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Home Cultura Spettacolo Letteratura ‘La Ministronza’: quel fumetto che indigna il Parlamento. Intervista ad Alessio Spataro

‘La Ministronza’: quel fumetto che indigna il Parlamento. Intervista ad Alessio Spataro

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di Tommaso Vaccaro

Coetaneo della ministra per la Gioventù Giorgia Meloni (nascono entrambi nel 1977), il vignettista catanese Alessio Spataro e il suo ‘La Ministronza’ (Ed. GRRRzetic, pp. 64) scatena le ire del centrodestra e gli attestati di stima e solidarietà alla giovane esponente del governo dall’opposizione.

Alessio, protagonista della nuova scena satirica italiana con i suoi lavori comparsi tra l’altro su “Manifesto”, “l’Internazionale”, “Cuore” e sul nostro “Dazebao.org” con la ‘Vignetta del mese’, oltre ad una produzione editoriale ormai copiosa ed apprezzata dal pubblico, risponde con una risata al “fango che hanno provato a gettarmi addosso”. Con lui parliamo del ‘libro-fumetto’ che indigna trasversalmente il Parlamento italiano


Persino in Consiglio dei Ministri si è parlato del tuo libro-fumetto sulla ministra Meloni, ed anche il MOIGE (movimento italiano dei genitori) è rimasto turbato dalla “inaccettabile volgarità” de ‘La Ministronza’. Hai esagerato questa volta?

No, ho solo ingigantito una caratteristica già presente nella realtà. Questo fa la satira da secoli. Il MOIGE sicuramente avrà reagito in modo altrettanto deciso quando il Cavaliere definì “coglioni” gli elettori del centrosinistra.

Ma perché proprio Giorgia Meloni bersaglio della tua satira?


Perché sei l’ennesima persona che me lo chiede. Mi spiego: nessuno mi avrebbe fatto la stessa domanda se mi fossi occupato della Carfagna. Ho scelto un soggetto più pericoloso perché più ambiguo. In ogni caso la Meloni più che un bersaglio per me è stata un mezzo, un espediente narrativo. Una persona che ricopre incarichi governativi, ma non disdegna l’apologia del fascismo, minimizza ‘il ventennio’ e si vanta di essere andata a Predappio a commemorare la tomba del Duce. La stessa persona che parla di democrazia e di libertà quando deve ricordare la caduta del muro di Berlino. Ce n’è abbastanza per incuriosire un autore di satira? Soprattutto perché non è la sola, ma rappresenta benissimo l’ipocrisia di un’intera classe politica.

Cosa racconti in ‘La Ministronza’?
Per una buona parte parlo di quello che la Meloni dice e che fa nella realtà. Chiede un boicottaggio simbolico delle olimpiadi in Cina quando fa parte di un governo che fa accordi economici con quella dittatura. Parla di meritocrazia mentre camuffa il suo titolo di studio. Promuove una legge che a parole istituirebbe delle comunità giovanili apolitiche quando invece sono i suoi camerati che le sponsorizzano ovunque. Dice di voler tutelare gay e lesbiche negando però loro il diritto al matrimonio e bollando come esibizioniste le loro manifestazioni. Organizza le feste Atreju con gruppi musicali nazisti. Straparla di Paolo Borsellino mentre sta in un partito di gente che elogia boss mafiosi…

Questo per un buon 80percento del libro. E nel restante 20percento?

Dipingo ‘La Ministronza’ come una ninfomane con manie di comando e faccio espliciti parallelismi tra il fascismo e gli escrementi. Cos’ho fatto di così straordinario e riprovevole da far indignare governo e Parlamento? Vogliamo contare quante volte, soprattutto su internet, l’organizzazione giovanile del Pdl parla di “comunisti di merda” e di “zecche schifose”?

