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di Tommaso Tafi BERGAMO - Non accennano a placarsi le polemiche attorno ai fatti di Sabato scorso a Bergamo. Anzi. Sulle pagine de L’Eco di Bergamo, infatti, sono apparse alcune foto che ritraggono don Giulio Tam, prete lefebvriano che si autodefinisce “gesuita itineranteâ€, mettersi alla testa del corteo armato di Forza Nuova e rivolgersi ai manifestanti salutandoli con il braccio teso.
Don Tam, che già alle scorse elezioni europee aveva dato prova di non voler nascondere le proprie posizioni accettando un posto nella lista di Alternativa Sociale, ha voluto partecipare alla parata, giustamente definita da qualcuno “militareâ€, di Sabato al fianco del segretario di Forza Nuova Roberto Fiore. Nel suo breve ma intenso passato politico, don Giulio Tam viene ricordato per aver preso posizione contro l’attuale Presidente della Camera e contro la sua decisione di spostare Alleanza Nazionale verso un’area più moderata e conciliante. Un attacco che non stupì allora e che non stupisce neppure adesso, anche alla luce delle recenti dichiarazioni negazioniste sulla shoa pronunciate da alcuni vescovi lefebvriani d’oltre oceano. Quello che tuttavia sconcerta è vedere un uomo di chiesa aizzare una banda di ragazzi armati di spranghe e bastoni e con il volto quasi totalmente coperto, scandendo cori come “boia chi molla†o “sieg heilâ€. L’onda lunga degli avvenimenti di Bergamo, tuttavia, non si ferma qui. La vergognosa repressione messa in atto dalle forze dell’ordine nei confronti degli esponenti dei centri sociali bergamaschi, scesi in piazza per protestare contro un corteo fuorilegge come quello di Forza Nuova, ha scatenato la reazione del padre del ragazzo malmenato e immobilizzato con un piede sulla testa. “Quando mio figlio mi ha chiamato per dirmi che era in questura mi sono arrabbiato tantissimo. Poi ho visto il video e sono rimasto sconcertatoâ€. È proprio dopo aver visto le immagini riportate da www.youreporter.it e dopo aver appreso che il figlio era stato accusato di “sedizione†che l’uomo ha deciso di inviare una lettera all’Eco di Bergamo per comunicare la propria intenzione di denunciare a sua volta le forze dell’ordine per le manganellate e gli insulti rivolti a suo figlio, la cui unica colpa sarebbe stata quella di avere in mano un casco al momento del fermo. Il ragazzo, infatti, si sarebbe semplicemente trovato in mezzo ai tafferugli e sarebbe sceso dalla moto, quindi con in mano il casco, per osservare quanto stava accadendo.
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