di Fulvio Lo Cicero
Una rapida analisi sul numero di lettori dei quotidiani e dei settimanali e sull’audience dei telegiornali dimostra come vi sia una fortissima concentrazione di testate dominate dal magnate di Arcore, che orientano politicamente in modo determinante i cittadini italiani
ROMA – Domani la grande manifestazione a sostegno della libertà di stampa nel nostro Paese, con l’arrivo di più di 300 pulman da tutta Italia e un grandissimo passaparola sulla rete. Ma Silvio Berlusconi e i suoi accoliti non si stancano di ripetere che si tratta di una falsa questione, irridendo gli allarmi che quotidianamente alcuni giornali e nessuna televisione lanciano sul tema. Per loro è assurdo parlare di mancanza di libertà di stampa in Italia, viste tutte le critiche che il premier deve sopportare ogni giorno, le accuse più “infamanti”, le inchieste giornalistiche e compagnia bella. Di più: il presidente del gruppo senatoriale del Pdl Maurizio Gasparri ha addirittura affermato, nell’ultima puntata di “Ballarò”, riuscendo a rimanere serio, che esisterebbe un mancato pluralismo informativo perché il centro-destra è il solo schieramento politico ad essere attaccato dalla stampa! E Berlusconi non si stanca di ripetere che le “gazzette della sinistra” occupano il novanta per cento dell’informazione. Sarà allora forse il caso di studiare un po’ di numeri e di analizzare la situazione degli organi di stampa nel nostro Paese “cum grano salis”.I quotidiani italiani e i settimanali
I giornali quotidiani stampati esistenti oggi in Italia sono circa 90, ma soltanto alcuni di essi possono definirsi “grandi” per numero di copie stampate (superiori a 200 mila). Il grosso della stampa quotidiana si attesta su tirature che non superano le 50 mila copie e che, comunque, non arrivano alle 100 mila (considerato, in Italia, già una soglia di tutto rispetto per un quotidiano). In linea di massima, a differenza di quanto avviene ad esempio negli Usa, in Italia i quotidiani di più grande tiratura sono quelli a carattere nazionale, con edizioni regionali (“Repubblica”, “Corriere della sera”, “La Stampa”, “Il Giornale”, “Libero”, “Il Sole 24 ore”), affiancati da quotidiani macroregionali, la cui diffusione è concentrata in due o tre regioni, come nel caso de “Il Messaggero”, “Il Tempo”, “QN”, del gruppo Riffeser-Monti, composto dagli antichi “Il Resto del Carlino”, “La Nazione” e da “Il Giorno”, “Il Secolo XIX”, principale giornale ligure, “La Gazzetta del Sud”, diffuso fra Calabria e Sicilia.
Complessivamente, tutti i quotidiani hanno venduto una media giornaliera di 5.291.000 di copie nel 2008. Nel 1995 le copie vendute erano quasi 6 milioni (dati Fieg-2008). In Italia si vende 1 copia di quotidiano ogni 91 abitanti (109 al nord, 105 al centro, 59 al sud). Bisogna comunque considerare che circa la metà del venduto dei quotidiani è appannaggio dei giornali con tiratura superiore alle 200 mila copie (3,2 milioni di vendite giornaliere)
Il calo di vendite sembra comunque inarrestabile. Secondo i dati più recenti della Fieg, fra gennaio e agosto di quest’anno, le principali 57 testate giornalistiche censite hanno subito, in media, una diminuzione delle vendite pari al 6%.
A fine 2008, i settimanali hanno venduto una media di 13 milioni di copie, con un calo, anche qui generalizzato, superiore al 5%.
L’orientamento politico dei lettori e le case editrici del Cavaliere
L’Italia è al tredicesimo posto fra i quindici principali Paesi europei per numero di lettori dei giornali quotidiani, subito prima di Portogallo e Grecia (fonte: “World Associations of Newspaper”). Conseguentemente, può dirsi che la carta stampata svolge un ruolo minore nell’informare e dunque orientare anche politicamente i cittadini italiani rispetto a quanto accade negli altri Paesi. Ma bisogna aggiungere un altro elemento. I Paesi che hanno più telespettatori in Europa sono, oltre all’Italia, la Francia e la Germania, dove però non si osservano diminuzioni così forti nella diffusione e nelle vendite della carta stampata. Ciò significa che tedeschi e francesi integrano quantitativamente di più le informazioni dei giornali con quelle della televisione, arricchendo molto più di noi il loro livello medio di informazione.
Se prendiamo i quindici quotidiani nazionali più diffusi (che presentano il più grande numero di copie vendute, non contando dunque le rese), escludendo quelli sportivi, contiamo circa 2 milioni e 300 mila copie giornaliere. Se aggiungiamo anche le principali testate locali o macro-regionali dobbiamo aggiungere un altro milione e 500 mila lettori. Totale: 3,5 milioni. Naturalmente i lettori sono superiori a questo numero, ipotizzando che una singola copia sia letta da più persone. Possiamo ipotizzare un numero di lettori di tre volte superiore alle copie vendute, arrivando ad una cifra vicina ai 10 milioni di lettori giornalieri della carta stampata. Ma questo ha poca importanza e possiamo considerare soltanto il numero delle copie vendute.
