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Home Cultura Spettacolo Letteratura Premio letterario Viareggio-Repaci. Vincono Bruck, Cavalli e Prosperi

Premio letterario Viareggio-Repaci. Vincono Bruck, Cavalli e Prosperi

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di Alessandro Cardulli (nostro inviato)

VIAREGGIO - Edith Bruck con "Quanta stella c’è nel cielo" (Garzanti), Ennio Cavalli con "Libro Grosso" (Aragno) e Adriano Prosperi con Giustizia bendata" (Einaudi), sono i vincitori del premio letterario Viareggio-Repaci, rispettivamente per la sezione narrativa, poesia e saggistica. L'annuncio è stato dato nel tardo pomeriggio al termine della riunione della giuri presieduta da Giovanna Pettarini docente di Filologia Italiana all’Università di Firenze, che ha a lungo discusso le tre terne dei volumi che erano stati selezionati per la finale. Per quanto riguarda le case editrici molto interessate al premio esclusa la Mondadori, i quali dirigenti non l'hanno affatto presa bene.

Il lavoro della giuria non è stato facile. Si trattava di assegnare premi nelle tre sezioni che confermassero che il "Viareggio" manteneva, anche per questa edizione le sue caratteristiche di un premio autenticamente letterario come lo hanno voluto i fondatori. Cosa non facile in un tempo come quello attuale caratterizzato  una inflazione di cosidetti premi che servono solo a fare pubblicità a qualche località di vacanza estiva Addirittura  se ne  è inventato  uno per assegnarlo a Noemi Letizia, quella che chiama " papi" Silvio Berlusconi come"un ricopnoscimento al tralento che verrà ". Non sappiamo se prevalga la stupidità o il ridicolo ma questa è la realtà delle premiazioni westive, ormai quasi a gettone. Il  " Viareggio", aveva l'obbligo di difendere storia letteraria e cultura. Non è un caso che al titolo del premio sia stato aggiunto quello di Leonoida Rèpaci. Non solo, la capitale della Versilia vive ancora, giorno dopo giorno,la tragedia della stazione, quando il fuoco bruciava cose e persone. Le persone non ci sono più, ma quella zone investita dalle fiamme è  lì a ricordare quanto ancopra ci sia da fare per ricostruire, per onorare le vittime. Il Premio, la cerimonia della consegna che avverrà giovedì 27 non sono altra casa. Tante cose  di cui la giuria dovreva tener conto. Una giuria complessa, per le diverse storie professionali dei componenti, sia per gli orientamenti e le tendenze culturali, anche culture politiche, ha lavorato intensamente per indicare i numeri uno nelle tre terne, letteratura, saggistica, poesia. Con la conferenza stampa di giovedì dopo l'annuncio dato stasera verranno meglio precisati i criteri che hanno condotto alle scelte rese note al termine dei lavori della Giuria.

LE SCHEDE DELLE OPERE VINCITRICI

Edith Bruck, Quanta stella c’è nel cielo, Garzanti

«Quanta stella c’è nel cielo» non è un errore, è il primo verso di una ballata amara del giovane Petöfi, il grande poeta ungherese. Quei versi sono tra le poche cose che Anita porta con sé, insieme a molti ricordi laceranti. 
Anita non ha ancora sedici anni. È una sopravvissuta ai campi. È bella, è sensibile, le prove della vita le hanno tatuato l’anima. Sta fuggendo da un orfanotrofio ungherese per andare a vivere a casa di una zia, Monika. Eli, il giovane cognato di Monika, è venuto a prenderla al confine per accompagnarla nel viaggio in Cecoslovacchia, dove si ritrova clandestina in un mondo ancora in subbuglio. Ma tutto questo a Eli non interessa: lo attira solo il corpo di quella ragazza e già sul treno, affollato di una moltitudine randagia, inizia a insidiarla in un gioco cinico e crudele. Quanta stella c’è nel cielo è un romanzo dai risvolti inattesi. Racconta come si possa tornare dalla morte alla vita. E come, a volte, il cammino per ritrovare la speranza possa seguire trame imprevedibili.
Edith Bruck offre in queste pagine la storia palpitante di un’epoca cruciale del dopoguerra, quando tutto era in fermento tra mille difficoltà. Un’altissima meditazione sulla speranza, sulla straordinaria forza e fragilità di chi va verso una rinascita. E la grande capacità della Bruck è il risvegliare violente emozioni nel lettore.

