Il test del Dna scagiona i due presunti responsabili. Una vicenda ancora poco chiara
ROMA - Sono arrivati anche i risultati del secondo test del DNA che di fatto scagiona i due romeni coinvolti nella violenza sessuale del 14 febbraio scorso subita dalla giovane ragazza di 14 anni in compagnia del suo fidanzato di 16 al Parco della Caffarella di Roma.  Gli esami parlano chiaro. Le tracce biologiche rinvenute non appartengono ai due principali imputati dell'aggressione Alexandru Isztoika Loyos e Karol Racz.
Il liquido seminale e la saliva rinvenuta sui mozziconi di sigaretta lasciati a terra durante lo stupro non sono riconducibili ai profili genetici dei due cittadini romeni. Così per loro le porte del carcere potrebbero aprirsi in pochissimo tempo.
Ma i tratti oscuri che ruotano attorno a questa vicenda restano. Il 19enne Loyos era stato riconosciuto dalla ragazza attraverso le foto segnaletiche, e lui dopo la sua cattura avvenuta il 17 febbraio ha addirittura confessato il gesto, fornendo agli investigatori il nome del complice che verrà arrestato il giorno successivo a Livorno e raccontando con dovizia tutti i particolari raccapriccianti di quel drammatico pomeriggio di san Valentino. Elementi che combaciano perfettamente con il racconto della ragazza violentata. Ma esattamente due giorni dopo dell'arresto, Loyos ritratta tutto. Anzi, arriva a dire che è stato picchiato durante la notte dell'arresto. Ma se questo fosse vero, perchè ha tirato in ballo Karol Racz, e per quale motivo la sua versione dei fatti collima perfettamente con l'accaduto emerso dal racconto fornito dalla giovane? Forse l'uomo ha assistito e vuole proteggere i veri aggressori? Domande alle quali si dovranno ricercare delle risposte esaustive, e che lasciano intuire che forse, Loyos, possa conoscere esattamente come siano andate le cose quel tragico giorno.
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