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Home Italia Le Opinioni Sarko, Angy, Gordon si spartiscono la UE

Sarko, Angy, Gordon si spartiscono la UE

Editoriale di Alessandro Cardulli

Povera Europa, come sei malridotta. Ha ragione Obama quando individua come partner numero uno la Cina, ignora ( quasi ) l’Europa, magari parla direttamente con qualche capo di governo. I “ G 8†diventati “G 20†dal numero dei paesi partecipanti contano sempre meno, sono dei “ salotti†nomadi che si riuniscono per qualche giorno, spendendo risorse che potrebbero trovare migliori destinazioni.  Parlare di “ G 2†diventa sempre più realistico a fronte di  una Europa che fa di tutto per nascondersi, per non essere visibile, ma credibile.

 

Negli ambienti della diplomazia internazionale contano molto gli indirizzi e i numeri di telefono. Si attendeva in questi giorni che l’Europa indicasse la sua abitazione  e gli inquilini, secondo quanto previsto dal Trattato di Lisbona che prevede nuove figure operative: il presidente del Consiglio Europeo e  l’Alto Commissario per gli affari esteri (Mr Pesc), che è anche vicepresidente del Consiglio stesso.

Alla fine dopo un tambureggiamento mediatico, pronostici, previsioni, incontri segreti, la montagna di carta pesta ha partorito il topolino: sono state elette due persone  che  i portalettere faranno fatica a trovare anche se mettono la targhetta con nome e cognome fuori dalla porta di casa. Per carità si tratta pur sempre di personalità del mondo della politica. Il  presidente del Consiglio  Europeo è infatti il primo ministro belga, un cristiano democratico fiammingo che ha avuto il merito di raffreddare un clima sempre molto caldo tra i partiti nelle Fiandre e nella Vallonia. Di “ affariâ€Â  europei sembra digiuno. Ma questo non conta. Il ministro degli esteri spettava  ai socialisti ed è stata eletta l’attuale Commissario Ue al Commercio. Una baronessa laburista che mai si è occupata di problemi internazionali. Ma, come sopra, questo  non conta. La realtà, come tutti gli osservatori, di destra e di sinistra, hanno notato che se fossero state nominate personalità di provata esperienza, di “professionalità†riconosciuta, i numeri di telefono, come diceva Kissinger, sarebbero stati molto noti.

Ma l’Europa degli Stati non poteva consentirlo, aveva bisogno di figure opache. I capi di governo di paesi come la Francia, la Germania, l’Inghilterra, non potevano consentire di veder diminuito il loro potere di contrattazione a livello internazionale. Secondo problema: se fossero state seguite le indicazioni dei parlamentari europei il prestigio di personaggi come Sarkozy, Merkel, Brown, anche se un po,’ un po’ tanto acciaccato e in procinto di essere disarcionato dai conservatori, sarebbe stato messo in discussione.  E’ in questo tritacarne che è caduto Massimo D’Alema, pure indicato dai parlamentare europei del Partito socialista.  Così è accaduto che si sia realizzato uno scambio indecente. L’Inghilterra fino all’ultimo respiro ha tenuto in campo la candidatura di Tony Blair sapendo che non aveva alcuna possibilità di passare. La Merkel aveva posto il veto, non voleva “ombre†che le togliessero la scena. Idem per Sarkozy. E scatta così il baratto, via Blair ma solo a condizione che il ministro degli esteri sia inglese. Una donna, pur che sia, significava prendere due piccioni con una fava, perché nelle massime cariche europee non vi  era segno di presenza femminile.  In poche ore tutto si è deciso. Si sono riuniti i premier socialisti, nessun italiano era presente, neppure come invitato, hanno fatto fuori D’Alema, messo a tacere i parlamentari.

L’asse Sarkozy, Merkel, Brown, aveva cosi’ vinto la sua battaglia. Il capo dei deputati socialisti ha dato la colpa a Berlusconi di non aver sostenuto D’Alema. La realtà è che l’Italia in Europa conta quanto il due a briscola. Con Barroso, il portoghese alla presidenza della Commissione,  i tre premier si sono assicurati una specie di vitalizio nella gestione  del timone di comando dell’Europa. E se i laburisti inglesi perdono le elezioni? La Pesc, baronessa, continuerà a rivolgersi al Foreign Office per la “ pratiche†da disbrigare fra le quali la nomina di quattromila funzionari. Sarà una bandierina laburista piantata nel giardino europeo. In fondo  D’Alema non deve avere rimpianti. Tutti lo hanno lodato, quasi a fargli le condoglianze. In fondo a pensarci bene il suo partito non si definisce socialista, fa fatica a richiamarsi alla tradizioni della sinistra, fa parte a mezzo servizio del Partito socialista europeo. Come pensava di farla franca?

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Commenti (3)Add Comment
giusro
scritto da veleno , novembre 21, 2009
bel gli sta.anche D'Alema è fra quelli che trova qualche difficoltà a prununciare la parola socialista, Visto che si trattava di eleggere a ministro degli esteri un socialista mi pare giusto abbiano eletto una persona appartenente al Pse, certo una baronessa non è proprio il non plus ultra per un partito socialista.,anche se si tratta del partito laburista di Tony Blair.
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inciucio
scritto da cesarina , novembre 21, 2009
meglio che D'Alema non sia stato eletto. altrimenti ci saremmo trovato un Berlusconi che ogni giorno presentava il conto. Del resto il silenzio di D'Alema, sempre molto presente del dibattito politico, sugli avvenimenti gravi di questi giorni lasciava mal pensare. Un inciucio andato a male?
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Inciucio? SCIOCCHEZZE
scritto da paolo borioni , novembre 21, 2009
Uno dei veri cavalli di razza d'Europa escluso per 3 motivi: 1) Brown ha fatto finta di dispiacersi perché (e giustamente, come dice Gramaglia in un suo intervento su Affari Internazionali) nessuno voleva Blair e così Brown in cambio ha preteso un "risarcimento". Che è stato una "pari" laburista come Alto Rappresentante (che tempi); 2) I grandi paesi non vogliono grandi personaggi (e forse per il momento, almeno per quanto riguarda il ruolo di presidente è meglio così) poiché l'istituzione non è ancora tanto legittimata da rendere inevitabili grandi personaggi alla sua guida (non dimentichiamo che il trattato di Lisbona è passato per miracolo); 3) L'appoggio di un governo come quello di Berlusconi in Europa conta come l'appoggio di Himmler per fare il primo ministro di Israele (a parte l'assenso ufficiale che è proceduralmente necessario). A quest'ultimo proposito, risalta tutta l'inadeguatezza di chi faceva collegamenti fra l'atteggiamento scettico di Bersani sulla ennesima grande manifestazione antiberlusconiana e un eventuale inciucio con Berlusconi per avere in cambio grande appoggio su D'Alema. Sono ossessioni proprie proiettate ovunque senza lucidità e competenza. I fatti hanno dimostrato essere ben altri i meccanismi che contano in quei casi. E D'Alema come è ovvio non essendo proprio scemo lo sapeva.
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Ultimo aggiornamento ( Sabato 21 Novembre 2009 20:04 )  

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