di Alessandro Cardulli
“Così sono buoni anche i bambini. Ringraziamo tutti coloro che ci hanno liberato dell’odioso piano che prevedeva circa 2500 esuberi in Alitaliaâ€: così Marco Trasciani (aeroportuali Prc), con poche parole, definisce, usando l’ironia, la situazione della compagnia di bandiera che sta sempre più precipitando nel vuoto.
“ Ironia- afferma- per non piangere, perché ormai a questo siamo arrivati. Leggendo i giornali, le dichiarazioni di questo o quel ministro, dei banchieri, cui il governo ha dato incarico ufficiale di trovare i possibili compratori non si può rimanere stupefatti del modo in cui è stata “usata†la questione Alitalia†e come oggi la si consideri come un ferrovecchio da buttareâ€. Parole che fanno riflettere: non c’è immunità che tenga, visto che in questi tempi solo di questo si parla, per chi come Berlusconi si è giocato un’azienda che da lavoro a circa ventimila dipendenti, più l’indotto, per portare a casa un po’ di voti. Ora il governo non sa più che fare e tanta di rimediare con una privatizzazione che provocherà solo lacrime e sangue e la fine ingloriosa della compagna di bandiera. Basterà ricordare che proprio nel nome della “ bandiera†era stata fatta fallire la trattativa, pure difficile e certo non in discesa per lavoratori e sindacati, con Air France. Oggi i ministri di Berlusconi sembra si siano passati parola.
Dicono tutti: “ servono sacrifici†Claudio Scajola,il ministro dello Sviluppo economico, parla di “una azienda sull’orlo del fallimento. Il piano industriale che sarà presentato richiederà sacrifici e nel suo complesso alcuni tagliâ€. Si toccano vette eccelse di ipocrisia quando, in particolare si fa cenno ad “alcuni tagliâ€. A conti fatti quasi la metà degli attuali dipendenti rischiano il posto e non è esagerato parlare di possibili sette, ottomila esuberi, una brutta parola con cui si definiscono donne e uomini che dovranno andare a casa. Intanto esiste un piano industriale cui si riferisce Scajola? Nel caso ci sia, chi lo ha predisposto? Forse Intesa San Paolo cui è stata affidata la ricerca di possibili compratori dopo il fallimento di Ermolli, l’amico di Berlusconi? E chi sono i “ tecnici†che avrebbero messo a punto il piano?. La realtà è che si annaspa nel buio e siamo al punto in cui siamo partiti, anzi la situazione si è aggravata tanto che, afferma Trasciani, “ non sono più sufficienti neppure i meccanismi della legge Marzano per far fronte a commissariamenti e ciò che ne consegue per quanto riguarda la struttura aziendale e i lavoratoriâ€. Oggi si cerca di salvare il salvabile e si sarebbe trovata la via più facile. Prende pieno valore quella battuta “ così sono buoni anche i bambini,†perché il piano industriale di cui si parla è fatto di poche scelte, anzi di una sola: entra Air One e con quello che resta di Alitalia si forma una azienda che ha per attività solo il volo.
I soliti noti, Roberto Colaninno, Ligresti, Benetton, Gavio, titolare di un gruppo nell’autotrasporto , invischiato in vicenda non troppo chiare, raccomandato da Emilio Fede a Berlusconi e qualche altro bel nome dell’imprenditoria finanziaria, una categoria di affaristi ben nota in Italia, con pochi euro diventerebbero i padroni di una azienda pulita. I debiti vengono scaricati sulla società di servizio che conta qualcosa come nove-diecimila dipendenti. Che fine faranno? Il fallimento è l’unica ipotesi possibile, poi si vedrà . Allo stato i debiti ammontano a cinquecento milioni di euro,con la prossima semestrale si prevede arrivino a ottocento milioni. Alitalia-Air One flay,solo volo, in questo modo troverebbe spazi sul mercato internazionale. Del resto proprio Lufthansa, sottobanco, ha dato già in passato la propria disponibilità ad intervenire purché non ci fossero debiti. E non è detto che anche altre “grandi,†fino ad oggi disinteressate, non bussino alla porte della nuova azienda risanata. Magari i proprietari che sa lo sono comprata con pochi soldi possono fare anche qualche affaruccio. Non per niente sono tutti amici di Berlusconi.
Dicono tutti: “ servono sacrifici†Claudio Scajola,il ministro dello Sviluppo economico, parla di “una azienda sull’orlo del fallimento. Il piano industriale che sarà presentato richiederà sacrifici e nel suo complesso alcuni tagliâ€. Si toccano vette eccelse di ipocrisia quando, in particolare si fa cenno ad “alcuni tagliâ€. A conti fatti quasi la metà degli attuali dipendenti rischiano il posto e non è esagerato parlare di possibili sette, ottomila esuberi, una brutta parola con cui si definiscono donne e uomini che dovranno andare a casa. Intanto esiste un piano industriale cui si riferisce Scajola? Nel caso ci sia, chi lo ha predisposto? Forse Intesa San Paolo cui è stata affidata la ricerca di possibili compratori dopo il fallimento di Ermolli, l’amico di Berlusconi? E chi sono i “ tecnici†che avrebbero messo a punto il piano?. La realtà è che si annaspa nel buio e siamo al punto in cui siamo partiti, anzi la situazione si è aggravata tanto che, afferma Trasciani, “ non sono più sufficienti neppure i meccanismi della legge Marzano per far fronte a commissariamenti e ciò che ne consegue per quanto riguarda la struttura aziendale e i lavoratoriâ€. Oggi si cerca di salvare il salvabile e si sarebbe trovata la via più facile. Prende pieno valore quella battuta “ così sono buoni anche i bambini,†perché il piano industriale di cui si parla è fatto di poche scelte, anzi di una sola: entra Air One e con quello che resta di Alitalia si forma una azienda che ha per attività solo il volo.
I soliti noti, Roberto Colaninno, Ligresti, Benetton, Gavio, titolare di un gruppo nell’autotrasporto , invischiato in vicenda non troppo chiare, raccomandato da Emilio Fede a Berlusconi e qualche altro bel nome dell’imprenditoria finanziaria, una categoria di affaristi ben nota in Italia, con pochi euro diventerebbero i padroni di una azienda pulita. I debiti vengono scaricati sulla società di servizio che conta qualcosa come nove-diecimila dipendenti. Che fine faranno? Il fallimento è l’unica ipotesi possibile, poi si vedrà . Allo stato i debiti ammontano a cinquecento milioni di euro,con la prossima semestrale si prevede arrivino a ottocento milioni. Alitalia-Air One flay,solo volo, in questo modo troverebbe spazi sul mercato internazionale. Del resto proprio Lufthansa, sottobanco, ha dato già in passato la propria disponibilità ad intervenire purché non ci fossero debiti. E non è detto che anche altre “grandi,†fino ad oggi disinteressate, non bussino alla porte della nuova azienda risanata. Magari i proprietari che sa lo sono comprata con pochi soldi possono fare anche qualche affaruccio. Non per niente sono tutti amici di Berlusconi.
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