di Anna Maria Bruni
ROMA - Alle 7 di mattina si è mosso il corteo della Tiburtina. E ci si può credere, perché alle 10,30, quando la testa era a S. Giovanni la coda era ancora a piazzale del Verano, e quando la testa è arrivata al Circo Massimo, la coda era ancora a Porta Maggiore. Un fiume di persone, praticamente tutto il nord Italia e parte del centro, si è concentrato nella stazione romana in questo 4 aprile che ha visto tutto il popolo della Cgil darsi appuntamento a Roma per la manifestazione nazionale indetta dal più grande sindacato confederale.
Tanti gli striscioni, soprattutto territoriali e di categoria, quasi a voler tutelare le comunità piuttosto che distinguerle nelle rappresentanze delle singole fabbriche. La Fiom di Varese, Venezia, Milano, Alto Adige, la Funzione pubblica di Padova e quella di Pisa dalla Toscana, la rete degli studenti medi di Pavia, la Fillea dalla Valcamonica e quella di Treviso, l'Flc di Padova e quella Toscana, e poi gli striscioni regionali, la Cgil Umbra, del Veneto, Lombarda, Trentina. Sono solo alcuni esempi dei tanti che hanno sfilato questa mattina in uno dei cinque concentramenti, insieme a rappresentanze di fabbriche come la Marcegaglia di Mantova, la Fincantieri di Marghera, Venezia, la Valentino fashon group di Valdagno, Vicenza, come dei servizi pubblici di Padova. Per tutti una domanda e una richiesta, forse la più importante dopo il No schiacciante contro l'accordo separato al referendum voluto dalla Cgil.
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3.400.000 No, un risultato che impegna la Cgil e ancor di più se ci si aggiungono i numeri della manifestazione di oggi. “Non solo, ci devi aggiungere anche tutti i lavoratori che son venuti a votare senza essere iscritti Cgil - dice Giuliano Ezzelini Storti, Rsu Cgil della Valentino Fashion Group, dove interi magazzini sono gestiti in appalto - questo voto impegna tutti, perché da noi è il costo del lavoro che è in vendita. I precari degli appalti arrivano a guadagnare anche 300 euro in meno di noi, per le stesse mansioniâ€. Stessa denuncia da Fabio Querin, coordinatore Fiom Fincantieri di Marghera, che ricorda l'inchiesta appena aperta dalla procura di Venezia. “Da anni denunciavamo il caporalato - dice - anche da noi il referendum è stato un successo. Hanno votato anche i lavoratori degli appalti. Questo ci impegna in una battaglia che coinvolgerà tutte le prossime vertenze contrattuali, categoria per categoriaâ€. Quindi non solo la Confederazione, anche loro non intendono mollare. “Noi siamo disposti anche a rompere in fabbrica, se necessario†dicono, e Christian Farani, segretario Fp di Padova aggiunge, “le altre organizzazioni dovranno riconsiderare la loro linea, perché i risultati che ha portato la Cgil dimostrano che i lavoratori l'hanno bocciataâ€.
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