di Vincenzo Vita*
ROMA - La mobilitazione del prossimo 5 dicembre contro il governo Berlusconi costituisce un elemento di novità per le forme con cui è stata convocata: in Rete e dalla Rete. E' bene chiarirlo, perché nel nuovo universo digitale saranno sempre più frequenti casi di questo tipo. E' un po' bizzarro, quindi, il dibattito in corso nel Partito democratico sulla presenza o meno alla manifestazione, che erroneamente è stata immaginata come promossa dall'Italia dei Valori.
Senza nulla togliere al partito di Di Pietro, è bene chiarire questo punto. Tanti di noi hanno già aderito in rete all'appello per il 5 dicembre e saranno in piazza della Repubblica, a Roma. Il profilo della stessa manifestazione si determinerà sulla base di chi ci sarà e chi no. Rivolgo un appello al mio partito, perché tematizzi finalmente il problema dei movimenti "freddi" dell'era di Internet.
Non si sottovaluti quello che sta avvenendo nella società italiana. Il "berlusconismo" è andato oltre i limiti di tollerabilità e comincia a perdere di forza. Ciò non significa un immediato riscontro elettorale, bensì l'avvio di un processo da leggere in profondità . E la Rete è uno specchio meno deformato di tanti altri. Naturalmente, anche il puro e semplice urlo demagogico non serve a nulla. Come non servirebbe un replay di quello che accadde qualche mese fa a piazza Navona. Ma sarà proprio il popolo della Rete a rivelarsi più evoluto e maturo. E' un banco di prova, del resto, per l'autorevolezza del cyberspazio. Piuttosto si discuta della piattaforma politica, che non può avere bandiere e bandierine preconcette. Se sarà così forse qualcosa cambierà anche nei modelli della politica. Altrimenti si riprodurranno discussioni prevedibili e scontate.
Oggi più che mai è indispensabile ricostruire un vasto schieramento delle opposizioni politiche e sociali. L'incipiente crisi istituzionale non ammette battute a vuoto.
*senatore del Pd
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" Ah , è così," disse K. abbassando il capo.
" E ora che intendi fare per la tua causa ? " - chiese il sacerdote.
" Cercherò altri aiuti," - disse K. risollevando la testa per vedere come il sacerdote giudicava la sua risposta_. " Ci sono ancora risorse che non ho sfruttate."
" Fai troppo conto dell'aiuto altrui," - disse il sacerdote senza indulgenza, - " in specie di quello delle donne. Non ti rendi conto che non è quello il vero soccorso?"
" Ti potrei dar ragione qualche volta, o anzi spesso, " - rispose K. - " ma non sempre. Le donne hanno molto potere. Se riuscissi a muovere certe donne che conosco ad operare di comune accordo a mio favore, dovrei spuntarla. Tanto più con questo tribunale, composto quasi soltanto da donnaioli. Mostra al giudice istruttore una donna da lontano, e per arriovare a tempo lui travolgerà il banco e l'imputato."
( da " Il Processo" di F. Kafka, capitolo " Nel Duomo" nella traduzione curata da Primo Levi )