Intervista di Bruna Alasia
Roberto Cotroneo è giornalista, scrittore e critico letterario.. Editorialista de l'Unità, di cui cura anche una rubrica on-line intitolata Undicietrenta, collabora con Panorama ed è conduttore di Radio 2. Dirige la Scuola superiore di giornalismo della Luiss di Roma, dove ha creato la Luiss Writing School (LWS) una scuola che ancora non c’era e che insegna a sviluppare la creatività: a scrivere racconti, romanzi, sceneggiature cinematografiche e fiction televisive. Dazebao approfondisce l’interessante novità.
La Luiss Writing School è una creatura di sua invenzione: cosa insegna in sintesi?
La Luiss Writing School è una scuola superiore, un master che insegna i mestieri della creatività. È il mondo che sta cambiando rapidamente, e i mestieri creativi sono un prodotto che pur mantenendo tutto il fascino del mettere in gioco immaginazione e talento è diventato un’industria: che ha i suoi prodotti, il suo pubblico e le sue regole. Accade perché le possibilità espressive e creative, in molti campi, sono cresciute.
Nel mondo di oggi ritiene sia cresciuto il bisogno di creatività e competenza?
Il mercato del cinema, della televisione, della pubblicità, dell’editoria del web 2.0 cresce, moltiplica le occasioni perché nessuno ne può più fare a meno. Non è tanto un bisogno quanto un’esigenza commerciale. Se il pubblico vuole Lost o Dottor House, il pubblico chiede che qualcuno faccia quel mestiere, scrive sceneggiature di Lost e Dottor House.
Quale differenza sostanziale tra scrivere e insegnare a scrivere?
Si dovrebbe scrivere dopo che si è imparato a scrivere. E imparare a scrivere vuol dire anche diventare studenti e farsi insegnare delle cose. L’insegnamento della scrittura è però un insegnamento maieutico. Dove non è tanto il metodo che conta, e neppure le nozioni, ma semmai l’empatia, la capacità di far uscire le cose che si hanno dentro.
Cosa ha imparato dai suoi allievi?
Sarebbe un luogo comune dire che ho imparato molto. Purtroppo si impara poco dagli allievi ormai, soprattutto se diventano grandi, perché prendono tutti i peggiori vizi del mondo degli adulti. Ho imparato molto dai bambini dell’asilo e delle elementari quando ho avuto a che fare con loro. I bambini senza saperlo insegnano moltissime cose.
Lei è stato uno tra i primi firmatari per il vitalizio Bacchelli ad Alda Merini. Oggi la poetessa è un autore cult, allora era sconosciuta. Che cosa determina il successo?
Il successo letterario è un’impostura che potrebbe essere gradevole, ma non ha nulla a che fare con la letteratura. Ha a che fare con cose che non c’entrano nulla.
La Luiss Writing School ha anche funzione di talent scout?
Il talento quando c’è si vede. Ed essere scout del talento è abbastanza inutile. Il talento è visibile. Ma il problema non è scoprire il talento, quello è facile per tutti, persino per i mediocri capirlo. Il problema è fare in modo che il talento possa essere valorizzato. E questo non lo fa nessuno.
Si approdare a un lavoro creativo era un lusso. Non più oggi. Oggi il superfluo è sostanza, il lusso è norma. Il lavoro creativo è come aprire una boutique. Un tempo si aprivano tabaccherie. In questo senso il mondo è cambiato.
Anche lei ha avuto un insegnante di scrittura creativa?
Mai avuto un insegnante di scrittura creativa. Non so se è un bene o un male. A me è andata così. E non mi lamento.
Come si è scoperto scrittore?
Non mi sono scoperto scrittore. Ho scritto un romanzo, e mi sono ritrovato scrittore, poi non ho più smesso. Anche perché di solito io smetto tutto in modo molto radicale. Come con il fumo: da due pacchetti a zero sigarette. Non vorrei fare la stessa cosa con i romanzi.
Scrittori si nasce, si diventa, o entrambe le cose?
Scrittori si diventa. Ovvio. Sennò che cosa ci sta a fare la Luiss Writing School. A parte gli scherzi. No scrittori non si nasce, non si nasce niente. Altro che storie. Si diventa, eccome se si diventa. Mai pensare che ci sono talenti innati. Sono stupidaggini. Il talento, come il genio, va educato.
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