreno. Alle elezioni regionali sembra voler tornare alla politica dei “ due forniâ€, aperti sia al Pdl che al Pd. Insomma un’opposizione all’acqua di rose.
Il Pd nella rilettura di Bersani
La seconda considerazione riguarda la sinistra. Bersani, nei suoi interventi, ha usato questa parola che sembrava scomparsa dal vocabolario veltroniano, non chiama il partito fuori dalla storia e dai valori della sinistra. Ne fa una rilettura in chiave attuale per evitare, come dice, di giocare alla “ figurine Paniniâ€. Una sinistra , quindi,che incrocia il cattolicesimo democratico, forze di democrazia liberale, parla di pari dignità Non è poco conto che quasi un italiano su tre indichi questo partito come intenzione di voto. Ma non basta. Torna in campo la politica delle alleanze, dei programmi, tutta da costruire guardando al centro, sempre meno definibile e alla sinistra riformista. Qui casca l’asino. Bersani dice che con Rifondazione e il Pdci sono possibili battaglie comune per la difesa della democrazia, dei diritti, ma non per guardare al futuro, al governo del paese.
Sinistra e Libertà in confusione
Ora la situazione della sinistra, chiamiamola alternativa, antagonista, radicale, ma anche di quella che viene identificata in “Sinistra e Libertà †è drammatica. Non tanto perché i voti dati a queste forze non hanno rappresentanza in Parlamento quanto perché la tendenza suicida della sinistra storica, il masochismo, è giunto al massimo. Più in là si scompare e il passo è proprio breve. “Sinistra e libertà †è rimasta orfana dei Verdi del nuovo leader Bonelli che hanno fatto fagotto e minacciano di espellere gli altri esponenti rimasti nella associazione, a partire da Grazia Francescato e Paolo Cento. Se ne sono andati anche i socialisti di Nencini. Restano i fuoriusciti da Rifondazione, da Vendola e Migliore con nel proscenio Fausto Bertinotti e Sinistra democratica di Fava con nel proscenio Mussi. Proprio lui dice: “ E’ più facile dividere l’Australia che unificare la Polinesia.†Aggiunge: “Spero che da qualche parte muoveremo ma bisogna capire bene che progetto può uscirne.†Migliore : “ Forse senza di loro ( i fuoriusciti di cui sopra ndr) andremo meglio. Tanto peggio di cosìâ€. Nella seconda quindicina di dicembre decideranno che fare.
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Pegolo: la Federazione pietra tombale per il Prc
Più certo, ma in negativo, il futuro di Rifondazione e del Pdc. Hanno deciso di fare la Federazione insieme a Socialismo 2000 di Salvi e Lavoro e solidarietà di Patta. Hanno messo a punto documento e regolamento per dar vita, di fatto, a un solo partito, tutto di vertice come dice un esponente di lungo corso della segreteria nazionale, del Prc, Luigi Pegolo. Afferma infatti: “ La federazione come è stata decisa è una scelta che può determinare la dissoluzione del nostro partito ( il Prc ndr), il che a sua volta può segnare la fine della Federazione.†Parla poi di “ progetto devastante†e di “ pietra tombale del Prcâ€. Il rischio insomma è la scomparsa, di fatto, delle sinistre antagoniste al contrario di quanto avviene in altri paesi europei. Non a caso i sondaggi le considerano residuali, quasi accomunate con la voce “ altri partitiâ€. Un problema che diventa un caso nazionale perché l’opposizione ha bisogno di forze antagoniste. Sembra che,consapevolmente o meno abbiano deciso il suicidio. Per rientrare a contare nella battaglia politica che si gioca in Italia c’è ancora tempo. Ma non troppo.
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