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Editoriale di Alessandro Cardulli
“Il futuro della libertà ”: mai titolo di un libro fu più appropriato. Gianfranco Fini quando l’ha scelto doveva avere un presentimento su come sarebbe andata finire la “ partita” ingaggiata con Berlusconi. Il futuro della libertà infatti richiama la libertà gentilmente donata, proprio dal presidente della Camera, al capo del governo.
Libero dai processi, perlomeno dai due che in questa fase più lo tormentano, quello relativo al caso Mills, l’avvocato già condannato per corruzione e un altro relativo alla frode fiscale sui diritti televisivi. Forse ne rimarrà in piedi uno, Mediatrade, ancora in fase di indagine.
Insomma quello che voleva ottenere l’ha ottenuto perlomeno all’ottanta per cento. Per il restante venti c’è sempre tempo, Ghedini può provvedere con qualche emendamento. Magari con un ritorno all’immunità totale, una sorta di tabula rasa, Berlusconi sarebbe al sicuro vita natural durante. Altro che prescrizione., sarebbe una vera e propria assicurazione sul futuro, di libertà appunto. L’incontro fra il capo del governo e il presidente della Camera era stato più volte annunciato, rinviato, sembrava potesse scorrere il sangue. Del resto lo stesso Fini non si era chiamato fuori. Aveva risposto battuta per battuta alle pressioni, alle intimidazioni e agli attacchi giornalieri che gli arrivavano dal direttore del Giornale, Vittorio Feltri.
Lui non avrebbe consentito che i processi in corso scomparissero. Lui avrebbe difeso i cittadini che erano stati costretti a ricorrere alla giustizia per avere garantiti i propri diritti. Quando si era presentato da Fabio Fazio a “ Che tempo che fa “ aveva parlato chiaro, si era preso applausi dalla platea e aveva avuto dichiarazioni quasi di sperticato elogio da esponenti dell’opposizione. Scrivere libri è diventato di moda. Se un politico non ne scrive uno, conta ben poco. Fini ci si era messo d’impegno. Qualcuno, malevolo, il ministro Bondi se non andiamo errati, aveva ricordato il suo passato di dirigente del Msi, il partito che si richiamava al fascismo. Ma era stato lo stesso Fazio a riconoscere che dal libro emergeva un “forte senso dello Stato”.
Fini aveva ringraziato. Come è noto, però, fra il dire e il fare c’è di mezzo il mare. Fini ha sperimentato di persona quanto sia duro guadagnarsi la pagnotta, specie quando si ha a che fare con degli assatanati come Berlusconi, il cui unico obiettivo è evitare i processi. Ha cercato di reggere l’urto. Poi ha ceduto ed ha regalato a Berlusconi una scialuppa di salvataggio. Certo ha nascosto la “ritirata” dietro il fatto che non veniva toccato il caso Mondadori ( il premier voleva una norma che gli consentisse di pagare solo il 5%). Oppure poteva vantare l’impegno a ridurre i tempi dei processi.
Chi si direbbe contrario ad una tale iniziativa? Nessuno ovviamente. Ma, stante la situazione attuale, visto lo stato della giustizia per ridurre i tempi a sei anni per i tre gradi non solo servono molti soldi, tanti, di cui non compare neppure l’ombra o, quando va bene, qualche briciola se Tremonti fa il bravo. Ma non è solo questione di soldi. C’è un’intera struttura, una macchina da rimettere in moto. E quando sarà in grado di muoversi più celermente Berlusconi si starà già fregando le mani da qualche tempo per lo scampato pericolo.
Non solo: come è nello stile del premier si è pure arrabbiato con Fini. Riferiscono le gazzette, sia quelle di famiglia, ma anche le poche altre rimaste a fare informazione, di liti furibonde, che si sarebbero verificate nelle due ore dell’incontro fra il cavaliere e l’ex capo di An, tanto da far preoccupare lo stesso Gianni Letta per una possibile rottura. Può essere: ma la realtà è che si tratta di una doppia, gigantesca truffa nei confronti dei cittadini. Berlusconi ha portato a casa quasi tutto quello che voleva e fa anche la voce grossa. Il disegno di legge, di fatto, era già pronto quando i due si sono incontrati. Potevano presentarlo già oggi al Senato, come aveva annunciato Paolo Bonaiuti, portavoce di “papi”. Forse qualche correzione da apportare da parte di Ghedini per tranquillizzare ancor più Berlusconi in nome, appunto, del futuro della libertà, come scrive Gianfranco Fini, andato in libreria.
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Commenti (2)

i 4 Minatori
scritto da Jena , novembre 12, 2009
I minatori come si sa lavorano anche di notte. Berlusconi, Fini, Ghedini e Giulia Bongiorno.
Quando si tratta di parare le chiappe del Premier si lavora di frusta !
Peccato.., perchè la stessa velocità potrebbe anche essere usata per una Legge sui conflitti d'interessi.
Ma questa... è un'altra storia !
scritto da Jena , novembre 12, 2009
I minatori come si sa lavorano anche di notte. Berlusconi, Fini, Ghedini e Giulia Bongiorno.
Quando si tratta di parare le chiappe del Premier si lavora di frusta !
Peccato.., perchè la stessa velocità potrebbe anche essere usata per una Legge sui conflitti d'interessi.
Ma questa... è un'altra storia !
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Quando si vuol salvare le chiappe a qualcuno anche se delinquente assodato, ma mai condannato per aver fatto ( in tempo record ) delle norme e delle regole, forse meglio chiamarle Leggi ad- personam durante l'iter già in atto, si lavora anche di notte, come in Miniera.
Perchè non riescono con la stessa velocità a fare delle Leggi per i Conflitti di Interessi ? E / o punitive come negli USA per gli evasori Fiscali ? Ma , Chissà mai perchè... propabilmente forse perchè in Parlamento son la maggioranza collusi con la mafia e la Grande Imprenditoria ? ( v. caso Tanzi - Parmalat )