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Home Inchiesta Il vento della Lega Nord Inchiesta. Il vento della Lega Nord, io gli immigrati li schederei a uno a uno (3° e ultima parte)

Inchiesta. Il vento della Lega Nord, io gli immigrati li schederei a uno a uno (3° e ultima parte)

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di Alessandro Ambrosin

ROMA - "Io gli immigrati li schederei a uno a uno. Purtroppo la legge non lo consente, portano ogni tipo di malattia, tbc, aids, scabbia, epatite". Questa non è che una delle tanti frasi espresse da uno dei personaggi più discussi della Lega Nord, Giancarlo Gentilini, detto lo"sceriffo". Il "Mussolini del Nord", così è anche chi amato dal 1994 al 2003 fu eletto per ben due volte sindaco di Treviso.

 

Carica che ricoprì dimostrando una accebntuata predisposizione all'intolleranza, specialmente in tema di immigrazione.  "Dobbiamo ripulire le strade dai neri, dai gialli, dai nomadi e anche dai rossi" disse durante un comizio l'esponente leghista, che non ha mai nascosto il suo incontenibile odio in difesa della cosiddetta "razza Piave", tanto che per le sue dichiarazioni la Procura di Venezia aprì nel 2008 un fascicolo con l'ipotesi di istigazione all'odio razziale. "Bisogna sparare sui gommoni e sulle carrette del mare" sostenne lo "sceriffo" riferendosi all'ondata di immigrazione che dal mediterraneo tentava di raggiungere le coste italiane. La sua politica xenofoba e razzista non riscosse solo consensi tra i cittadini trevisani, ai quali ogni tanto non nega un saluto romano, ma anche tra i militanti dell'estrema destra come forza Nuova, che lui stesso definì "persone di buon senso".  
Nel 1999, a cavallo dei mandati di Gentilini e con lo scoppio della guerra dei Balcani la Lega strinse rapporti amichevoli anche con il dittatore serbo Slobodan Milosevic e il senatur Umberto Bossi gli strinse la mano personalmente durante il congresso del partito ultranazionalista serbo del 2000, appoggiando di fatto la sua politica. In quel periodo il giornale di partito "La Padania" arrivò addirittura ad elogiare il glorioso popolo serbo negando le ipotesi di una pulizia etnica che si stava compiendo ai danni dei kosovari, e per la quale il presidente della Serbia fu successivamente ritenuto colpevole per di crimini contro l'umanità. Nel dicembre dello stesso anno  le camice verdi organizzarono la "Marcia su Roma" per ribadire nuovamente il dissenso contro quel centralismo romano che tanto aveva prodotto in termini di risultati politici. Ma ormai la Lega si era spostata lentamente sull'asse dell'estrema destra anche con l'approvazione dei gruppi cattolici tradizionalisti, tanto che i suoi attacchi continuarono ancor più violenti contro i meridionali, gli immigrati e adesso anche contro gli omosessuali. Nel febbraio 2001 Romano Bertozzo consigliere comunale di Verona affermò che "il riconoscimento delle coppie gay è possibile purchè gli omosessuali  siano castrati come i capponi e i loro organi donati alla scienza". Propaganda che puntava ad accrescere i consensi tra un elettorato contadino prevalentemente poco istruito della bassa padana, e tra le casalinghe che inorridivano di fronte alle immagini del gay pride. Proprio nel 2000  la sfilata del World Pride di Roma fu aspramente criticata dai leghisti che tentarono una raccolta di firme in difesa dei tradizionali valori della famiglia. Insomma gli elementi per mettere in luce la pericolosità di questa ondata populista c'erano tutte. Una politica, quella della Lega, che attecchì prevalentemente sugli strati sociali più indifesi culturalmente facendo passare l'idea che ogni cambiamento sociale diventava inevitabilmente una minaccia garantita. Per questo la lotta alla multirazzialità e alla globalizzazione, la xenofobia, l'omofobia, l'islamofobia e il differenzialismo etnico, da sempre prerogative delle destre estreme, entrarono a pieno titolo nel vocabolario del leghista, a difesa dell'identità padana.

