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Legambiente denuncia: a Ferrandelle tonnellate di rifiuti campani

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di Anna Ferrigno

Sorpresa delle sorprese: i rifiuti campani non sono stati bruciati nell'inceneritore di Acerra o portati chissà dove in qualche posto sperduto del pianeta. In tutto questo periodo, nonostante il “caso Napoli” sia stato considerato dal governo cosa superata, la spazzatura è sempre rimasta in patria. Ammassata alla rinfusa, la munnezza campana coi suoi picchi alti alcune decine di metri, è stata avvistata nella ex proprietà fondiaria, di un ex superlatitante, altrettanto ex boss del clan dei Casalesi, Francesco Schiavone meglio conosciuto come Sandokan, a causa dei suoi tratti somatici che ricordano il leggendario guerriero di Emilio Salgari, così come rappresentato al cinema dall'attore Kabir Bedi.

 

In una zona, una volta incontaminata, al confine tra Casal di Principe, Santa Maria La Fossa e Grazzanise è nata la mega discarica di Ferrandelle. Da sola è riuscita ad accogliere, con pazienza quasi materna, tonnellate di rifiuti campani, raccolti durante quei fatidici mesi post emergenza. La scoperta di cosa sta accadendo in questo sito è opera di un gruppo di giovani attivisti di Legambiente, capitanati dal direttore generale Raffaele Del Giudice, che durante un pellegrinaggio notturno verso Santa Ferrandelle si sono ritrovati nella decima Bolgia dantesca, quella che nell'Inferno accoglie i bugiardi, i falsari di parole. Hanno così scoperto che dietro ai chilometri di filo spinato messo a recinzione della discarica, si nascondeva il tesoro di San Gennaro.

La zona è però inavvicinabile. Decine di militari la presidiano giorno e notte e quel che si riesce ad intravedere dal perimetro è solo una parte di ciò che la cava nasconde. “Tonnellate e tonnellate di rifiuti indifferenziati, di tutti tipi, abbandonati sul terreno” ha commentato il presidente Del Giudice.

Su quel terreno confiscato alcuni anni fa al capo clan Schiavone, doveva sorgere una fattoria per produrre i prodotti tipici del luogo. Poi l'emergenza è diventata ingestibile e la fattoria si è trasformata in una discarica con la più genuina delle prelibatezze nostrane: la munnezza. In poche parole una bella macedonia di spazzatura che sa un pò di gomma con un forte retrogusto di plastica dal sapore inconfondibile, potrebbe diventare il prodotto più conosciuto
del momento.

Legambiente al riguardo è molto chiara: qui arrivano rifiuti senza essere selezionati a monte. Ciò vuol dire che queste balle non potrebbero essere bruciate negli inceneritori né tanto meno in quello di Acerra, “che, peraltro, ora è in pieno collaudo e per vederlo operativo se ne parlerà almeno tra sei mesi”.

Nel frattempo le temperature in Campania sono salite di vari gradi, e il caldo comincia a fermentare qualsiasi cosa. Intorno alla discarica di Ferrandelle sorgono caseifici, allevamenti di bestiame, insomma, attività legate all'agricoltura che rischiano la chiusura per una discarica, definita dai più,  “fuorilegge”. Legambiente Campania dopo questa ulteriore denuncia ribadisce  il suo appello affinché vengano controllati impianti del genere. “Chiediamo di entrare negli impianti, di effettuare sopralluoghi per constatare se e come funzionano”:questa la richiesta pronunciata da Del Giudice, all'indomani della scoperta della vera Ferrandelle.

 


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