di Fabrizio Legger
Quando l’orrore della guerra genera mostri cannibali…
“Una terribile eredità” (pagine 125, Euro 12,00) è il titolo del nuovo romanzo di Gordiano Lupi, pubblicato dal Gruppo Perdisa Editore. Gordiano Lupi è autore di romanzi e saggi di successo, ma con quest’ultimo lavoro compie un salto di qualità e ci offre un’opera quasi epica, memorabile, che getta uno sguardo profondo su una delle più terribili guerre africane: la Guerra d’Angola (1975-1992).
Il protagonista è un soldato cubano, Alberto, che viene inviato a combattere per la causa internazionalista nella lontana Angola, dove è in corso una guerra civile tra comunisti e anticomunisti, con i cubani che aiutano i primi e i sudafricani che aiutano i secondi. In un paese devastato, Alberto fa l’esperienza più tragica della guerra: deve vedersela con feroci guerriglieri che si confondono tra i civili, deve combattere in un ambiente ostile fatto di aride savane e torride deserti, rischiando la vita in continuazione. Durante una missione estrema, per sopravvivere, deve cibarsi delle carni dei suoi stessi compagni. La guerra in Angola trasforma Alberto in un mostro cannibale.
L’Angola, selvaggia e desertica, è molto ben descritta in questo romanzo così avvincente e dal ritmo così incalzante: è l’Angola delle savane e delle boscaglie dove tendono insidie i ribelli dell’Unita, ma è anche l’Angola della povera gente, dove le ragazze si vendono ai soldati cubani per una manciata di soldi. È l’Angola della guerra e delle devastazioni, della fame e della morte quotidiana, è l’Angola teatro dello scontro tra le Superpotenze nel cinico teatro della Guerra Fredda.
Un’Angola tormentata da una guerra civile che trasforma gli uomini in mostri e che fa emergere gli aspetti peggiori e più aberranti dell’essere umano.
E così, tornato a Cuba, Alberto scopre di non essere più quello di prima. Ha voglia di sangue e di carne umana, la guerra lo ha trasformato, la maledizione dell’Angola si è appiccicata a lui come una sorta di incantesimo malefico. Per placare il mostro che si agita dentro di lui, Alberto deve uccidere, Ammazza bambini, diventa un serial killer, le sue vittime sono quelle del “Cannibale di Casablanca”, ma nella Cuba del comunismo non si deve parlare di queste deviazioni mentali.
Il romanzo è agghiacciante, molto realistico, scritto con uno stile sobrio, essenziale, che tocca il lettore in profondità. Gordiano Lupi ha sposato una cubana, è un esperto della realtà di Cuba, così drammatica, troppo spesso edulcorata dalla propaganda filo castrista dei comunisti italiani. E in questo romanzo fa luce sulla Guerra d’Angola, che da molti è stata definita il “Vietnam cubano”, una guerra atroce, terribile, che è costata al popolo cubano migliaia di morti, morti vanamente, per imporre il comunismo in un paese appena uscito dalla guerra di liberazione coloniale.
Un romanzo tragico ed epico al tempo stesso, molto umano, ma dominato da uno stile drammatico, come drammatica è la storia del protagonista, che ha perso la sua anima nella terra d’Angola, per obbedire agli ordini di un despota comunista. È il romanzo tragico dell’Angola e di Cuba, ma è soprattutto il romanzo di un uomo normale, che avrebbe voluto vivere una vita normale e che, invece, è stato trasformato in un mostro assetato di sangue. Un romanzo che, probabilmente, non è troppo lontano dalla realtà, una realtà spaventosa che il rigido comunismo castrista non può lasciare trapelare, perché all’orrore non si deve aggiungere altro orrore.
A lettura ultimata, ci si accorge di avere sofferto e vissuto accanto al protagonista, e in questo sta la grande forza narrativa di Gordiano Lupi, che ha saputo infondere al suo personaggio, emozioni, pensieri e atteggiamenti di grandissima umanità, che non possono lasciarci indifferenti. Un ottimo romanzo, avvincente e originale, che è d’obbligo consigliare di leggere. Sito internet dell’editore: www.gruppoperdisaeditore.it
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