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Home Società Vita sociale Migranti. La storia di Kante, denunciata durante il parto

Migranti. La storia di Kante, denunciata durante il parto

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di Tommaso Vaccaro

Chi meglio di Kante è in grado di raccontare la trasformazione identitaria in atto nel nostro Paese? Lei, 25 anni e proveniente dalla Costa d’Avorio. Il suo piccolo, Abu, nato soltanto da qualche giorno nell’ospedale ‘Fatebenefratelli’ di Napoli. E’ nel pieno delle doglie che Kante viene segnalata alle forze dell’ordine, dallo stesso personale sanitario della struttura, come presunta immigrata clandestina.

Un caso, questo, che racconta, forse più di ogni altro, come la deriva razzista di quello che un tempo veniva chiamato il ‘Bel Paese’, non risieda soltanto nei decreti del Governo in carica, ma in un clima più generale di “caccia al nemico stranieroâ€. Un vento di xenofobia che penetra persino nei gangli più delicati della nostra società, quelli che dovrebbero occuparsi della salute dei cittadini. Nel giorno della nascita di Abu, il 5 marzo scorso, per Kante ed il suo compagno arriva l’ennesimo sopruso in una vita di violenze subite. Giunti in ospedale “ci hanno chiesto i documenti, ma non gli è bastata la fotocopia del passaporto. Non gli è piaciuta la richiesta di soggiorno ormai scadutaâ€. Il fax indirizzato alla polizia di Posillipo, parte quando ancora la giovane donna è nel pieno del travaglio. Con la segnalazione viene chiesto “un urgente interessamento per l´identificazione di una signora di Costa d´Avorioâ€. Un atto di adempimento ad un norma non ancora in vigore, quella voluta dalla Lega nel pacchetto sicurezza, che obbliga i medici a denunciare i pazienti “clandestiniâ€. Si tratta di un caso, denuncia l´avvocato napoletano di Kante, Liana Nesta, in cui c’è “un medico o un assistente sociale più realista del re che ha messo in pratica una legge non ancora approvata dagli organi della Repubblicaâ€. Per l’avvocato Nesta: “Siamo di fronte a un´iniziativa senza precedenti. Non è mai accaduto che una donna extracomunitaria, che si presenta al pronto soccorso con le doglie, ormai prossima al parto, venga segnalata per l´identificazioneâ€. Ma nel frattempo il piccolo Abu viene al mondo, inconsapevole del fatto che i suoi primi giorni di vita dovrà trascorrerli lontano dalla madre. Il bambino sarà, infatti, tenuto separato da Kante per almeno 10 giorni, fino a quando cioè la Questura non comunicherà all’ospedale l’identità della donna. Neppure il padre di Abu, anche lui originario della Costa Avorio, otterrà le dimissioni del figlio perché, racconta, “al momento del parto non ero presente e quindi il piccino è stato registrato con il nome della madre. D’altra parte – aggiunge l’uomo – anche io sono senza permesso di soggiorno, in attesa che venga accolta la mia richiesta d’asilo politicoâ€. La giovane coppia si trova, infatti, sprovvista di documenti perché è in attesa che gli venga convalidato lo status di rifugiati. Due vite, due odissee, quelle di Kante e del suo compagno Traore Seydou. Lei giunge in Italia nel 2007 dopo essere scappata da una guerra che gli ha portato via il marito. “L’ho visto morire dinanzi ai miei occhi – racconta – L'ho visto uccidere. A stento sono riuscita a sottrarmi ai miliziani che volevano portarmi via, sequestrarmi. E sono fuggita dalla guerra civileâ€. Per questo, aggiunge, “ho chiesto asilo politico qui in Italia, ma sono ancora senza documenti†perché richiesta viene negata per due volte. E poco importa se il Tribunale di Roma deve ancora prendere in esame il ricorso presentato contro l’ultima bocciatura, perché ad oggi Kante è niente di più che una immigrata clandestina. Una cittadina di “secondo livello†che gode di un numero limitato di diritti. A quanto pare, nemmeno del diritto alla salute propria e del figlio appena nato.

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Commenti (1)Add Comment
IL RAZZISMO NON GUARDA IN FACCIA: REGOLARE O CLANDESTINO CHE SIA
scritto da Emmanuel Zagbla , aprile 02, 2009
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