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di Fulvio Lo Cicero
Berlusconi, sempre più furioso con il suo ex-delfino, minaccia elezioni anticipate. I guai giudiziari del premier oramai bloccano la vita democratica del Paese
ROMA – La ribalta sembra esaltare la figura del Presidente della Camera Gianfranco Fini, intervistato da Lucia Annunziata, mentre oggettivamente il centro-destra appare sempre più diviso e scosso da convulsioni che, allo stato attuale, proprio non si sa dove potranno portare. Per una maggioranza che ha vinto le elezioni dell’aprile del 2008 speculando sulla frammentazione del Governo Prodi è una sorta di nemesi storica, un contrappasso dantesco.
Fini ha tenuto a sottolineare le sue convinzioni. «Non è che io voglia fare un nuovo partito o archiviare il Pdl o abbia in testa un complotto: chi lo pensa non ha capito niente» ha detto rispondendo ad una domanda di Lucia Annunziata. Poi, sulla questione del momento, cioè i processi al premier, il Presidente della Camera ha ribadito che c’è un «corto circuito fra politica e giustizia» e «questo rischia di bloccare la stagione delle riforme che tutti auspicano». Per questi motivi, è d’accordo con la proposta di Casini relativa ad un nuovo Lodo Alfano con legge costituzionale, come ha suggerito la Corte Costituzionale. Ma per far ciò, c’è bisogno di un accordo con il Pd: «Io credo - ha aggiunto Fini – che se c'è la volontà di risolvere il cortocircuito attuale senza garantire a Berlusconi l'impunità , nessuno può pensare di abbatterlo per via giudiziaria».
Il ricorso alle urne, secondo il co-fondatore del Pdl, «sarebbero il fallimento della legislatura», nata con «una maggioranza molto ampia» e si tratterebbe di «spiegare agli italiani perché non si riesce a governare».
Già , perché il dato innegabile del momento è che questa maggioranza è oramai impantanata nelle grane giudiziarie del premier che alcuni analisti, come Ernesto Galli Della Loggia, scambiano per “corto circuito†il quale oggettivamente introdurrebbe la magistratura nell’agone politico, mentre, in realtà , è un’impasse che dura dalla “discesa in campo†del proprietario di Mediaset nel 1993, con il suo irrisolto conflitto di interessi e i suoi pregressi guai con la giustizia (“Sono costretto ad entrare in politica, altrimenti mi mettono in galera†confidò a Indro Montanelli e ad Enzo Biagi).
Ma Fini non può evidentemente ammettere questa lampante e storica realtà ma cerca, in modo assai abile anche se i rapporti di forza sono quelli che sono, di porre un argine alla deriva berlusconista e, al tempo stesso, rinsaldare l’asse con Napolitano, accreditandosi come il leader futuro della coalizione della destra italiana. Proprio quel Napolitano che oggi, celebrando Maurizio Valenzi, il mitico sindaco di Napoli degli anni Settanta, ha tenuto a ricordare «il senso dei limiti della politica, della dedizione all'interesse pubblico e soprattutto il senso più alto della politica che è la moralità ».
Le parole di Fini, però, sono già ben oltre a quanto il berlusconismo è in grado di accettare. In una democrazia compiuta, la cosiddetta “dialettica†si consumerebbe intorno a “poli†correntizi, all’esternazione di differenti posizioni ed idee; ma ciò è impossibile per il partito-azienda del Cavaliere. Ora, il problema dei problemi è l’impunità di Berlusconi e Fini è oggettivamente un ostacolo che il Cavaliere scavalcherebbe volentieri senza tante preoccupazioni. Soprattutto in queste ore nelle quali il premier si è convinto della debolezza intrinseca della soluzione rappresentata dal “processo breveâ€, una riforma che potrebbe non sciogliere in modo definitivo il pericolo di una sua condanna penale. Ed è per questo che viene usata dalle sue truppe lo spettro del ricorso alle urne, che Fini rigetta in modo netto. Sono comprensibili le preclusioni del Presidente della Camera. Se a marzo si andasse a votare, è molto probabile che la destra vincerebbe di nuovo e che l’ex leader di An probabilmente avrebbe più tempo da dedicare ai suoi splendidi bambini, nati dalla relazione con Elisabetta Tulliani.
Ma certo è che le convulsioni della destra non potranno durare a lungo. L’attività legislativa è praticamente quasi bloccata non soltanto per l’impossibilità di trovare fondi per l’approvazione di nuove leggi, ma soprattutto perché l’agenda politica è oramai strettamente connessa con le inchieste della magistratura, non soltanto quelle che riguardano il premier ma quelle che hanno colpito il candidato al governatorato campano, Nicola Cosentino. Una maggioranza che oramai soffre visibilmente le convulsioni finali del berlusconismo e per questo motivo ancora più pericolosa, perché tiene sotto scacco i drammatici problemi della crisi economica e della disoccupazione. Forse sarebbe il caso di liberarsi definitivamente del magnate di Arcore. Fini ci sta pensando, intercettando il pensiero di molti all’interno della sua stessa coalizione.
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