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Home Italia Cronaca Gli affari privati del Cavaliere, la banca Arner e la denuncia di “Report”

Gli affari privati del Cavaliere, la banca Arner e la denuncia di “Report”

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di Fulvio Lo Cicero

Una “banca boutique” misteriosa, dove il conto n. 1 è intestato a Silvio Berlusconi. La Procura di Milano ipotizza che l’istituto abbia condotto operazioni di riciclaggio. Figura centrale è Paolo Del Bue, accusato nell’ambito del processo sui diritti tv di Mediaset

ROMA – Scoppia il caso della banca Arner, rilanciato domenica sera da una puntata di “Report” di Milena Gabbanelli, non a caso una delle trasmissioni messe all’indice da Silvio Berlusconi.

La banca, considerata un modello di “boutique” – cioè un istituto senza agenzie e bancomat, presso il quale hanno conti correnti poche e selezionate persone del jet-set finanziario milanese – ha, fra i depositanti, la famiglia Berlusconi, con un conto personale del premier ed altri tre intestati alle holding italiane Seconda, Ottava e Quinta, al cui vertice ci sono i figli di primo letto, Marina e Piersilvio. L’ammontare dei depositi dei Berlusconi sarebbe di 60 milioni di euro.

La notizia è stata rilanciata nell’edizione odierna del “Financial Times” il quale, con un articolo del suo corrispondente Guy Dinmore, sottolinea come l’inchiesta di “Report” «rifocalizzeranno l'attenzione pubblica sugli interessi d'affari di Berlusconi e sull'impatto di un'ampia amnistia per gli evasori fiscali italiani con denaro in banche straniere, mentre un tribunale di Milano si prepara a riaprire un processo che coinvolge il Primo ministro, Del Bue (il fondatore della Arner, ndr) e altri legati a Mediaset».

I clienti illustri e accuse di riciclaggio

La banca “boutique” ha fra i suoi depositanti vecchie conoscenze delle cronache italiane. Il figlio di Cesare Previti, Stefano ed Ennio Doris, il patron di “Mediolanum” (di cui Berlusconi è socio per un terzo delle quote azionarie) ma, ciò che è peggio, anche la moglie, Teresa Macaluso, di un imprenditore, già ben noto alla Procura palermitana, Francesco Zummo, indagato insieme al fratello Ignazio per concorso esterno in associazione mafiosa e favoreggiamento aggravato, poi assolto in appello. I giudici hanno sequestrato suoi beni, per un valore compreso fra i 500 milioni e il miliardo di euro. Nell’inchiesta si era ipotizzato che il co-direttore della Arner Nicola Bravetti avesse fatto da prestanome ai due imprenditori per occultare beni e proprietà di provenienza incerta.

Il 17 aprile 2008, gli ispettori della Banca d’Italia mettono sotto torchio la “Arner”, scoprendo gravi irregolarità e violazioni delle leggi in materia di riciclaggio. L’istituto viene commissariato con la nomina di Alessandro Marcheselli, il quale, a sua volta, finisce sotto inchiesta per favoreggiamento del riciclaggio. Se non è pura sfortuna, allora vuol dire che sotto la creazione di questa banca qualcosa ci cova.

Una banca speciale

Il gruppo Arner viene fondato nel 1994 con sede principale a Lugano. Vengono poi aperte altre quattro filiali, a Milano, Dubai, Nassau e San Paolo. Uno dei fondatori della banca è Paolo Del Bue, coimputato, insieme a Berlusconi e ad altri, nel processo per i fondi neri costituiti grazie ad acquisti di diritti cinematografici gonfiati (lui è accusato di aver riciclato 50 milioni di euro nell’ambito del processo sui diritti tv Mediaset). Del Bue, in realtà, è un vecchio fiduciario di Berlusconi, diciamo il superconsulente sul versante svizzero degli interessi del Cavaliere. Chiamato a testimoniare durante il processo Mills di primo grado, ha opposto una serie di “mi avvalgo della facoltà di non rispondere” di fronte alle domande del pm De Pasquale, tutte riguardanti il suo ruolo all’interno delle società “Century One” e “Universal One”, riconducibili a Marina e Piersilvio Berlusconi. Il pm ipotizzava che fosse stato proprio lui a prelevare ingenti somme da queste società per versarle nei conti aperti presso la Bsi di Lugano e la “Finter Bank” di Nassau. Impossibile spiegare le ragioni del suo pervicace silenzio.

D’altronde, che Paolo Del Bue fosse un intimo del Cavaliere e dei suoi affari, lo ha confermato anche lo stesso David Mills il 18 luglio 2004 ai magistrati milanesi: «Chi è Paolo Del Bue della banca Arner? Se posso usare un'immagine: Del Bue, tra le persone che ruotavano intorno alla famiglia Berlusconi, era certamente nella cerchia più interna. Voglio dire che era tra chi aveva un rapporto personale con la famiglia. Mi sembra significativo che sui conti bancari delle società Century  One e Universal One avesse un diretto controllo e poteri di disposizione assoluti».

Del Bue è talmente intimo degli affari del Cavaliere che, come scrivono i giudici che hanno condannato David Mills in primo grado per corruzione, egli, con i suoi poteri di firma ottenuti il 21 e 28 giugno 1991, preleva, in due tranche, 72 e 32 miliardi di lire dalle casse di “Century One” e “Universal One”. Non solo, ma nell’aprile del 1996, mentre Scotland Yard mette sottosopra lo studio di David Mills scoprendo la rete di società off-shore del sistema All Iberian, proprio Del Bue si fa consegnare dal legale inglese tre faldoni di documenti, che poi fa sparire, riguardanti le operazioni condotte dalle due società che trattavano la compravendita dei diritti cinematografici. Anche per questa vicenda Del Bue attende l’esito di un processo.

Quello che ipotizza la procura di Milano è che la Arner, in realtà, sia un istituto che abbia svolto ingenti operazioni di riciclaggio e che fosse utilizzata dallo stesso Paolo Del Bue come comodo contenitore di somme di proprietà della Finivest per diverse operazioni, non sempre venute alla luce.

Un mondo di relazioni ed operazioni finanziarie non sempre trasparenti e sulle quali, comunque, i magistrati vogliono vederci chiaro. Nel frattempo, si è chiesta legittimamente Milena Gabanelli domenica sera, «non sarebbe il caso che il premier Silvio Berlusconi trasferisse i suoi soldi presso un’altra banca?».

 

 

 

 

 


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Commenti (1)Add Comment
Il Cavaliere Errante!!!
scritto da maurizio , novembre 17, 2009
Ha ha ha ha ha ha ha questo è da internare! E dire che magari chi ruba una mela finisce in carcere...
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