Ma verso il 2000 tra il leader del Carroccio e Silvio Berlusconi i rapporti ritornarono ad essere cordiali. Si disse grazie a Giuliano Tremonti che riuscì abilmente a far incontrare di nuovo i due esponenti politici. Così pochi giorni dopo, in attesa delle politiche che si sarebbero svolte l'anno successivo e le contestazioni che giungevano da tutti gli schieramenti della coalizione di centro destra, Bossi ufficializzò la nuova alleanza con il Polo delle Libertà e l'attuale premier ritirò le querele per diffamazione contro il senatur. Una fusione possibile, secondo alcuni, per un credito di due miliardi di lire che probabilmente Berlusconi avrebbe aperto alla Banca di Roma  a favore della Lega. Operazione che Forza Italia giustificò parlando del mancato rimborso elettorale che il Carroccio non aveva ancora intascato. La Lega fu però costretta a cambiare nome eliminando la parola "indipendenza" dalla sua denominazione politica. Un compromesso insolito che non molti accettarono, tanto che Mario Borghezio propose di istituire il Parlamento del Nord sollevando un coro di polemiche. Lo stesso Bossi, il 2 giugno del 2000 preferì recarsi a Pontida piuttosto che alla parata della Repubblica dove vennero ufficialmente presentati i Carabinieri Padani, il braccio armato della Lega contro la criminalità e la pericolosa ondata islamica. Su questo tema la Lega non demorderà organizzando manifestazioni contro l'apertura delle moschee e promuovendo incontri con il proposito di amplificare in maniera del tutto esasperata l'incompatibilità di convivenza con persone di altre culture.  

Sempre nello stesso periodo nasce anche il giornale dei Giovani Padani, L'Insorgente, di chiaro stampo xenofobo nel quale verranno pubblicati articoli di Alain de Benoist, lo scrittore francese che non ha mai nascosto le avversità per l'immigrazione, e quelli dei preti lefebrviani, uno dei quali, don Giulio Tam, proprio pochi mesi fa disse che Benito Mussolini andrebbe beatificato. Tuttavia durante le politiche del 2001 il populismo leghista non riuscì a far breccia sull'elettorato e il Carroccio prese solo il 3,9% di consensi, pari a 17 senatori e 30 deputati con il sistema uninominale. Un colpo duro per le camice verdi che tornarono all'attacco proponendo la "devolution" alla quale forza Italia non si potè opporre, memore del ribaltone del 1994. Ma Bossi non si fermò e inveì ancora una volta contro i simboli dell'Unità nazionale per rimarcare l'obiettivo indipendentista. Nel 2001 fu condannato a un anno e 4 mesi di reclusione dal giudice di Cantù per villipendio della bandiera tricolore manifestato a un comizio del 1997, e stesso processo toccò all'attuale ministro degli Interni Roberto Maroni. Una contraddizione in piena regola in quanto i neo ministri e i sottosegretari da una parte giurarono fedeltà alla Repubblica il 12 giugno dello stesso anno, mentre dall'altra continuarono le manifestazioni con il popolo della Padania in contrasto con la Costituzione e l'Unità d'Italia e contro l'Europa Stalinista, come la definì Bossi. Intanto Berlusconi per abbassare i toni fece intendere che si trattava delle solite bravate alla Bossi. Altro che bravate. I raduni a Pontida e per le cittadine del Nord continuavano sotto la luce del sole a esporre i loro gadget alquanto discutibili, tra cui il Triskel, un antico segno runico che fece la comparsa anche nell'epoca nazista sui baveri delle temibili Waffen-SS, o i testi che venivano venduti nelle bancarelle leghiste come "I protocolli dei Savi anziani di Sion", un testo ben noto agli antisemiti del 1900.

Il culto della cristianità mescolato alla difesa estrema della cultura padana culminarono con le continue manifestazioni di razzismo notoriamente avvallate dai gruppi dell'estrema destra, tanto che  nella redazione del quotidiano La Padania si sprecavano gli adesivi che ritraevano in posa i soldati nazisti delle SS. Alle europee del 2004 la Lega raccolse il 5% dei consensi e nello stesso periodo l'Osservatorio Europeo per il razzismo e la xenofobia incluse nel suo rapporto la Lega Nord.
Oggi l'idea di una futura secessione non sembra dopotutto l'obiettivo principale. Il Carroccio si è spinto oltre la propria linea politica abbracciando con maggiore insistenza il progetto razzista e xenofobo delle destre estreme e intolleranti. Eppure Federico Bricolo della Lega Nord,  che una settimana fa fu ospite della trasmissione Ballarò disse: "Noi della Lega non ci collochiamo nè al centro, nè alla destra, nè alla sinistra, perchè siamo con la gente".  Un'affermazione che a fronte della storia che contraddistingue questo partito lascia una sorta di inquietudine e fa presagire la pericolosità del fenomeno Lega.
Un video che riprende Giancarlo Gentilini

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Ultimo aggiornamento ( Venerdì 19 Giugno 2009 14:26 )  
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