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di Bruna Alasia (nostro inviato)
ROMA - Colin Farrell, l’atteso protagonista di «Triage», il film di Danis Tanovic che ha inaugurato ieri il Festival di Roma, pochi giorni fa è diventato padre per la seconda volta e ha, comprensibilmente, rinunciato al tappeto rosso. Al suo posto c’è Christopher Lee, grande attore dai tempi di Dracula, oggi nella saga del Signore degli Anelli, che in “Triage” ha l’importante ruolo del nonno psichiatra e che stupisce per i suoi svettanti ottantasette anni.
Al suo fianco, stupenda, sfila Paz Vega, scoperta ai tempi di «Lucia y el sexo», in “Triage” materna compagna del reporter di guerra. Di se stessa dice: «Dopo il primo film mi hanno etichettata come ragazza allegra e sexy. E’ un marchio che non mi appartiene. Non sono così spensierata e soprattutto sono un’attrice, non una faccia e un corpo”.
Il regista Danis Tanovic, premio Oscar per “No man’s land” racconta così la genesi del suo lavoro, basato sul libro di Scott Anderson inviato nei luoghi più pericolosi: “ Amo i reporter di guerra perché sono diversi, non cercano di essere degli eroi ma si preoccupano degli altri… e nello stesso tempo sono dei cinici. Triage parla di amore. Ritengo che l’amore mi abbia fatto tornare me stesso, dopo che sono uscito dalla guerra in Bosnia e mi sono sentito uno zombie per anni. Poi, ho incontrato mia moglie e per la prima volta ho desiderato qualcosa”.
Tanovic è convinto che l’Onu «scomparirà come la Società delle Nazioni. Il concetto su cui si basa è la neutralità, ma la neutralità non esiste. Esiste, invece, il non far niente, quello sì, il non prendere posizione quando invece bisognerebbe farlo. Nel mio Paese, in Bosnia, hanno imposto l’embargo quando tutti gli altri erano già perfettamente armati».
La storia è basato sul reporter Mark (Colin Farrel), che torna a casa ferito e insanguinato, senza l’amico e collega David (Jamie Sives) la cui sparizione è un segreto. Mark è incapace di riadattarsi alla vecchia vita, al punto che la sua impossibilità di camminare viene diagnosticata dai medici quale problema psicologico… Mark finisce in analisi. La psichiatria svelerà i suoi problemi mettendo in luce una scioccante verità…
Il regista Danis Tanovic, premio Oscar per “No man’s land” racconta così la genesi del suo lavoro, basato sul libro di Scott Anderson inviato nei luoghi più pericolosi: “ Amo i reporter di guerra perché sono diversi, non cercano di essere degli eroi ma si preoccupano degli altri… e nello stesso tempo sono dei cinici. Triage parla di amore. Ritengo che l’amore mi abbia fatto tornare me stesso, dopo che sono uscito dalla guerra in Bosnia e mi sono sentito uno zombie per anni. Poi, ho incontrato mia moglie e per la prima volta ho desiderato qualcosa”.
Tanovic è convinto che l’Onu «scomparirà come la Società delle Nazioni. Il concetto su cui si basa è la neutralità, ma la neutralità non esiste. Esiste, invece, il non far niente, quello sì, il non prendere posizione quando invece bisognerebbe farlo. Nel mio Paese, in Bosnia, hanno imposto l’embargo quando tutti gli altri erano già perfettamente armati».
La storia è basato sul reporter Mark (Colin Farrel), che torna a casa ferito e insanguinato, senza l’amico e collega David (Jamie Sives) la cui sparizione è un segreto. Mark è incapace di riadattarsi alla vecchia vita, al punto che la sua impossibilità di camminare viene diagnosticata dai medici quale problema psicologico… Mark finisce in analisi. La psichiatria svelerà i suoi problemi mettendo in luce una scioccante verità…
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