Va bene, ma tu sei un autore satirico…

Io non intendo fare paragoni improponibili con nomi illustri che hanno insegnato a questo Paese cosa significa fare satira, voglio solo riferirmi agli espedienti tecnici già utilizzati: Peppino Impastato doveva chiedere il permesso a qualcuno quando diceva che “la mafia è una montagna di merda”? Guareschi era maschilista se, nell’Italia bigotta degli anni ’50 e ’60, dipingeva una deforme Nilde Iotti con due seni enormi poggiati sulla testa del segretario del Pci?
La Meloni e i suoi numerosissimi avvocati d’ufficio potrebbero scoprire facilmente che in Paesi europei più democratici del nostro vengono pubblicate da decenni riviste satiriche dove i politici vengono spesso disegnati con corpi deformi e in atti esplicitamente sessuali. Persino in Turchia. Quindi si abituino alla satira, altrimenti possono pure espatriare.

C’è una frase che viene, infondatamente, associata alla copertina del tuo libro (“fascisti carogne, tornate nelle fogne”). Io, per la verità, non l’ho ancora trovata. Ma forse è presente all’interno del fumetto...


No, è una bugia riuscitissima. quella frase non l’ho scritta da nessuna parte nel libro. Il quotidiano dei fascisti in doppiopetto, nella sua prima recensione a ‘La Ministronza’ si limita solo a riferire lo slogan all’immagine di copertina, ma tantissimi giornalisti frettolosi hanno poi riportato la frase come se fosse addirittura stampata. Figuriamoci che, nell’ansia di pubblicare subito la notizia, il sito del Corriere della Sera sbaglia a scrivere persino il mio nome; si può immaginare quanto mi sia divertito a fare una telefonata per far correggere l’errore ed evitargli denunce per diffamazione dal giudice ‘Armando’ Spataro, che con la vicenda non ha nulla a che vedere. Dovrebbero ringraziarmi.

Il caso de ‘La Ministronza’, nell’ambito della quale sei stato accusato di aver “insultato gratuitamente” una donna, riporta al centro del dibattito un tema ormai annoso nel nostro Paese: la satira deve rispettare un codice di regole o di limiti?

Quando la satira deve conformarsi a delle regole smette di essere tale. La questione degli insulti, poi, è davvero relativa. Nel ’96, durante il varo del primo governo Prodi, Cuore uscì in copertina con la foto dei neoeletti ministri ed un titolo chiarissimo: “Prodi mostra i coglioni all’Europa”. Non ricordo in quell’occasione esponenti di An particolarmente indignati.

Sta di fatto che la ministra Meloni ha ricevuto la solidarietà bipartisan del mondo politico, mentre tu venivi duramente attaccato a mezzo stampa. Chi ti è stato vicino in questi giorni?

Centinaia di persone che non ho nemmeno il tempo di ringraziare, anche sconosciute, mi hanno inondato immediatamente di e-mail e telefonate per esprimermi la loro solidarietà, la loro rabbia e soprattutto lo stupore per la spropositata valanga di fango che hanno cercato di buttarmi addosso. Tantissimi gli articoli e i forum su internet in mia difesa. E al di là della notorietà delle singole persone, mi rincuora l’indignazione pubblica per ciò che mi è successo da parte di chi fa satira, di chi lavora nel fumetto e, soprattutto, di gruppi di femministe che non hanno gradito l’etichetta di misogino che mi è stata affibbiata. Parlo ovviamente di femministe credibili, quelle che frequentano le piazze. Non certo di Paola Concia del Pd che frequenta i dibattiti di Casapound legittimando  questa organizzazione.

E la stampa di sinistra?

Anche giornaliste e giornalisti di Liberazione e Manifesto mi hanno appoggiato pubblicamente sin da subito, nonostante gli articoli anonimi dei loro quotidiani in cui vengo ritratto come un lebbroso da emarginare. Al coro dei comitati elettorali che hanno sostenuto la Meloni, preferisco la solidarietà che ho ricevuto io da una folla di gente che conosce l’autenticità della passione politica e lo fa impegnandosi anche in quegli stessi partiti i cui dirigenti hanno giudicato offensivo ‘La Ministronza’, senza nemmeno leggerlo.

In conclusione, credi che all’estero un fumetto come il tuo avrebbe suscitato lo scandalo che ha suscitato qui in Italia?

Sì, in Afghanistan sì.


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Commenti (1)Add Comment
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scritto da Stefano Enna , novembre 17, 2009
Un paese senza libertà di satira non è un paese democratico.
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Ultimo aggiornamento ( Martedì 17 Novembre 2009 15:51 )  

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