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Home Società Scuola Riforma Gelmini scontenta tutti. Studenti, docenti e rettori sul piede di guerra

Riforma Gelmini scontenta tutti. Studenti, docenti e rettori sul piede di guerra

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di Fabrizio Prosperi

Si mobilita anche la Cgil. "Un’altra occasione persa - commenta Mimmo Pantaleo della Flc - perché propone per gli atenei un modello organizzativo centralistico e gerarchicoâ€. Proteste degli studenti contro l’ingresso dei privati nei Consigli di amministrazione delle università.  Previste occupazioni dei rettorati.Il 6 novembre  manifestazione nazionale a Roma

ROMA - Il Consiglio dei Ministri approva il ddl Gelmini,  in materia di organizzazione e qualità del sistema universitario, personale accademico e diritto allo studio.

In tutto tre Titoli che mettono mano al mondo dell’università, revisionando la governance, la valutazione della qualità, il reclutamento, il codice etico, il rigore nei bilanci, l’abilitazione nazionale per i docenti, gli incentivi alla mobilità delle cattedre nei passaggi da un ateneo all’altro e il diritto allo studio. Il contenuto della riforma, nelle intenzioni, era molto atteso dagli atenei e riguarderà direttamente rettori, docenti e studenti. Un codice etico bloccherà le parentopoli, cosicché i rettori non possano rimanere in carica più di otto anni, vale a dire due mandati. Il Senato accademico avrà solo funzioni didattico-scientifiche. Il Consiglio di amministrazione non sarà più eletto dai docenti e avrà il 40% di membri esterni. I professori dovranno certificare la loro presenza all'interno delle facoltà; quelli a tempo pieno 1.500 ore l’anno ed almeno 350 dedicate alle lezioni e gli scatti biennali di stipendio dovranno essere valutati in base alla produzione scientifica del docente. In caso di bocciatura niente aumento. Gli studenti potranno valutare i professori. Sono tanti però i punti deboli del ddl, a cominciare dal Fondo di funzionamento ordinario delle università che nel 2010 verrà tagliato di 700 milioni di euro. Gli atenei che hanno accumulato troppi debiti dovranno vedersela da soli, invece i soldi che avanzano finiranno nelle casse di quelli virtuosi. Altro nodo da sciogliere riguarda i concorsi a cattedra, che saranno determinati con concorso nazionale e la galassia dei ricercatori a contratto, la cui età di accesso si abbassa da 36 a 30 anni, messi alla prova per 6 anni, 3+3, con discrezionalità dell’ateneo per l’assunzione come professore associato.

Le reazioni degli studenti e dei docenti

L’Unione degli studenti annuncia per il 6 novembre una giornata di mobilitazione nazionale contro l'ennesima riforma a costo zero per gli atenei. I collettivi di sinistra stanno già mettendo a punto un calendario di assemblee nelle facoltà e guardano con sospetto una serie di punti del nuovo disegno di legge che riforma l' università, a cominciare dai mancati investimenti da parte del governo. La riforma riduce anche l’offerta formativa e probabilmente ridurrà anche la popolazione studentesca e i laureati.
 
Anche tra le cattedre si critica fortemente il taglio dei finanziamenti, ma con un occhio  attento al meccanismo del merito che rischia di spostare risorse economiche da un ateneo all’altro, aggravando la situazione già precaria di molte università. Si contesta altresì il mancato rinnovo del corpo docente e la stabilizzazione dei precari che, con la riforma Gelmini, avrà effetto tra una decina d’anni, mancando l’allineamento tra docenti che andranno in pensione e migliaia di precari ai quali non resterà che andare all’estero.

Assemblea dei ricercatori

Il coordinamento dei ricercatori ha già fissato un’assemblea per il prossimo 6 novembre. C’è una forte preoccupazione che il gran lavoro svolto in tutti questi anni dai già assunti non venga riconosciuto. Da un lato i ricercatori rischiano di essere sopravanzati nella carriera da parte dei neo-assunti che, dopo tre anni o al massimo sei di contratti a tempo determinato possono diventare associati, dall’altro non è previsto nel disegno nessuna corsia preferenziale per chi ha acquisito meriti sul campo tenendo ogni anno più corsi.

I sospetti dei rettori

Sul gradino più alto della gerarchia universitaria si guarda con sospetto alla riorganizzazione in megadipartimenti, con conseguente scardinamento delle facoltà. Il pericolo è che venga a mancare la didattica, la ricerca e le borse di studio, vista la scarsa attenzione agli investimenti.



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Commenti (1)Add Comment
Stella Errante
scritto da maurizio , novembre 01, 2009
Chissà se prima di essere nominata, la Gelmini sapeva già che il suo ministero sarebbe stato in realtà un’appendice del ministero dell’economia e delle finanze: sorta di Cavallo di Troia usato dal governo per tentare di risanare i propri debiti, mascherando da riforma un sistema di tagli indifferenziato, foriero di un regresso senza precedenti nel mondo dell’istruzione del nostro Paese: la stessa Gelmini ha dovuto ammettere che il decreto comporta 7,8 miliardi di euro di tagli alla Scuola. Ormai solo tra i fedelissimi chiamano ancora “riforma†quello che in realtà si è rivelato un vero e proprio colpo di scure all’Istruzione Scolastica. Politici, sindacalisti, insegnanti, precari, da tempo dicono la loro sui giornali e in tv, ma sempre più di rado si fa riferimento ai contenuti del decreto, al punto che da pochi giorni qualcuno ha sostituito il concetto di “maestro unico†con quello di “maestro prevalente†del quale, nel decreto non c’è nessuna traccia: http://www.governo.it/Governo/...p?d=40106. Quello che colpisce, oltre al Titolo: “Disposizioni urgenti in materia di istruzione e università“; sono le Premesse: “Ritenuta la straordinaria necessità ed urgenza di attivare percorsi di istruzione di insegnamenti relativi alla cultura della legalità ed al rispetto dei principi costituzionali…â€. E come direbbero a Napoli: Cà nisciuno é fesso!!!!
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Ultimo aggiornamento ( Domenica 01 Novembre 2009 22:10 )  

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