Redazione
ROMA - Ancora un colpo per Gianfranco Fini assestato da Berlusconi. Il sottosegretario all'Economia e coordinatore del Pdl della Campania, Nicola Cosentino, per il quale pende la richiesta di arresto per consorso esterno in associazione mafiosa, ha reso noto che "mantiene la candidatura" a presidente della Regione. L'annuncio dopo un incontro a Palazzo Grazioli con Berlusconi che - dice Cosentino - " ha preso atto di questa posizione" e gli ha espresso "la più ampia solidarietà ".
Una smemtita, uno schiaffo in faccia per il presidente della Camera che proprio ieri aveva sostenuto che il sotosegretario non sarebbe stato candidato e che anche Berlusconi aveva espresso identica posizione. Cosentino sarebbe rimasto sotto se non fosse stato presentato ma, assicurava Fini, non sarebbe stato presente alle elezioni regionali di marzo. Dagli ambienti del presidente della Camera si faceva circolare la notizia che l'intesa fra Fini e Berlusconi sulla esclusione del sottosegtretario dalle liste elettorali  faceva parte dell'accordo che ha portato al disegno di legge che evita al premier di essere processato.
Parlando dell'incontro con Berlusconi chiarisce. "Gli ho spiegato le ragioni del territorio, non possono essere i procuratori a decidere l'evoluzione democratica. Sulla mia candidatura c'è un largo consenso" e "non faccio un passo indietro". 
 Il sottosegretario ha illustrato la situazione al premier, ma lui "conosceva un po' le carte processuali". Berlusconi ha preso atto della decisione di Cosentino di andare avanti e - spiega il sottosegretario "non saranno brevissimi i tempi per la scelta delle candidature". "Berlusconi - assicura - non mi ha chiesto di fare un passo indietro". 
Riferendosi alle posizioni sostenuteda Gianfranco Fini ha detto: " E' giusto che lo faccia, ma lui deve tenere conto anche delle richieste che vengono dal territorio"
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"La mia candidatura - afferma Cosentino - non nasce dal nulla, ma è espressione dell'intera regione Campania. Mantengo questa candidatura perché è ancora forte e nasce dal territorio. Qualsiasi scelta diversa dovrà tenere conto delle indicazioni del territorio" E la destra fa muro attorno a Cosentino e spara palle infuocate contro il magistrati napoletani. Trenta senatori del Pdl hanno presentato un'interrogazione urgente al ministro della Giustizia sollevando, così come aveva fatto un gruppo di deputati della Camera qualche giorno fa, il problema "del clima di preoccupante conflittualità che regna presso la procura della Repubblica di Napoli". "I senatori hanno chiesto un'ispezione urgente alla Procura di Napoli avanzando pesanti accuse sulla gestione di quell'ufficio.Hanno chiesto addirittura di conoscere se" i criteri di assegnazione dei fascicoli giudiziari garantiscano l'equidistanza e l'indipendenza dei magistrati che procedono alle indagini". Insomma da accusatori i magistrati che hanno la sola colpa di esercitare la loro funzione, di battersi contro la camorra, di mettere a nudo il torbidoi intreccio fra criminalità e certa politica t diventano per i parlamentari della maggioranza , per la corte berlusoniana, degli accusati. La riprova del potere che in Campania come in Sicilia, in Calabria, ma anche in Lombardia, nelle regioni del Nord, hanno i clan camorristi mafiosi.
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