di Paolo Brama
“Ma l’abbiamo vinta la guerra papà?” chiesi. Mio padre prese a segare più vigorosamente il legno di lauro serrato nella morsa. “Avevo più o meno la tua età, dieci anni” disse “quando uscii dal campo di concentramento. Non si combatteva più, ma le perdite furono pesanti. Mia madre e mia sorella morirono nel campo.” “Ma noi l’abbiamo vinta la guerra?” Lo stridore della sega continuò per un po’. “Non è mai finita veramente” disse alla fine.
Sunny, il protagonista del romanzo, la guerra non l’ha mai vista, essendo nato alla fine degli anni trenta, ma ha sulla sua pelle – in senso non solo figurato – lo stigma della segregazione e del conflitto. Figlio di un boero e di una donna bantu, Sunny cresce in un paesino rurale in piena apartheid, nella povertà e nelle scomode vesti di mezzosangue. Suo padre è un artigiano, sua madre si occupa dei lavori domestici; il padre vorrebbe insegnargli il mestiere ma intuisce presto che un lavoro simile non potrà che garantirgli pari povertà in futuro, se non la fame addirittura. Ed intuisce anche la passione del piccolo per i libri – in particolare “La freccia nera” di R.L.Stevenson –; passione dapprima osteggiata, ma che in seguito spinge il padre ad adoperarsi per mandare Sunny a scuola. Cosa non semplice, perché Sunny non è inglese, e non può quindi frequentare scuole inglesi; ma non è neanche boero, e la situazione non presenta via d’uscita. Tramite intercessione del sindaco del paesello, amico del padre, Sunny viene quindi “parcheggiato” nella vicina scuola inglese in attesa che venga inaugurata una scuola missionaria. Qui conosce l’eccentrica professoressa Lindsay, che diventerà ben presto una sorta di guida spirituale. E conosce soprattutto Jennie, una ragazza bellissima destinata a condividere con lui molte cose, in primis la cacciata dalla scuola.
Tale drammatico evento li porterà a Johannesburg, dove la professoressa Lindsay ha messo su una scuola di teatro. Il copione a tal punto sembra perfetto per il riscatto di entrambi – e di Sunny soprattutto – attraverso la nobile arte teatrale. In realtà, a seguito di vicissitudini e comuni passioni, Sunny e Jennie finiscono per creare un giro di prostituzione d’alto bordo. Inizia quindi la scalata in un mondo subdolo e spietato, in cui Sunny scopre la sua successiva passione, oltre a quella per i libri; la passione per il potere.
Una storia che, nel mezzo di un tourbillon infinito di colpi di scena, offre una lezione di vita; il passato, per quanto mascherato e aggrovigliato da fili, non si cancella. Ed il riverberò del passato tornerà nella vita di Sunny ad un passo dalla vetta, dal consolidarsi di quel potere che aveva ossessionato la sua intera esistenza. Passato che torna a coprire ogni cosa, burattini e burattinai compresi, in un intrecciarsi di vita reale, teatro e fili tesi.
Titolo dell’opera – I burattinai;
Genere – Romanzo;
Titolo originale – The Puppeteers;
Autore – Renesh Lakhan;
Editore – Socrates edizioni;
Collana – Paesi, parole;
Traduzione – Valentina Porretti;
Prima edizione – aprile 2009;
Pagg. 360; € 16.00
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