di Fabrizio Legger
Ecuador: i pasdaran iraniani arrivano sulle Ande. Istruttori militari dall’Iran per l’esercito ecuadoregno
Da quando è stato eletto presidente dell’Ecuador, il nazionalpopolare bolivariano Rafael Correa, oltre a stringere i legami con il Venezuela di Chavez e la Bolivia di Morales, creando un asse sudamericano anti-statunitense, ha intensificato anche i rapporti di amicizia con l’Iran di Ahmadinejad, sempre in funzione anti-USA.
Dopo l’incursione dell’esercito colombiano sul territorio ecuadoregno per distruggere alcuni accampamenti delle Farc (i guerriglieri social-bolivariani della Colombia), Correa ha deciso di intraprendere ogni misura atta a garantire che in futuro non vi possano più essere violazioni del territorio nazionale ecuadoregno da parte delle truppe colombiane o addirittura degli USA. Così, Correa ha stretto ulteriormente i già buoni rapporti con l’Iran, recandosi in visita nel paese islamico dal 5 al 9 dicembre. Gli accordi di cooperazione economica e militare firmati con il presidente iraniano Ahmadinejad, prevedono forniture di armi da parte iraniana e addestramento dei reparti speciali dell’esercito ecuadoregno alla controguerriglia. A questo proposito è stato previsto un invio di istruttori militari iraniani dei Guardiani della Rivoluzione Islamica (ovvero, i celebri pasdaran, corpo militare fondato dall’ayatollah Khomeini all’indomani della vittoriosa rivoluzione del 1979) in Ecuador.
I pasdaran, tutti specializzati nell’uso di tecniche di guerriglia e antiguerriglia, addestreranno i soldati ecuadoregni a fronteggiare una possibile invasione da parte di truppe specializzate della vicina Colombia (con cui i rapporti sono pessimi) o addirittura dei Berretti Verdi americani stanziati in Colombia, che addestrano i reparto speciali dell’esercito di Bogotà. I pasdaran, ha detto il presidente Correa, sono “combattenti rivoluzionari” e saranno accolti fraternamente dal popolo ecuadoregno e dal suo esercito. I pasdaran che giungeranno in Ecuador a partire dal mese di gennaio 2009 (tra le 200 e 300 unità) sono tutti reduci della guerra Iran-Iraq, quindi formatisi direttamente sui campi di battaglia del sanguinoso conflitto che vide gli eserciti di Saddam e di Khomeini scontrarsi per otto lunghi anni (1980-1988) lungo tutto il confine dei due paesi.
Alcuni, poi, sono persino reduci della controffensiva che, nell’aprile del 1980, mandò all’aria il tentativo effettuato dall’allora presidente americano Carter di liberare gli ostaggi statunitensi in Iran inviando nel paese islamico un corpo di spedizione formato da truppe speciali della Delta Force e dei Navy Seals. Come è noto, la controffensiva iraniana, unitamente ad una spaventosa tempesta di sabbia che imperversò nei luoghi dell’azione, portò alla distruzione di due elicotteri a stelle e strisce e alla morte di una dozzina di soldati americani. Il presidente Correa vuole addestrare il proprio esercito a respingere ogni possibile tentativo di invasione per destabilizzare il suo paese, che sta portando avanti, al pari del Venezuela e della Bolivia, una rivoluzione democratica bolivariana. Ecco perché si è rivolto all’Iran degli ayatollah, paese che resiste dal 1979 ad ogni tentativo orchestrato dagli Usa di abbatterne il regime teocratico creato dall’ayatollah Khomeini. L’Amministrazione Bush ha bollato la notizia degli accordi militari stipulati tra Ecuador e Iran come un tentativo iraniano di infiltrarsi in Sudamerica per organizzare attentati terroristici a danno degli USA, ma si tratta di becera propaganda: l’accordo prevede collaborazione solo per l’addestramento delle truppe ecuadoregne in caso di atti di invasione o destabilizzazione dell’Ecuador e non per preparare atti ostili contro gli USA. Sinora, infatti, è stato l’Ecuador a subire azioni militari da parte dell’esercito colombiano, che non esita a sconfinare nei paesi vicini pur di dare la caccia ai ribelli delle Farc, un movimento armato che lotta per la liberazione della Colombia dal giogo imperialista (occorre rilevare che il governo oligarchico di Bogotà è il più fedele alleato di Washington nella regione andina). Perciò, l’arrivo dei pasdaran iraniani sulle Ande è una dimostrazione dell’aiuto disinteressato e internazionalista che viene a crearsi tra paesi anche diversissimi per razza, cultura e tradizioni, ma uniti dalla comune resistenza al feroce potere imperiale a stelle e strisce che ostacola la rivoluzione bolivariana in corso in alcuni paesi sudamericani in quanto vorrebbe mantenerli tutti a livelli di sudditanza come erano un tempo le tristemente celebri repubbliche delle banane. Ma l’alleanza tra le repubbliche bolivariane sudamericane e la repubblica islamica dell’Iran è nata proprio per impedire che lo sfruttamento e l’asservimento dei popoli latinoamericani al padrone USA possa ripetersi con i disastrosi e sanguinosi effetti che ha avuto in passato. E del nuovo asse politico, economico e militare creatosi tra Venezuela, Bolivia, Ecuador e Iran, la nuova amministrazione americana del neopresidente Barak Obama dovrà assolutamente tenerne conto!
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