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di Giulia Fresca
E’ di circa tre milioni e mezzo di euro l’offerta della commissione centrale del Viminale, avanzata durante il governo Prodi, la più ampia mai riconosciuta in un programma di protezione, a Pino Masciari, l'imprenditore vibonese, testimone di giustizia che da mesi ha lasciato il programma di protezione per protesta contro quello che definisce il disimpegno da parte dello Stato.
Una denuncia che Masciari ha lanciato con forza in Calabria, e non solo, da più postazioni, ultima le pagine del Corriere della Sera. Oggi la precisazione del Viminale che in una nota spiega tutti i passaggi della vicenda. L’ingresso di Pino Masciari nel programma di protezione risale al 1998 ed era stato proposto dalla procura distrettuale antimafia di Catanzaro, per la collaborazione di Masciari alle indagini contro una organizzazione criminale che lo aveva taglieggiato. All’imprenditore vibonese , nel 2004, fu offerto dall’allora ministro dell’Interno, Mantovano, un piano di protezione che prevedeva oltre 1.300.000 euro per la chiusura del fallimento e la riabilitazione di Masciari.
267.000 euro per l’assistenza economica, quasi 19 mila euro a lui e 29.670 alla moglie quale risarcimento per danno biologico nonché 388.631.000 euro per consentire alla moglie di riprendere l’attività di odontoiatra, oltre gli altri benefici previsti dal programma per l’intero nucleo familiare.
Ma tale proposta fu rifiutata da Masciari ed il 24 aprile scorso la Commissione Centrale del Viminale ha riveduto la capitalizzazione per l’imprenditore vibonese deliberando oltre tre milioni e mezzo di euro. Al momento – precisa il Viminale – Masciari riceve un assegno di mantenimento per il nucleo familiare e usufruisce di un alloggio e nonostante ciò si definisce un “clandestinoâ€.
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