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Home Cultura Spettacolo Letteratura Il fascino della poesia d’amore indiana

Il fascino della poesia d’amore indiana

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di Fabrizio Legger

Davvero un gran bel libro di poesia questo Poesia d’amore indiana, curato da Giuliano Boccali, pubblicato nella collana “Letteratura Universale” della casa editrice veneziana Marsilio Editori. Il volume contiene tre raccolte di liriche: Nuvolo messaggero, di Kalidasa (IV – V secolo d.C.), Centuria d’amore, di Amaruka (VII secolo d.C.), Le stanze dell’amor furtivo, di Bilhana (XI – XII secolo d.C.).

 

Si tratta di opere diversissime l’una dall’altra, in quanto molto diversi furono i poeti che le composero: Kalidasa, dolce e sognante, fu autore di versi squisiti, in cui l’amore appare come un “qualcosa” di magico e di incantato; Amaruka, focoso e sensuale, fu un poeta che cantò le gioie inebrianti dei sensi, la carica travolgente dell’erotismo corporeo e la piena della passione sensuale che travolge le coppie di amanti; Bilhana, invece, fu un poeta molto immaginoso ma anche estremamente attento alla realtà che lo circondava, cantore di amori tenui e delicati, quasi quotidiani, dolci e raffinati, ma decisamente calati nella concretezza della realtà della vita di ogni giorno.

Ci troviamo dunque di fronte tre poeti di grande valore, capaci di creare immagini bellissime, tutti e tre cantori della passione d’amore che brucia e travolge, ma vista attraverso differenti sfumature, tutti e tre affascinati dal complesso universo femminile e tutti e tre esaltatori delle capacità di fascino e di seduzione proprie della donna.
Differenti tra loro per sensibilità, temperamento e cultura, questi tre poeti vissero anche in epoche storiche profondamente differenti l’una dall’altra: Kalidasa fu un suddito del grande impero Gupta, che contrassegnò una delle età auree dell’antica civiltà indiana; Amaruka, della cui vita non si sa nulla, fu probabilmente un poeta di corte vissuto nell’India del Nord nel VII secolo dopo Cristo; Bilhana fu invece un poeta indù nativo della montuosa regione del Kashmir, il quale lasciò il suo paese freddo e nevoso per ricoprire un prestigioso ruolo di poeta alla corte del re Calukya, sovrano dell’attuale Deccan, nell’India sud-occidentale.

Queste poesie, profondamente ispirate, dolci e struggenti, languide e appassionate, inebrianti e ricche di sensualità, sono caratterizzate da una prodigiosa capacità di evocare e di ricreare immagini femminili, atmosfere sognanti e luoghi d’incanto dove abbandonarsi liberamente alla gioiosa dolcezza dei diletti d’amore. Siamo certi che gli appassionati della grande poesia non rimarranno delusi dalla lettura di questo bel libro, una vera chicca che fa rivivere davanti ai nostri occhi oltre cinquecento anni di immortale poesia indiana.




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