Ennio Cavalli, Libro Grosso, Aragno
«Un viaggio dell’ascolto per vicoli e foreste, con qualche fermata nel deserto». Così Ennio Cavalli definisce Libro grosso, che riunisce Libro di storia e di grilli, Libro di scienza e di nani, Libro di sillabe. «Nel primo dei miei libri», scrive l’Autore, «per storia intendo i momenti dell’anima, gli estri sfrontati, gli azzardi collettivi che ci hanno resi così come siamo. Nel secondo, scienza sta anche per coscienza, fisica si allarga a metafisica. Mentre Libro di sillabe è un abbecedario di raduni, riporta a valle i frutti del ghiacciaio: parole e rimandi, radici e strappi». Due sussidiari e un sillabario, per stanare “l’infanzia delle cose”. Un De rerum natura di straordinaria luce. Con un’ampia serie di inediti come finestra sul nuovo.

Adriano Prosperi, Giustizia bendata, Einaudi
La benda sugli occhi, un attributo dell’immagine simbolica della giustizia come donna, è al centro del percorso disegnato nelle pagine di questo libro. Se in una celebre poesia di Edgar Lee Masters se ne fa uso per criticare la cecità delle corti e l’arbitrarietà delle sentenze, la benda appare nell’iconografia ufficiale la garanzia dell’imparzialità e incorruttibilità dei giudici. 
Di questo attributo viene qui ricostruito l’atto di nascita nel 1494, la rapida diffusione nel contesto dell’età della Riforma protestante e la fortuna successiva. Indagando le ragioni di tanta e così rapida fortuna (che non toccò però l’Italia) se ne è individuata quella fondamentale nella potente suggestione religiosa della narrazione evangelica di Gesú bendato e deriso: un modello di sofferenza e di perdono che dette nuovo impulso alla figura della dea Giustizia trasmessa dal paganesimo antico alla cultura dell’Europa occidentale. Risulta evidente, dalla ricostruzione dei percorsi dell’immagine, che in essa si sono incontrati e sovrapposti temi diversi e spesso conflittuali: la domanda di misericordia, la speranza nel risarcimento ultraterreno per tutte le vittime dell’ingiustizia, la promessa di incorruttibilità dei giudici, la protesta contro gli errori della giustizia umana. Dopo l’attesa medievale del Giudizio universale, l’esigenza della giustizia imparziale dominata dallo sguardo di Dio trovò la sua incarnazione nell’asserita investitura divina dei poteri politici e religiosi. Per dare poi vita nel Settecento all’idea del tribunale della pubblica opinione come espressione sostitutiva dell’antico simbolo dell’occhio di Dio. Ma nel mondo contemporaneo la spettacolarizzazione di crimini e processi si accompagna a una crisi della giustizia che sembra destinata a rendere nuovamente attuale e problematico il simbolo della benda.

Le schede di tutti i finalisti

I COMPONENTI DELLA GIURIA
Presidente Rosanna BETTARINI. Segreteria letteraria Gloria MANGHETTI.
I giurati: Giorgio AMITRANO. Eugenio BORGNA, Marisa BULGHERONI, Luciano CANFORA, Marcello CICCUTO, Franco CONTORBIA, Simona COSTA, Luciano ERBA, Paolo FABBRI, Guido FINK, Piero GELLI, Pietro GHILARDUCCI, Sergio GIVONE, Giuseppe LEONELLI, Grazia LIVI, Alberto MELLONI, Mario GRAZIANO PARRI, Giorgio PRESSBURGER, Paolo ROSSI, Carlo SISI.

 


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