Ora, osservando con un po’ di attenzione l’orientamento politico dei quotidiani, sia quelli nazionali, sia quelli a diffusione locale, possiamo formulare queste considerazioni. Dei giornali nazionali che orientano in modo nettamente critico nei confronti dell’attuale Governo abbiamo: “la Repubblica”, “L’Unità”, “Il Manifesto”, “Liberazione”, “L’Altro”, “Europa”, per un totale di circa 610 mila copie vendute (e di lettori). Naturalmente non consideriamo il nuovo quotidiano “Il Fatto” (del duo Padellaro-Travaglio) perché appena uscito ma le sua pur relativamente alta diffusione, si parla di centomila copie per i primi numeri, non è certo in grado di modificare la situazione. Fa storia sé “L’Avvenire”, il giornale della Cei che assume un atteggiamento critico verso Berlusconi e, talvolta, verso il governo, come nel caso dei provvedimenti sull’immigrazione o sulla vicenda Boffo.
Quelli che non assumono alcuna posizione critica ma producono un’informazione, diciamo così, “terzista” o “equidistante” sono: “Corriere della Sera” (con molte posizioni favorevoli all’attuale premier, soprattutto negli editorialisti di punta), “La Stampa”, “Il Sole 24 ore”, per un totale di 1 milione e 200 mila copie (e lettori). I quotidiani nettamente di ispirazione berlusconiana sono: “Il Giornale”, “Libero”, “Il Tempo”, “Italia oggi” (anche se in modo meno smaccato), per un totale di 416 mila copie (e lettori). Il dato conclusivo ci dice che, i quotidiani critici con il Governo sono diffusi in numero di 610 mila copie, quelli “terzisti” e nettamente a favore (che sommiamo insieme) hanno una diffusione più che doppia, 1,6 milioni di copie. Se l’analisi la allarghiamo anche ai giornali regionali o macro-regionali, il prodotto non cambia. Troviamo che le testate favorevoli all’attuale governo hanno una diffusione che è circa il doppio di quelle (soprattutto la catena Finegil del gruppo Repubblica-L’Espresso di De Benedetti) che hanno una posizione critica.
Da questa sintesi sfuggono i settimanali, per i quali si può dire che, a parte il pareggio che si registra fra i principali newsweek “Panorama” (di proprietà del Presidente del Consiglio) e “L’Espresso” (del gruppo De Benedetti) in termini di diffusione, gli altri appartengono al settore “gossip”, con una netta prevalenza di quello, sempre di proprietà del premier e diretto dal fido Alfonso Signorini, “Chi”, al quale Berlusconi riserva le sue interviste più intime e sofferte. Se però aggiungiamo l’impero delle case editrici del Cavaliere, con la capostipite “Mondadori” e, quindi, la produzione di libri, ci sembra che il quadro dello squilibrio editoriale a favore del Capo del Governo sia ben disegnato. Circa il 70% dei lettori di quotidiani e settimanali, nonché di prodotti editoriali vari, sono persone in massima parte influenzate da aziende di proprietà o ispirate dal Presidente del Consiglio.
I telegiornali
A fronte di questa struttura profondamente squilibrata nel campo informativo e della comunicazione culturale, non ci possiamo che aspettare una situazione ancora peggiore per quanto concerne i telegiornali. In questo settore, il conto è molto più facile, perché le testate giornalistiche nazionali (che occupano pressoché interamente il panorama informativo della televisione) sono molto più poche rispetto alla carta stampata. Ma sono sufficienti poche cifre per chiarire la distanza abissale che corre fra informazione dei tg e quella della carta stampata in termini di “audience”: soltanto TG1 e TG5 (quindi, le fonti di informazione più smaccatamente favorevoli all’attuale Presidente del Consiglio, considerando i notiziari di maggiore ascolto, cioè quelli delle 20) raggiungono un pubblico che oscilla fra i 12 e i 13 milioni di ascoltatori, quattro volte circa il numero di copie vendute da tutti i quotidiani presi in considerazione (di centro-destra e di centro-sinistra). Se a questi telegiornali, aggiungiamo TG2, Studio aperto e il notiziario di Emilio Fede (se così può denominarsi), superiamo abbondantemente i 20 milioni di persone, il 70% delle quali hanno come unica fonte di informazione proprio i telegiornali. Nulla possono ovviamente fare il TG di Sky, il TG3 e quello de “La 7”, che non superano complessivamente (sempre nella fascia di maggiore ascolto) i due milioni di telespettatori, in media.
La realtà, che smentisce totalmente le false affermazioni di Berlusconi e della sua corte è che, dunque, sia nel settore dell’informazione sulla stampa, sia in quella televisiva, la stragrande maggioranza delle testate produce una informazione niente affatto equidistante dalle parti ma smaccatamente favorevole al magnate di Arcore, determinando così, in modo preclusivo, anche le scelte elettorali del popolo italiano. E facendo di questo Paese un luogo dove la libertà di stampa è fortemente limitata e dove è del tutto assente un vero pluralismo informativo.
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i neutrali, se son stati indicati come tali, sono neutrali, non faziosi, e si dovrebbero schierare talvolta di qua, talvolta di là. Non è certo possibile dire che c'è una netta prevalenza di giornali contro il premier, ma è profondamente errato anche dire che sono a maggioranza a favore.
O si rifà l'analisi e si indicano anche i neutrali come filogovernativi, o la situazione attuale è descritta da un "c'è una certa preponderanza di lettori per l'opposizione rispetto ai filogovernativi, ma la grande maggioranza mantiene una posizione neutra", non da quanto sostenuto nell'articolo.